Dagli abissi marini alle cime innevate. In fuga oltre l’Himalaya
- Autore: Elios Toschi
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Nella validissima opera di riscoperta di testi rari di storia e memoria, Oaks Editrice ha proposto la ristampa anastatica dell’edizione 1968 del diario autobiografico di Elios Toschi Dagli abissi marini alle cime innevate. In fuga oltre l’Himalaya (febbraio 2025, collana Ribelli, 313 pagine). Un libro introvabile, in particolare nella prima veste del 1948, di cui pare siano rimaste solo quattro copie nelle Biblioteche italiane. Soprattutto una storia vera, di educazione marinara, guerra e prigionia, dell’ufficiale della Regia Marina noto per avere creato con Teseo Tesei gli insidiosi e vincenti mezzi d’assalto subacquei, chiamati popolarmente “maiali”. L’ha raccontata subito dopo il conflitto (“ho scritto queste note frettolosamente, in India, venticinque anni fa”), come un’avventura salgariana, ma senza l’epica e la retorica di un romanzo. Significative e da resoconto di viaggio alla Livingstone le descrizioni degli usi e costumi nelle regioni dell’India attraversate.
Toschi, uomo d’azione con il piglio del marinaio e del sommergibilista, non usa mai una parola più del necessario, anzi procede per sottrazione, con una grande capacità di far vedere al lettore il non detto
anticipa Matteo Sacchi, prefatore e curatore di questa nuova preziosa edizione 2025. Redattore de “il Giornale” e tenente in congedo degli Alpini, è nipote di un militare che ha condiviso con l’autore l’esperienza dietro il filo spinato del campo di concentramento britannico di Yol, per prigionieri di guerra italiani, in un remoto altopiano nell’Himachal Pradesh, in India, alle pendici del massiccio himalayano. Una presentazione eccellente e di gran cuore, nel ricordo del nonno. È il caso di ricorrere al contributo di Sacchi per inquadrare la figura di Elios Toschi (Ancona 1908 - Grottaferrata 1989), un marinaio capace di trasformarsi in un genio della fuga, con vocazioni al travestimento e alle follie alpinistiche.
Nel 1925, entra giovanissimo nell’Accademia navale di Livorno, dove conosce Tesei, con cui dividerà la paternità dell’arma navale più efficace per la nostra Marina nella Seconda Guerra Mondiale, il siluro a lenta corsa, ideato nel 1935, uno strumento goffo ma capace di provocare danni enormi anche alle corazzate inglesi, che si sentivano al sicuro nei porti controllati del Mediterraneo. Con quelli e i barchini esplosivi, i nostri incursori subacquei forzarono Gibilterra, la baia cretese di Suda e il porto di Alessandria d’Egitto, nel dicembre 1941, mandando a poggiare sul fondo le corazzate Queen Elisabeth e Valiant, oltre a danneggiare la petroliera Sagona e il cacciatorpediniere Jervis.
Il reparto della Marina che si addestrava all’uso di quei mezzi venne trasferito nel 1939 in una base segreta in Versilia, a Bocca di Serchio. Prese la denominazione di X Flottiglia Mas, di fatto disciolta l’8 settembre 1943 e diversa dalla famigerata X Mas del principe Borghese, che operò tra le forze nazifasciste e antipartigiane. Gli incursori, Uomini Gamma, erano ufficiali e sottufficiali addestratissimi che interpretavano il ruolo di assaltatori e la disciplina militare in un modo tutto loro, coraggioso e anticonformista. All’esterno non poteva piacere e non sempre venne resa loro vita facile.
Toschi lo racconta in passaggi brevi, quasi laterali, ma sempre amari... insistono per anni, ostacolano la loro opera fino allo scoppio delle ostilità.
La prima operazione subacquea fu il salvataggio di nove superstiti bloccati nel sommergibile Iride, affondato a soli venti metri nel Golfo di Bomba, il 22 agosto 1940. Un giorno e una notte di lotta contro un portello bloccato, immersioni continue. Un mese dopo, il sommergibile Gondar salpa da La Spezia verso Alessandria d’Egitto, con a bordo sei incursori, tra cui Toschi. Vengono scoperti e attaccati dal mare e dal cielo. L’equipaggio finisce in mano inglese. Comincia così la seconda avventura, da prigioniero e da fuggitivo, che impegna tre quarti del volume. Toschi è bravissimo nel descrivere “la smania del recluso”, fin dal primo campo di prigionia temporaneo nei dintorni di Alessandria. Non pensa ad altro che alla fuga.
In un altro vicino a Suez, prova il tunnel. Dalla nave verso l’India tenta di fuggire da un boccaporto. A Bombay realizza la prima fuga, saltando da un treno e disperdendosi nella città popolatissima. Ripreso, è trasferito nei lontani campi di Yol, in cui vennero reclusi diecimila ufficiali italiani, di cui si è parlato e si parla poco. Toschi è irrefrenabile, scappa di nuovo, con due compagni, dopo avere scavato una galleria, di nascosto anche agli altri prigionieri. Si è impegnato a imparare la lingua locale e sa che devono sembrare il più possibile come la gente del posto, per confondersi. Si spostano a piedi nell’alta valle dell’Indo, nella regione geografica dell’Himalaya, verso l’Afghanistan, con la sola guida di qualche improbabile cartina. Annota che i passi della catena himalayana superano le più alte vette d’Europa. Il freddo è intensissimo.
Ascensioni ad altissima quota e al limite dell’impossibile per uomini già stremati e privi di qualsiasi attrezzatura alpinistica.
Viene ripreso anche questa volta, ma il terzo tentativo di fuga riesce.
Meno romanticismo, più esperienza, meno avventura e più velocità.
Con un nuovo, risoluto compagno di fuga che parla l’urdu dei pashtun, riescono a nascondersi ancora più tra la popolazione indigena e con qualche aiuto locale raggiungono Diu, un’isoletta in miniatura, nei pressi di Goa, possedimento portoghese. Intorno, gli inglesi fanno buona guardia e loro non possono che restare in quel territorio neutrale, liberi, ma internati.
Ben accetti dalle autorità, vengono ospitati in una casetta davanti al mare. La Seconda Guerra Mondiale intanto finisce. Da settembre del 1940, Toschi l’ha passata in prigionia... nel complesso, sei anni lontano dall’Italia.
Dagli abissi marini alle cime innevate. In fuga oltre l'Himalaya
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