Contro il muro
- Autore: Matteo Maggiore
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Giraldi Editore
- Anno di pubblicazione: 2024
Contro il muro di Matteo Maggiore (Giraldi editore, 2024) è la storia di un giovane ventenne, militante comunista, nel periodo più buio della nostra democrazia: gli anni del terrorismo. Gli anni di piombo sono stati il periodo storico della strategia della tensione, un’eversione politica con ondate di terrorismo nero di matrice fascista, e di sinistra, il terrorismo rosso, che miravano a destabilizzare il Paese attraverso attentati e violenze. La storia di Fausto Cini, il protagonista, è una riflessione attenta sulla memoria storiografica di quegli anni. La disfatta politica e personale incontrerà il muro dell’esistenza: il muro ideologico, il muro di silenzi, il muro delle mancanze affettive, il muro che divide, il muro dello spazio sicuro in cui muoversi.
Matteo Maggiore, dopo aver studiato Storia Moderna alla Sapienza, si è occupato di giornalismo, politica e comunicazione iniziando la sua carriera a Berlino. Ha lavorato al Parlamento Europeo e alla BBC come giornalista e manager, vivendo a Bruxelles, Londra, Belfast e Ginevra. Dal 2012 ha vissuto a Parigi come Vicedirettore della comunicazione all’OCSE e successivamente a Lussemburgo, dove dal 2015 ricopre la carica di Direttore della comunicazione alla Banca Europea per gli Investimenti.
Fausto, alto e riccio, iscritto a Storia Moderna, non sapeva cosa volesse essere e soprattutto cosa volesse fare. Suo padre insegnava a Oxford, la madre era architetta. Dell’Inghilterra tutto gli sembrava più serio, la politica, il fairplay, gli scioperi che duravano fino a quando il governo cedeva. Le sue giornate le trascorreva tra gli studi e il seminterrato della sezione del PCI vicino all’Università; e con gli amici della pallavolo, Roberto, figlio di un redattore dell’Unità, Francesco, Adriano, bravo in tutto e l’unico tra loro a essere un autonomo della sinistra extraparlamentare, e la bella Lorenza, la ragazza di Adriano, dagli occhi chiari e i capelli rosso rame, che amava dipingere. Il tempo era quello dell’attesa, andando in giro, parlando di politica, ragazze, sport, fumando spinelli.
Il tempo era una risorsa inesauribile, occuparlo sempre una sfida. Nonostante i fascisti, le Brigate Rosse, gli scontri in piazza, gli assassinii politici, l’uccisione di Aldo Moro.
Fausto amava stare con loro, con gli amici sconfiggeva la sua solitudine ed era anche bravo nel suo percorso di studi. Nel loro discutere animatamente, il PCI aveva tradito le speranze, la forza politica che fino a quel momento era relegata all’opposizione ora chiedeva l’ingresso nell’area di governo, il compromesso storico. A volte pensava di andare via da Roma, di cambiare paese. Roma era una città che “fumava”, bruciava di continuo, con le manifestazioni tra destra e sinistra. Una guerra quotidiana tra lacrimogeni e bottiglie molotov, e tra la gente che correva all’improvviso un ragazzo in jeans con un fazzoletto sulla faccia sbucava tra la nebbia e, allargando le gambe, puntava la pistola. I cattivi erano i poliziotti e i giudici; ma era anche il tempo dei “pentiti”, dei delatori di Prima Linea e delle Brigate Rosse, i traditori della classe operaia. In un clima sovversivo, in un’atmosfera di dissenso e ribellione verso le autorità, si era a un passo dall’avere la mano armata: beretta, parabellum e la P38, la pistola dei partigiani sottratta ai tedeschi.
La strage di Bologna segnò uno spartiacque nella vita di Fausto. Implicato in un agguato a un giudice, scappò a Berlino; “ma cosa sapeva Fausto di Berlino?”
Di una città sventrata, divisa e moderna; di Fassbinder e Schubert; di disperazione silenziosa e rabbiosa.
Attraversò in treno paesaggi di laghi, boschi e colline per giungere alla frontiera, circondata da muro altissimo e torrette nelle quali i soldati, con mitragliatrici su treppiedi, erano pronti a far fuoco. Lo stesso muro lo avrebbe trovato a Berlino con pattuglie di soldati che camminavano lenti, giorno e notte, con i cani al guinzaglio. La mappa gli mostrava la Germania Ovest in giallo e quella Est in rosa; si viveva nella paura della Stasi, che significava nella vita di tutti i giorni avere intorno la presenza di informatori. Lontano in una buia realtà con nel cuore Lorenza, la sua bellezza, i suoi occhi.
Fuori il sole scendeva. Faceva lo scherzo di tutte le sere: un’enorme croce di luce sulla palla d’acciaio in cima alla torre della televisione a Berlino est, vendetta cristiana contro l’ateismo di stato.
Contro il muro è una riflessione, attraverso gli occhi del giovane protagonista, sulla memoria collettiva, sulla nostra storia più recente, sulla nostra identità culturale e sulle nostre responsabilità. Un pensiero che è un lascito importante. Dagli anni in cui lo scenario internazionale era dominato dall’equilibrio del terrore, della guerra fredda che divise il mondo in due blocchi contrapposti, agli anni del cambiamento di prospettiva dei giovani di fronte alla società, alle istituzioni e di un mondo fatto a pezzi dai loro padri. Una lettura consigliata!
Contro il muro
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