Nel 1872, esattamente 154 anni fa, due donne pianificano, come turiste qualunque, il loro “vagabondaggio di mezza estate”. Sono la scrittrice inglese, giornalista, pittrice e prima egittologa donna Amelia Edwards e la sua amica, una certa Lucy.
Tra mappe e itinerari trascorrono le prime settimane di giugno. Partiranno il 27 del mese, ma la programmazione in certe cose è tutto e richiede tempo. Non stupisce: all’epoca per due signore sole cimentarsi lungo itinerari inesplorati e fuori dalle rotte ordinarie è impensabile. Bisogna lottare con i servitori, gli amici, gli inconvenienti. Ma il sogno delle Dolomiti è a portata di mano. Ci riusciranno, naturalmente. E un anno dopo faranno molto di più: visiteranno l’Egitto percorrendo mille miglia lungo il Nilo e gettando le basi della moderna archeologia.
Ma quel che più importa è che racconteranno l’avventura italiana in un diario che, grazie allo squisito humor inglese dell’autrice, è un godibilissimo racconto: si intitola Cime inviolate e valli sconosciute (OttoVenti Edizioni, 2025). Dentro ci sono gli albori del turismo e un’Italia che non esiste più.
Un factotum esigente, pieno di pregiudizi
Per quanti sono interessati a scoprire l’evoluzione dell’ospitalità nel Bel Paese, Amelia Edward si rivela il cicerone perfetto.
Tutto inizia dal soggiorno a Monte Generoso, al confine tra Italia e Svizzera. Prima ci sono state Roma, Sorrento, Napoli. Ma l’estate e il caldo di inizio giugno fanno ripiegare le due viaggiatrici a nord. Il soggiorno piacevole sveglia un vecchio desiderio. Le Dolomiti. E Cortina, naturalmente. Amelia ha quarant’anni, un discreto patrimonio e nessun legame: desidera viaggiare, vedere il mondo. Ci sono naturalmente difficoltà da superare. Mappe e itinerari da studiare,“ alloggio e transito che rendono il distretto dolomitico meno accessibile di molti altri luoghi più lontani”. E poi le difficoltà particolari derivanti dall’ambiente più immediato. Una tra tutte:
c’era la suprema difficoltà dell’accompagnatore e factotum, un gentiluomo dai gusti raffinati e costosi, che aborriva ciò che è generalmente inteso come “viaggiare avventurosamente”, disprezzava la semplicità primitiva ed esigeva che i suoi datori di lavoro limitassero rigorosamente il loro amore per il pittoresco a distretti abbondantemente intersecati da ferrovie e ben forniti di hotel di prima classe.
Si tratta di uno degli intermediari di solito assunti dai turisti stranieri e facoltosi dell’epoca per gestire viaggi e permanenze. Un uomo. Per di più un conformista, con una serie di pregiudizi sul turismo e su cosa si addice all’universo femminile. Così la sua opposizione aggiunge alla partenza il sapore della sfida.
Amelia e la sua compagna discutono il progetto segretamente e, spiega, “i procedimenti assunsero immediatamente il delizioso carattere di una cospirazione”. Arrivano anche a coinvolgere un uomo di chiesa, il reverendo John R., per alcune settimane cappellano inglese a Stresa, e partecipe della trama fin dall’inizio. Da lui mutuano consigli pratici indispensabili alla buona riuscita del progetto.
I preparativi per il viaggio
Si ripiega dunque sulla laguna: Mendrisio, Como, Bellagio, Lecco e infine Venezia. Tre giorni al Danieli bastano per i preparativi. L’elenco dei beni ritenuti di prima necessità per il viaggio in una delle mete più alla moda dei giorni nostri, all’epoca ritenuta isolata e difficile da raggiungere è significativo.
Qui comprammo due pratici cesti di vimini e il necessario per riempirli: tè, zucchero, biscotti Reading in scatola, cioccolato in tavolette, estratto di Ramornie di Liebig, due bottiglie di Cognac, quattro di marsala, pepe, sale, arrowroot, una grande fiasca di metallo di alcol etilico e una stufa Etna.
Devono arrendersi di fronte all’impossibilità di acquistare e trasportare tre selle da donna, una rinuncia che è “un trionfo d’audacia irripetibile”.
Il 1 luglio tutto è pronto per la partenza, in treno ovviamente. Da Treviso fino a Conegliano, da dove si prosegue in carrozza. Segue una lunga teoria di paesi, tutti descritti con particolari e interesse dal viaggiatore che si concentra soprattutto sui residenti. Serravalle rappresenta un’eccezione: il Duomo con il grande dipinto della Madonna col Bambino in gloria, di Tiziano, “che varrebbe da solo una visita, persino da Venezia”. Amelia non resta indifferente al capolavoro del maestro: anche lei artista, accompagna il racconto con schizzi e disegni del paesaggio. Anche se, per realizzarli, deve affrontare innumerevoli difficoltà.
Le fatiche di un’artista
A Santa Croce scopre che gli artisti devono sottoporsi alla curiosità dei passanti e delle mosche.
La scrivente, tormentata gravemente da una plaga di mosche, realizza uno schizzo in circostanze di indicibile difficoltà, venendo ben presto circondata dall’intera popolazione del luogo, tra cui ci sono tre o quattro belle giovani donne con vivaci fazzoletti rossi legati intorno alla testa come turbanti. Una mi invita a farle un ritratto. Un’altra desidera sapere se sono sposata. Una terza scopre che assomiglio a una certa Maria Rosa che sembrano conoscere tutti.
Completato lo schizzo, si procede per Cortina. Qui escursioni, celebrazioni religiose, la sagra del santo patrono si susseguono in una narrazione divertita e divertente. Ne è valsa la pena? Sembrerebbe di sì.
Guardando a ritroso nella memoria attraverso quel mare di cime e passi che si estende tra Bolzano e Cortina, sono incline a porre le Dolomiti d’Ampezzo al primo posto, sia per la loro posizione, sia per la loro struttura. Non conosco nulla che possa competere per forma e varietà con il fantastico, mutevole, imprevedibile grande circolo che, in un raggio di meno di dodici miglia dalle porte dell’hotel Aquila Nera, comprende il Pelmo, l’Antelao, le Marmarole, la Croda Malcora, il Cristallo e la Tofana.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Cime inviolate e valli sconosciute”: gli albori del turismo nel viaggio di Amelia Edwards
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