Giambattista Basile è stato il primo scrittore italiano a cimentarsi nel genere della fiaba.
Fortemente legato alla cultura napoletana, allora particolarmente fiorente, Basile compose utilizzando la lingua del capoluogo campano, una scelta che rese le sue opere ostiche da comprendere nei secoli successivi, tanto che il suo capolavoro, Lo cunto de li cunti, fu tradotto soltanto nel 1925 da Benedetto Croce.
Lo stesso non si può dire degli autori stranieri, che invece attinsero molto da Basile fin da subito, soprattutto i fratelli Grimm, ideatori di alcune delle fiabe più note e belle di ogni tempo.
Vediamo chi era Giambattista Basile, quali scritti ha realizzato e il significato di questi ultimi.
Giambattista Basile: la vita
La data di nascita di Giovanni Battista Biagio Basile è controversa. Egli vide la luce il 3 o il 15 febbraio del 1566 a Giugliano in Campania, secondo le fonti più accreditate, o a Napoli nel 1675 secondo Benedetto Croce. Ugualmente oscuri sono i primi anni di vita dell’artista, dei quali sappiamo solo che girovagò in lungo e in largo per lo Stivale.
Particolarmente significativo fu il soggiorno a Venezia, dove il futuro poeta si arruolò nell’esercito e difese dalle mire dei Turchi l’isola di Candia. Qui Basile fece per la prima volta sfoggio del suo talento letterario e venne accolto nell’Accademia degli Stravaganti.
Terminata l’esperienza militare nella città lagunare, lo scrittore tornò a Giugliano per approdare poco dopo a Napoli, dove si esibiva la sorella Adriana, apprezzatissima cantante e musicista. Dopo aver deliziato con le sue doti canore la corte di Luigi Carafa, principe di Stigliano, la giovane si trasferì a Mantova presso i Gonzaga, dove presto introdusse anche il fratello, con il quale mantenne sempre un rapporto strettissimo fatto di affetto, stima e fiducia reciproche.
Per quest’ultimo, tuttavia, il soggiorno nella città lombarda durò molto poco. prima di tornare ancora una volta a Napoli per trascorrere gli ultimi anni della sua esistenza. Il poeta si spense a Giugliano il 23 febbraio del 1632.
Le opere di Giambattista Basile
La produzione artistica di Giambattista Basile si distingue innanzitutto per la sua varietà. Il campano si espresse egregiamente sia in poesia che in prosa, spaziando fra classicità e marinismo, dialetto e commedia dell’arte.
Queste le sue opere principali:
- Il pianto della Vergine, un poemetto pubblicato a Napoli nel 1608;
- Madriali et ode, un poemetto celebrativo edito nel 1609;
- Le avventurose disavventure (Napoli, 1611), una favola di argomentazione marittima composta sulla falsariga (e pertanto adattata) dei poemi pastorali del Tasso;
- Egloghe amorose e lugubri, pubblicate nel 1612;
- Venere addolorata, dramma musicale in cinque atti;
- Le opere poetiche, una riedizione di tutte le opere precedenti con l’aggiunta di una parte dedicata ai Gonzaga, i signori di Mantova che, all’epoca, erano i protettori dello scrittore.
La fama di Basile, tuttavia, è principalmente legata alla raccolta di fiabe dal titolo Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ piccerille, considerato il suo capolavoro.
“Lo cunto de li cunti”, il capolavoro di Basile
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Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de’ piccerille, l’opera più importante di Basile, venne pubblicata postuma grazie all’interesse della sorella Adriana, che in tal modo ci ha permesso di conoscere un caposaldo della letteratura barocca.
Lo cunto de li cunti è una raccolta di 50 fiabe popolari suddivise in cinque giornate (da cui anche il nome di Pentamerone), la prima del genere pubblicata in Europa. Redatto in dialetto napoletano per essere maggiormente fruibile anche dagli strati più bassi della società, Lo cunto costituisce uno dei massimi esempi di prosa seicentesca, poiché coniuga sapientemente la popolare materia fiabesca con una elegante competenza letteraria, mentre lo stile favoloso e immaginifico coincide appieno con la sensibilità e i gusti dell’epoca.
Amata dai fratelli Iacopo e Guglielmo Grimm nell’800, l’opera fu tradotta in italiano soltanto nel 1925 da Benedetto Croce, che così ovviò al suo mancato godimento fino a quel momento. Queste le parole e il giudizio del filosofo a riguardo:
L’Italia possiede nel Cunto de li cunti o Pentamerone del Basile il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari [...] Eppure l’Italia è come se non possedesse quel libro, perché, scritto in un antico e non facile dialetto, è noto solo di titolo, e quasi nessuno più lo legge nemmeno nel suo luogo d’origine, Napoli [...] Intento di questa mia nuova fatica è di far entrare l’opera del Basile nella nostra letteratura nazionale, togliendola dall’angusta cerchia in cui ora è relegata [...] e di acquistare all’Italia il suo gran libro di fiabe.
Lo cunto de li cunti (Il racconto dei racconti) è redatto interamente in napoletano e proprio nella città partenopea venne pubblicato fra il 1634 e il 1636. Compongono l’opera 50 fiabe raccontate da dieci novellatrici nell’arco di cinque giorni, sulla scia del Decamerone di Boccaccio, seppur completamente diverso per lingua e contenuto.
Piuttosto singolare la struttura: dalla prima novella, che funge anche da introduzione, derivano quelle successive, che narrano una storia che trova conclusione soltanto nell’ultimo racconto. Inoltre, ogni novella si chiude con un dialogo in versi che mette in evidenza i vizi umani più diffusi, ad esempio l’avidità, la cupidigia e l’ipocrisia.
Questa, in breve, l’articolata trama de Lo cunto de li cunti.
La principessa Lucrezia, chiamata anche Zoza, ha perso la voglia di ridere e a nulla valgono gli sforzi di suo padre, che riempie la corte di saltimbanchi, giullari e uomini di spettacolo nella speranza di scuoterla dall’infelicità in cui sembra essere piombata. Un giorno, mentre è affacciata alla finestra, Zoza vede una vecchietta cadere e scoppia in una sonora risata. Offesa e adirata, per vendetta la signora le lancia una maledizione: la fanciulla dovrà sposarsi per forza con Tadeo, un principe anche lui vittima di un incantesimo che lo costringe a giacere in un sepolcro in stato di morte apparente, dalla quale potrà risvegliarsi solo se e quando una donna riuscirà a riempire di lacrime un’anfora nel tempo di tre giorni al massimo. Zoza si mette in moto ma si addormenta prima di aver terminato l’impresa.
Della situazione approfitta una schiava moresca che, sostituendosi alla principessa, finisce di colmare il vaso, sveglia Tadeo e lo sposa. Zoza non si dà per vinta e convince la serva disonesta ad ascoltare delle fiabe narrate per cinque giorni da dieci vecchie di aspetto orribile; l’ultimo giorno la donna prende il posto dell’ultima vecchia, ammalata, e racconta la triste storia dell’inganno di cui è stata vittima. Ad ascoltare c’è anche Tadeo, che capisce il raggiro, condanna a morte la schiava e sposa Zoza.
Sullo sfondo delle vicende che danno vita a Lo cunto de li cunti c’è Napoli nei suoi aspetti più popolari e chiassosi, con molte scene animate da personaggi bislacchi che si svolgono in taverne, bische, case d’appuntamento e altri ambienti capaci di suscitare ilarità nel lettore.
“Lo cunto de li cunti” al cinema e a teatro
Il fascino imperituro de Lo cunto de li cunti ha ispirato molte opere cinematografiche e teatrali dei giorni nostri, a ulteriore testimonianza della intensa vitalità del capolavoro di Basile.
Fra di esse, vi si ispira vagamente il film di Francesco Rosi C’era una volta (1967), con Sofia Loren e Omar Sharif, mentre ne è una esplicita trasposizione Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, interamente girato in lingua inglese.
Il film d’animazione italiano Cenerentola (2017) si rifà alla novella più celebre contenuta ne Lo cunto de li cunti, ovvero La gatta Cenerentola, la più antica versione trascritta della celeberrima fiaba che noi abbiamo imparato a conoscere e ad amare principalmente nell’interpretazione di Charles Perrault.
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Per quanto riguarda il teatro, infine, citiamo La gatta Cenerentola, opera musicale in tre atti di Roberto De Simone (1976), e la serie di spettacoli portati sulla scena da Emma Dante fra il 2017 e il 2024.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Giambattista Basile: vita, opere e poetica dell’autore de “Lo cunto de li cunti”
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