L’Abruzzo è una grande regione con grandi storie e grandi uomini, tra i quali possiamo annoverare Gabriele D’Annunzio e Publio Ovidio Nasone, due poeti eccellenti.
Sono autori di epoche diverse che hanno molte affinità e qualche differenza, anche nella loro vita personale. Entrambi sono noti per una concezione libertina dell’amore, rapporti critici con i regimi politici del loro tempo, ma con un destino diverso: Ovidio morì in esilio, mentre D’Annunzio circondato da onori ed estimatori.
Le “Metamorfosi”, “Alcyone” e la concezione dell’amore
Nell’elaborazione della dottrina del panismo naturalistico, il poeta vate si riallaccia ai modi e agli stili delle Metamorfosi di Ovidio, che fu opera fondamentale per il Medioevo e l’età moderna. Nel poema, lo stile è cesellato con cura e, tuttavia, abbiamo l’idea di una rappresentazione che si svolge sotto i nostri occhi, mentre in D’Annunzio è prevalente un’ideologia diversa.
In Ovidio prevale un mondo caldo, estivo, in cui domina la visione di creature divine o semidivine, un territorio che è interdetto agli uomini i quali, quando incontrano gli dei, ne sono distrutti. I miti si svolgono in un’estate sospesa, un’unica stagione priva di movimento. C’è un passo nelle Metamorfosi in cui l’Estate, dea, giace immobile presso Giove, una figura nuda, contornata di spighe.
In questo contesto D’Annunzio riprenderà l’immagine in Alcyone, la sua raccolta poetica più grande, ma la somiglianza si ferma qui in quanto il poeta pescarese personifica un’immagine umana in una divina, il contrario di Ovidio. Sono passati duemila anni e oltre, in mezzo ci sono stati il Medioevo e l’età moderna e soprattutto il cristianesimo, che in Alcyone sembra rinnegato pur non essendolo affatto.
L’amore sembra essere concepito in forme erotiche in entrambi, ma Ovidio considera la passione amorosa come un qualcosa che si tramuta, come è giusto che sia, in un universo panteistico come quello pagano.
In D’Annunzio esiste sempre un senso della fine, un piacere che non può essere gustato pienamente perché non è mai separabile dalla colpa. Il suo naturalismo è in realtà una sorta di cristianesimo rovesciato.
La presenza della figura di Alcyone e Roma
Ma i rapporti tra Ovidio e D’Annunzio non si fermano qui.
Il titolo Alcyone della raccolta poetica dannunziana deriva da un mito delle Metamorfosi, una donna bellissima e una sposa fedele ma superba nel paragonarsi ad Era. Mai mettersi in competizione con una dea come, invece, Alcyone fa, e verrà distrutta nella sua essenza umana. I componimenti della raccolta sono belli, perfetti (i Parnassiani non sono passati invano), ma danno un senso di delusione, di meccanicità perché con un contenuto troppo debole.
Continua, addirittura basculante, la presenza dell’estate, stagione divina e terribile. E il paesaggio abruzzese da cui i poeti hanno avuto origine anche se hanno amato molto Roma, ed entrambi l’hanno persa nella sua grandezza.
Origini uguali, destini fino ad un certo momento simili, vite diverse.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: D’Annunzio e Ovidio: due poeti a confronto
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