Eterno
- Autore: Cristina Flati
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Eterno (Chiaredizioni, 2025, pagg. 160) è il romanzo di esordio di di Cristina Flati, emergente scrittrice abruzzese la quale, come scrive lei medesima nella terza di copertina:
ho deciso di investire tutta me stessa nello studio della scrittura creativa attraverso numerosi corsi fisici e online, italiani e non.
Il romanzo ha la caratteristica di essere scritto tutto di un fiato, cioè non ha la numerazione dei capitoli o delle interruzioni, perché così voluto dall’autrice. Potrebbe sicuramente essere difficile da leggere, invece, in uno stile fluido, molto articolato, curato nei minimi particolari, scorre velocemente e non ci si accorge di essere arrivati alla fine. Anzi si gradirebbe un proseguimento.
Tutto circola attorno a un mistero irrisolto che coinvolge la vita di sessanta ospiti rinchiusi in un ristorante dal 1943. Al protagonista, Emiliano, un trentenne, esausto della sua vita d’ufficio, toccherà di entrare in questo ristorante denominato “Eterno” e liberare gli ospiti.
Cristina Flati, donna molto appassionata, con una dovizia meticolosa e maniacale, descrive i particolari del locale, l’abbigliamento degli ospiti, di quel lontano giorno del 1943, e cioè quando il locale fu dilaniato da due bombe. Emiliano, come Dante Alighieri, è il predestinato per liberare gli ospiti da questo limbo infernale per raggiungere la salvezza. Il paragone con l’Alighieri e la sua Commedia è la prima idea che mi balena in testa, ma poi sicuramente la mia memoria di storiografo porta immediatamente alla Sindrome di Stendhal, quando Emiliano osserva degli oggetti, un orologio, dei quadri. Nella descrizione delle stanze del locale, degli oggetti mi ricorda, senza dubbio, Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un ulteriore ricordo che mi ha ispirato il romanzo è sicuramente lo sceneggiato TV degli anni ‘70 “Ritratto di Donna Velata”, ma anche quel capolavoro che fu “Il Segno del Comando”. Ma nel complesso mi riporta anche a un autore che ammiro da sempre: Luigi Pirandello e il suo Uno, centomila e nessuno (“Uno perché ogni persona crede di essere un individuo unico con caratteristiche particolari; Centomila perché l’uomo ha, dietro la maschera, tante personalità quante sono le persone che ci giudicano; Nessuno perché, paradossalmente, se l’uomo ha centomila personalità diverse, invero, è come se non ne possedesse nessuna, nel continuo cambiare non è capace di fermarsi nel suo vero io”). Mentre invece l’ambientazione generale ricorda quella città europea che alla fine degli anni 30 del Secolo scorso fu definita “la Parigi dell’Est”: cioè Budapest, dove l’autrice abita per gran parte dell’anno.
Come romanzo d’esordio, Cristina Flati ha sicuramente colpito nel segno, facendoci vivere un sogno ricco di dettagli e particolari propri degli anni ’40 del secolo scorso in una città martoriata da una guerra del tutto inutile. L’autrice è altresì (e lo si nota tra le pagine del romanzo) una fine cultrice di quella saggia ed autorevole Signora, oggi alquanto trascurata ed abbandonata. Mi riferisco alla Storia, rappresentata, sin dai tempi antichi, dalla musa Clio. Poiché se è vero, come è vero, che la Storia è “magistra vitae” (di ciceroniana memoria), appare evidente che la stessa, come tanti saggi maestri, è oggi tenuta in scarsa considerazione e, comunque, ben poco, per non dire affatto, vengono apprezzati e messi in pratica i suoi insegnamenti. Ed invece nel romanzo c’è anche questo. Dobbiamo quindi essere grati a Cristina Flati per questo suo inizio di una proficua carriera di scrittrice.
Eterno
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