Dei fiori che rinascono
- Autore: Giulio Neri
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Ogni sera, al medau dei Farci, il tramonto si completa dietro ai tetti delle arnie. In linea d’aria il paese non è lontano, ma vengono in pochi. Ringo, il dogo argentino, girella slegato (pare abbia scannato cinghiali e becchi troppo spavaldi). Davanti alla baracca ci sono tre cotogni e il pozzo carbonizzato. Manca la vecchia crasura di fichi d’india a segnare il confine: i frutti erano buoni, ma ci prosperava una colonia di ratti. [...] L’azienda di Tziu Lutzifuru, vicina, puzza di cumuli di letame. Il gregge, duecento capi, transita ordinato all’uscita e al rientro nell’ovile primitivo. Se ne occupa Abel, servo pastore del Senegal.
È l’incipit del nuovo romanzo di Giulio Neri, Dei fiori che rinascono il titolo, out dal 26 di Novembre 2025 per le edizioni Il Maestrale di Nuoro. Poche pennellate di poesia in prosa dal sapore realistico: attraverso questo frammento introduttivo è possibile intuire come a essere narrate nel libro siano vicende che si svolgono in un ambiente rurale sardo familiare e paesano.
In una "bidda" (così "paese", in lingua sarda) del Sulcis, nel sud della Sardegna, si dispiega una sconsolata vicenda, quella di Antimo Ligas, 48 anni, "abnorme melanzana di 130 chili". In coma per essere stato colpito da emorragia cerebrale, Antimo sembra giunto alla fine dei suoi giorni e tutti ne rimangono scossi. Come in una sorta di processo deterministico ineluttabile e beffardo, la decadenza di Antimo, il suo essere sprofondato in una solitudine nera e nell’abitudine degli eccessi alimentari, sembra essere in qualche modo conseguenza del licenziamento da un’impresa edile dove lavorava come operaio, di un precedente esonero dalle mansioni di cuoco in una vineria, dell’abbandono di una fidanzata più giovane che persegue la carriera politica. I medici, ad amici e parenti continuano a dire “Aspettatevi il peggio”, ma nessun dottore, fosse anche un luminare della medicina, sarebbe in grado di escludere un miracolo in extremis.
Più positivi sulla sorte di Antimo alcuni amici e compagni di gioventù: Ignazio Farci, apicoltore, e Stanislao Manca-Vaquer, fama di erotomane, marchese decaduto e necroforo comunale. Sua sorella Olimpia sembra invece rassegnata al peggio. Curiosando nel telefono di Antimo scopre una chat da lui intrattenuta con una donna dalla moralità poco cristallina. I personaggi di questo romanzo (i nomi, tutti credibilissimi, sono per lo più tipicamente sardi: oltre quelli già citati, tziu Lutzifuru, Don Zenobio, tziu Ginoi, tzia Loretta, Lorenzo Campoformio, Tano Luas e via dicendo) si relazionano con Antimo in vario modo e costituiscono una folla, una sorta di Spoon River di vivi che dipana mano a mano un affresco narrativo palpitante e vivido in cui, come in una moderna trasposizione, non sono i morti a parlare ma essi stessi ancora in vita, a raccontare le loro storie di rimpianto, quotidianità, dolori, speranze.
Leggo Giulio Neri per la prima volta e mi convince. Nel libro, il gusto per la descrizione dei particolari pizzica spesso le corde dell’eccelso e talvolta dell’inarrivabile. La prosa gradevole e raffinata si realizza in una narrazione intensa e incalzante, in una storia si sarda, ma allo stesso tempo generalmente valida quanto a contenuti profondi. In un intreccio di ricordanze e tempo presente, lacerazioni profonde, solitudini e sforzi per proseguire un’esistenza messa a dura prova dalla scomparsa di una persona cara, sentimenti e debolezze umanissime di portata universale. Tutto cade per morire, ogni cosa cade per rinascere; quello di Neri appare come un racconto di memoria, a lenimento di una ferita personale ancora sensibile. Con Dei fiori che rinascono si arricchiscono il panorama letterario sardo contemporaneo e il percorso individuale di uno scrittore tra i più originali, forse, della narrativa isolana.
Dei fiori che rinascono
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