“Mie impressioni sulla Campagna del 1866”: dal frontespizio del taccuino non è dato rilevare la calligrafia intenzionalmente illeggibile delle memorie di guerra annotate da un giovane ufficiale ligure del Regio Esercito, Giuseppe Demora. Le pagine criptiche, ritrovate presso un antiquario, sono state oggetto del lavoro paziente e attento di una curatrice esperta in storia del Risorgimento, Donata Giovannella Grassi, messe a disposizione di studiosi e appassionati nella collana “Diari e Memorie della storia italiana” delle Edizioni udinesi Gaspari, con il titolo Da Borgomaro a Custoza. Diario di un volontario del 1866 (dicembre 2016, 142 pagine). Sono le note di un patriota di buoni studi e solida formazione, con ogni probabilità nel liceo Dogliani di Cuneo e nell’Accademia Reale di Modena, di livello universitario. Offrono considerazioni, presentano luoghi e avvicinano eventi di oltre un secolo e mezzo fa, durante la terza guerra d’indipendenza contro l’Austria, primo conflitto per il neonato Regno d’Italia.
Un documento non solo d’interesse storico in sé, ma ricco di contenuti. L’ing. Massimiliano Mola, sindaco pro tempore della cittadina a 15 chilometri da Imperia, mette in luce nella presentazione gli aspetti relativi a Borgomaro. Il diario rende omaggio al “mio caro paese”, “gran bel paese”, non tanto mostrando le bellezze artistiche, storiche e paesaggistiche, ma descrivendo la gente: come viveva, parlava, s’incontrava, come manifestava i propri pensieri, pregiudizi, sentimenti. Offre una rappresentazione fedele dell’epoca, illustra le abitudini, la mentalità, le usanze, la cultura. La fiera di maggio, le Feste, i balli campestri, le passeggiate lungo il torrente, i ponti, i vicoli, i poderi, le botteghe, le chiacchiere della gente, le maldicenze, gli sguardi appassionati dai balconi, perfino le mele cotte del Maro. Un quadro di vita paesana quasi veristico. Dallo sfondo, emerge la bionda e ricciuta Mariola, la più bella di Borgomaro, oggetto delle emozioni dell’autore. Giuseppe manifesta un affetto romantico ma “pensieroso”, pieno di ansia e incertezza per i sentimenti reciproci. “Amore che, con la lontananza, si fa sempre più forte, anche passionale”.
È la curatrice ad anticipare le caratteristiche tecniche del diario. Il tenente scrive con uno stile al tempo stesso letterario e “trascurato”. La lingua è l’italiano scritto del tempo, degli uomini di buona cultura. La trascuratezza è voluta, ricorre ogni tanto, perchè Demora riteneva così di garantire più immediatezza alle sue note, che procedono per date distanti anche parecchi giorni, con flashback che tornano agli avvenimenti precedenti. Le prime pagine sono annotate a Soresina (Cremona) l’8 giugno 1866. Le riflessioni più importanti retrodatano al 14 maggio, fino appunto alla prima settimana di giugno. Termina di redigere il diario il 2 novembre 1866 a Povegliano (Treviso), alla viglia della partenza per Bologna, con Cremona centro operativo più importante della Campagna del 1866.
Il testo originale era intenzionalmente “inintelligibile” per la grafia: nessuno doveva poterlo decifrare, se fosse morto in combattimento. Due compaesane del Duemila hanno invece fatto quello che riteneva assai arduo: prima della curatrice, si è impegnata nella decrittazione anche la dott.ssa Marcella Malanca, che ha rinvenuto il taccuino. Il Diario è l’unica fonte di notizie biografiche su Demora. Se nel 1866 aveva 25 anni, era nato nel 1841. Tornato dalla guerra, lasciò l’amata Borgomaro, sembra perché il parroco predicava violentemente contro i Liberi Pensatori e chi aveva abbandonato la tonaca, come il fratello Giobatta. Sposò Felicina Cascione, da cui ebbe la figlia Giovanna. Lavorò come stimato insegnante a Oneglia (oggi Imperia). Morì a 46 anni nel terremoto che la colpì, il 23 febbraio 1887. Nel 1866, militò nel 19° reggimento, della 5a divisione del gen. Sirtori, ex garibaldino, aggregata al corpo d’armata del gen. Giovanni Durando. Riporta le voci che li volevano destinati ad appoggiare le mosse di Garibaldi, che da Como per Sarnico puntava al Tirolo, poi forse anche al cuore dell’Austria.
Non si sa nulla di sicuro perché i nostri superiori stanno ben attenti a non lasciar trapelare nessun loro piano.
Nelle pagine dedicate alla sconfitta di Custoza, del 24 giugno 1866, poche - dopotutto, nell’insieme delle memorie - si coglie la condotta incerta e malaccorta dell’avanzata del Regio Esercito, sorpreso appena varcato il Mincio dal nemico, che invece si credeva rintanato nelle fortezze del quadrilatero. Il battaglione di Demora è assalito dalla fanteria avversaria in gran numero. Si batte, subisce perdite, viene fatto arretrare. Il giovane è molto severo con il suo capitano, che accusa di condotta vile. Annota riflessioni postume sulla battaglia. Scrive quello che aveva pensato e che corrispondeva alla voce comune. Innanzitutto, nel mettere in marcia le truppe i superiori non si erano curati di alcuna precauzione in territorio ostile. “Parevano fare” una tappa regolare, più che andare incontro al nemico. Chi comandava era convinto che gli austriaci non si erano mossi dal dispositivo Peschiera, Mantova, Legnago, Verona.
Questa totale fiducia nel proprio destino fu forse quello che in seguito cagionò la fatale catastrofe.
Si marciava tranquilli, al passo, neppure il cannoneggiare lontano faceva pensare. Dall’altra parte, gli austriaci erano in forze, nutriti e alleggeriti dello zaino, mentre loro non avevano consumato pasti, erano stanchi. Giunti in posizione, si ritrovarono con i reparti troppo separati e non poterono opporre grandi forze alla preponderante colonna nemica. Era un vizio antico, fatale in altre battaglie, rinnovato anche quel giorno.
- Autore: Giuseppe Demora
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2016
- ISBN: 9788875415006
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Da Borgomaro a Custoza. Diario di un volontario del 1866
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