Ieri sera pensavo a lei; parlare con lei nell’immaginazione, come facevo spesso, mi era più facile che nella sua presenza reale; quando d’improvviso mi sono detto: ma è morta...
Sono le prime struggenti righe di Et nunc manet in te, diario intimo di Andrè Gide dedicato alla moglie Madeleine Rondeaux, morta nell’aprile del 1938, e al loro tormentato rapporto. La prima edizione francese, pubblicata in pochi esemplari per gli amici più intimi, apparve nel 1947. Il testo venne poi ripubblicato nel 1951, dopo la morte di Gide, con ampi stralci de Il Journal (Diario intimo). La prima edizione italiana fu quella de Il Saggiatore (1962), seguita da SE (1989) e da Mondadori negli Oscar (1990).
Nei contenuti è una lettera d’amore, come lo sono, pur con le doverose differenze – permettetemi questi accostamenti – il De profundis di Oscar Wilde verso Lord Alfred Douglas e Orlando di Virginia Woolf verso la nobildonna Vita Sackville-West.
A te devo le mie gioie più grandi [...] e anche le mie più grandi tristezze: il meglio e il più amaro [...] L’amore che le porto ha dominato tutta la mia esistenza, ma non ha soppresso nulla di me; ha solo aggiunto conflitto.
Queste parole di Gide sono più che una confessione: sono l’essenza della loro relazione.
Et nunc manet in te. Culex
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Il titolo del piccolo volume autobiografico, iniziato nel 1938 e concluso nel 1939, e la stessa epigrafe "E ora rimane in te. Culex" evocano ciò che "rimane" dopo la perdita: "sopravvive" un’eredità spirituale e affettiva che persiste nel ricordo e nella natura intima della persona amata. Non è però un sentimento nostalgico, cristalizzato, ma è un "ri-mettere" dinamicamente nel cuore (recordari, re-cordis) quell’amore per una nuova vitalità.
Gide, appassionato di mitologia e studioso di testi sacri, lo ricava da un’opera minore di Virgilio, Culex (zanzara), contenuta nell’Appendix Vergiliana e da un versetto dell’apostolo Paolo nella Lettera Prima ai Corinzi.
Nell’opera attribuita a Virgilio, un pastore addormentato sotto un albero rischia di essere morsicato da un serpente velenoso, se una zanzara - culex - non lo risvegliasse pungendolo su una palpebra. Il pastore uccide la zanzara, ma l’anima di Culex rimprovera il pastore per averla sacrificata. Da Paolo, Gide riprende il versetto 13.13 “Nunc autem manet fides, spes, caritas”: Ora però rimangono fede, speranza e carità. (Inno della Carità).
Il “pastore” Gide è pieno di rimorsi e di sensi di colpa per aver sacrificato il suo matrimonio - mai consumato - con l’amata cugina Madeleine Rondeaux per soddisfare le sue pulsioni omosessuali, e ciò che rimane - o sopravvive - è il ricordo di lei, che come la zanzara ha donato se stessa per garantire le sue aspirazioni letterarie e la sua frenetica e ingombrante esistenza. La "zanzara" Madeleine, pur allontanandosi dopo pochi anni dal matrimonio, per l’intera vita ha cercato di proteggere Gide da ciò che riteneva un pericolo per lo scrittore, in un contesto sociale e politico come quello del primo Novecento, con un costume etico benpensante e borghese che disprezzava le scelte gidiane. Madeleine lo ammonisce:
Ah! Se tu fossi invulnerabile non tremerei. Ma sei vulnerabile, e tu lo sai, ed io lo so.
(da Il Journal del 3 gennaio 1927)
Richiamando il concetto di ermeneutica del ricordo del filosofo Soren Kierkegaard, nonostante la flagellazione morale della sua relazione con Madeleine, Gide utilizza il ricordo come concime della sua intera narrazione: da L’immoralista a La porta stretta a Se il grano non muore. Fino al Journal – il suo Diario intimo –, concepito come una vera e propria opera letteraria. E molte pagine sono dedicate a Madeleine:
Dover nascondermi a lei mi è odioso. Ma che fare?... La sua disapprovazione mi riesce intollerabile, ma non posso chiederle di approvare quello che in ogni caso sento di dover fare. "Ho orrore dell’indiscrezione" m’ha detto. E io, ho ancora più orrore della menzogna. È perché un giorno potessi finalmente parlare, che mi sono represso per tutta la vita.
(da il Journal 1 giugno 1917)
Gide e l’orrore della menzogna
Gide per troppo tempo ha subito una ferrea educazione morale e religiosa, ha "orrore della menzogna", ma non intende più reprimere e nascondere le sue inclinazioni omosessuali e il suo amore per i giovanetti interpretando e idealizzando la pedofilia nell’accezione socratica (vedi, tra gli altri testi, Nutrimenti terrestri del 1897, il saggio Corydon del 1911, il diario spirituale Numquid et tu...? del 1922 e il brevissimo racconto Il Colombo selvatico del 1905, quest’ultimo però pubblicato postumo solo nel 2022 per volontà della sua unica figlia, concepita con un’altra donna).
Non ho mai desiderato che il suo amore, la sua approvazione, la sua stima. E da quando mi ha tolto tutto questo, ho vissuto in una sorta di abiezione in cui il bene ha perduto la propria ricompensa, il male la propria ripugnanza, il dolore stesso il proprio aculeo.
(da il Journal 11 luglio 1923)
Ogni volta che la rivedo, capisco d’aver amato veramente solo lei, e in alcuni momenti mi sembra persino di amarla più che mai.
(da il Journal 6 gennaio 1933)
Da quando lei non è più, la mia è stata solo un’apparenza di vita, senza più interesse per nulla né per me stesso, senza appetito, senza gusto, né curiosità, né desiderio, in un universo vuoto di illusioni [...] Uscirò da questo pantano?
(da il Journal 21 agosto 1938)
La storia tra Madeleine Rondeaux e André Gide
Gide si innamora da giovanissimo - dodicenne - della cugina del ramo materno Madeleine Rondeaux, di età poco maggiore di lui. È un amore angelicato, "una fanciulla tutta purezza". Lei è una ragazza religiosa, rigida e conformista. Lui è curioso, insofferente alla rigida educazione puritana impartita dalla madre, in attesa di autorealizzarsi, accettando e vivendo in pieno le sue pulsioni, la scoperta della gioia dei sensi, liberandosi dall’amore possessivo della madre, dagli scrupoli religiosi e da una morale borghese, senza cadere nella menzogna e nell’ipocrisia. La crescita interiore di Gide però si arresta di fronte alla cugina e futura sposa, percepita come simbolo di virtù, essere sacro, da non sporcare con gli appetiti sessuali.
Ma Gide la tradirà ancora prima delle nozze durante un lungo soggiorno ad Algeri, dove consumerà la sua prima esperienza omosessuale con un giovane arabo e con Meriem, una giovane prostituta. Gide ha alcuni rapporti sessuali con donne nel tentativo, così scrive lui stesso, di tentare una "normalizzazione", ma è un supplizio.
Barka era fin troppo bella [...] la sua stessa bellezza mi agghiacciava; provavo per lei una specie di ammirazione, ma non il minimo indizio di desiderio. [...] Carezze, provocazioni, nulla servì, restai inerte.
(Se il grano non muore)
Nel 1895, dopo la morte della madre, Gide sposerà Madeleine, ma è un amore casto, platonico - che confligge con i desideri carnali verso i ragazzi - e la loro relazione sarà turbata dai continui e lunghi viaggi, dagli innamoramenti, dalle pubblicazioni sconvenienti, dal suo vitalismo, dai suoi imbarazzanti incontri con Oscar Wilde, dalla convivenza con il giovane fotografo Marc Allegret.
Scrive Gide in Et nunc manet in te:
Madeleine [...] durante il nostro viaggio di nozze, si meravigliava della mia animazione quando la carrozza che ci portava verso il sud era scortata dai "ragazzi" dei villaggi che attraversavamo. [...] Si sentiva esclusa dal gioco, tenuta in disparte; amata, senza dubbio, ma in quale modo incompleto!
Nel 1918 Madeleine, dopo aver bruciato alcune lettere di Gide, si allontanerà, senza però divorziare.
Mi sentivo finito, rovinato. Disfatto. Una lacrima di lei, mi dicevo, pesa più di tutto l’oceano della mia felicità [...] È la mia vita, è il mio stesso essere a ferirla, e io li posso sopprimere, non cambiarli. Non è soltanto il sole, è l’aria stessa che mi viene negata.
(da il Journal 11 dicembre 1918)
In quel periodo di lontananza Gide ebbe pure una figlia, Catherine, nata nel 1923, concepita con Élisabeth van Rysselberghe, durante un particolare triangolo amoroso con Marc Allegret. Catherine venne riconosciuta da Gide nel 1938, dopo la morte della moglie.
La figura di Madeleine Rondeaux, che morì in solitudine, ha dato vita, anche se lo scrittore lo ha negato, a diversi personaggi femminili dei suoi scritti: è stata Emmanuele, Madeleine, Alissa, Marceline, Evelina, Isabelle, Gertrude. L’amata cugina è dunque sopravvissuta in Gide, attraverso le sue opere.
La "zanzara" - culex - Madeleine, richiamando Virgilio e l’apostolo Paolo, è anche la Carità, la virtù che sopravvive, nonostante il vitalismo edonistico dello scrittore francese.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Et nunc manet in te”: il diario intimo di André Gide dedicato a Madeleine
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Trovo questo articolo interessante, informatissimo e carico di empatia nei confronti dello scrittore di cui si raccontano senza moralismi il dolore e si comprende il dramma umano.
Scritto in modo limpido e senza lungaggini