Primo di una triade contro la curia papale di Avignone, il sonetto Fiamma dal ciel di Petrarca fu posto all’Indice nel 1572 e ristampato nel Settecento. È animato dalla stessa vis polemica delle epistole Sine nomine su delicate questioni politiche. Il bersaglio è la corruzione della curia papale durante la cosiddetta cattività avignonese.
Petrarca, i Visconti e la curia papale ad Avignone
È in debito con le violentissime epistole Sine nomine questo sonetto che inaugura un nucleo di tre componimenti contro la curia papale di Avignone. Petrarca infatti è impegnato per il ritorno a Roma della sede pontificia. Sono diciannove le lettere senza nome (senza destinatario per evitare ritorsioni) composte tra il 1342 e il 1359 e pubblicate a se stante.
In quegli anni Petrarca era ospite a Milano dei Visconti che credeva avrebbero rispettato la sua libertà di pensiero e di azione. Pensate che abitò prima vicino alla basilica di sant’Ambrogio, poi accanto al monastero benedettino di San Simpliciano. Per loro sbrigò la corrispondenza ufficiale e svolse importanti missioni diplomatiche. Il tono polemico delle lettere prende di mira l’esperienza politica di Cola di Rienzo e la corte papale di Avignone.
Persiste un problema sulla datazione. Poiché è incluso tra le rime in vita, il sonetto fu scritto durante il pontificato di Clemente VI (1342-1352), il più fastoso dei papi avignonesi, ma prima della morte di Laura avvenuta nel 1348.
“Fiamma dal ciel": testo del sonetto
Fiamma dal ciel su le tue treccie piova,
malvagia, che dal fiume et da le ghiande
per l’altrui impoverir se’ ricca et grande,
poi che di mal oprar tanto ti giova;nido di tradimenti, in cui si cova
quanto mal per lo mondo oggi si spande,
de vin serva, di lecti et di vivande,
in cui Luxuria fa l’ultima prova.Per le camere tue fanciulle et vecchi
vanno trescando, et Belzebub in mezzo
co’ mantici et col foco et co li specchi.Già non fostú nudrita in piume al rezzo,
ma nuda al vento, et scalza fra gli stecchi:
or vivi sí ch’a Dio ne venga il lezzo.
“Fiamma dal ciel": parafrasi
Poiché ti piace peccare, malvagia, scenda dal cielo il fuoco contro di te che sei diventata ricca e potente impoverendo gli altri; nido di tradimenti in cui si prepara tutto il male del mondo, serva di vino, di letti, di lussuria. Nelle camere dei tuoi palazzi vecchi e ragazze organizzano orge mentre il diavolo alimenta la sfrenatezza dei costumi per inseguire il piacere. In passato non sei cresciuta tra le comodità, ma nuda al vento e scalza tra le spine: ora vivi in modo tale che il cattivo odore possa salire fino a Dio.
“Fiamma dal ciel": analisi e commento
Secondo gli stilemi della pubblicistica dei riformatori medievali, la Chiesa viene presentata come la nuova Babilonia, la città del peccato della Bibbia, luogo di vizio e di corruzione contrapposto alla purezza della Chiesa delle origini. Pertanto viene invocata dal cielo la punizione rigeneratrice contro la corte papale di Avignone personificata come una donna corrotta, una prostituta.
Al verso 10 compare il verbo trescare: conoscete la sua etimologia? Fino a qualche tempo fa si usava il termine tresca per indicare una relazione amorosa più o meno illecita oppure un intrigo. Il verbo deriva dal germanico thriskan che significa sia trebbiare il grano calpestandolo, sia ballare sull’aia. In Petrarca, e in Dante, trescare significa ballare a ritmo frenetico e per questo motivo è collegato alla lussuria. Dal punto di vista strutturale il sonetto è costruito sulla contrapposizione tra la purezza delle origini e l’attuale degrado della Chiesa che ricorda la posizione di Dante con questa differenza:
Per Petrarca la purezza della Chiesa delle origini non è come per Dante un punto di riferimento politico cui guardare per la necessaria radicale riforma delle istituzioni e dei costumi, quanto il parametro e la misura della degradazione.
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Come osserva il Sapegno, Petrarca non è un ribelle eretico, non è ostile alla Chiesa cattolica ma è un cristiano che giudica e sferza i vizi degli ambienti ecclesiastici e accarezza l’ideale di una chiesa purificata e riportata alle regole evangeliche e nella sua sede perpetua che è Roma. Tanto che nel 1336 aveva inviato due lettere a papa Benedetto XII per esortarlo, invano, a ritornare nella città eterna.
Il linguaggio realistico e metaforico si addice all’invettiva politica. La struttura ad anello è garantita dai due congiuntivi desiderativi “piova" e "venga” al primo e all’ultimo verso. Il sonetto insieme a "L’avara Babilonia à colmo il sacco" e "Fontana di dolore, albergo d’ira" è uno dei rari esempi petrarcheschi di stile comico. Realistici i termini Treccie, ghiande, vin, serva, rezzo e la rima dura -ecchi/-ezzo che richiamano i timbri aspri delle rime petrose dantesche.
La figura di Satana che attizza il fuoco della libidine ricalca un passo della 18esima Epistola senza nome che suona, anzi tuona così:
Ciò guarda Satana ghignando e dilettandosi del difforme tripudio si asside arbitro fra i decrepiti vecchi e le fanciulle e si stupisce che più essi avanzino nel mal fare di quanto egli abbia comandato; e perché il torpore non si insinui nelle loro opere, stimola i senili lombi con le sue sferze, riattizza il fuoco sopito con mantici di strana foggia: sì che dovunque si riaccendono i sozzi ardori.
Se vi piace curiosare tra gli echi danteschi che ricamano il sonetto, eccone alcuni:
- Inferno XIX, vv. 106-108;
- Purgatorio XXXII, vv. 148-150;
- Paradiso XXVII, che contiene l’invettiva di San Pietro contro la corruzione della Chiesa.
La presenza di un testo come questo su un tema di attualità non deve stupire. Nel Canzoniere Petrarca rappresenta se stesso ora innamorato, in crisi, moralista, filosofo, intellettuale impegnato e attento ai problemi della contemporaneità tra cui la corruzione in cui versava la massima istituzione spirituale del medioevo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Fiamma dal ciel", il sonetto di Petrarca contro la corruzione della Chiesa
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