- Autore: Clare Pollard
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2026
C’era una volta. Non è una storia per bambini, edito a gennaio 2026 da Heloola Books (traduzione di Velia Februari), è un romanzo storico ambientato alla corte di Luigi XIV, re di Francia, alla fine del 1600. L’autrice è Clare Pollard, scrittrice, traduttrice e critica letteraria britannica. Nel 2024 è stata eletta membro della Royal Society of Literature.
Siamo alla corte di Re Sole, ma non è tutto oro quello che luccica. I francesi soffrono una tassazione severa per estendere i confini del territorio, e per mantenere una florida economia il sovrano si inventa tante regole, addirittura fa acquistare stoffe, merletti e sete all’aristocrazia per participare ai balli. Quasi tutti i nobili sono sul lastrico, le dimore delle famiglie nobiliari sono mezze disabitate, fredde, fatiscenti. Le strade di Parigi sono piene di gente povera, malata e affamata. Per sopravvivere bisogna ingannare, tramare, ordire complotti. Non ci si può fidare di nessuno.
In questo contesto, nasce un salone letterario che passerà alla storia per le figure illustri che hanno partecipato alle serate dove venivano narrate le fiabe più belle e originali. La fondatrice è Madame Marie-Catherine D’Aulnoy (1651-1705), che fu la prima persona a pubblicare una fiaba in Francia, L’Isola della Felicità. Assiduo frequentatore del suo salotto fu Charles Perrault (1628-1703) membro dell’Académie française dal 1671 e autore di Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités, noto anche come Contes de ma mère L’Oye (I racconti di mamma Oca), una raccolta di fiabe tra le più conosciute e amate: Pelle d’asino, Cappuccetto Rosso, Barbablù, la bella addormentata nel bosco, Pollicino, Cenerentola e il gatto con gli stivali. Altro membro, meno illustre ma importante per la fiaba che andrà a comporre, fu Charlotte-Rose de Caumont de La Force, che dopo uno scandalo rientrerà nel salotto per condividere il suo lavoro Persinette, fiaba entusiasmante per il pubblico grazie al finale innovativo nel quale è la protagonista a salvare l’amato principe. Questa favola è arrivata a noi, con un altro nome, nell’adattamento dei fratelli Grimm: Raperonzolo.
Dalle prime pagine capiamo subito che gli intellettuali vengono perseguitati dagli uomini del Re e dalla polizia, per la satira, le battute o semplicemente qualche riferimento irriverente al sovrano, nonostante l’uso frequente dell’allegoria per rendere i contenuti meno espliciti. Luigi XIV non appare mai nel libro; lo vediamo solo di sfuggita in un frangente, ma di lui sappiamo molte cose. Gli piacciono le donne, ha moltissime amanti, figli illegittimi, non bada a spese sperperando denaro senza criterio alcuno, ma tiene alla sua reputazione, coprendo persino dei crimini, se questi possono delegittimare la sua autorità. Ha la gotta e non emana un buon odore, in vita sua si sarà lavato tre volte. Più che un personaggio è un’entità che rappresenta alla perfezione la decadenza della corte di Versailles.
“E l’apoteosi del potere reale è la Bastiglia”. Entreremo dentro al carcere di massima sicurezza nel corso della narrazione, una delle nostre protagoniste, infatti, verrà condotta lì. Perché? Nel salotto c’è una spia che riferisce tutto al capo della polizia La Reynie. I membri sono in allerta, ma non riescono a individuare chi sia fra loro. Sanno che “la letteratura è un nido di vipere”, ma non riescono a capire chi sia la più serpe di tutti. I membri, quando mettono in scena le loro storie, cercano il più possibile di mascherare la satira nei confronti del governo e di non usare termini che possano urtare la sensibilità del sovrano. Termini come veleno, per esempio.
Il Re ha una lunga relazione con una donna, che per decenni è stata la sua favorita, Marie-Anne-Christine-Victoire di Baviera. Questa donna è una delle figure più potenti dell’epoca; spietata e senza scrupoli, tutta la corte la teme. Con il passare degli anni, sfiorendo la sua bellezza, ha dovuto complottare, cospirare e passare anche all’azione per mantenere il suo status. La sua firma divenne proprio il veleno. Non che non ci fossero prove, ma il Re preferiva coprire gli omicidi piuttosto che avere uno scandalo che macchiasse la sua figura.
“Perché nessuno dice mai che è la bella principessa a diventare la regina cattiva, che sono la stessa persona in momenti diversi della storia?”
Ma non è la corruzione del corpo ad accendere la miccia del terrore, bensì la corruzione dell’anima, la sete di potere e di ricchezza e l’abitudine agli agi, a cui nessuno può o vuole rinunciare.
Quello che fa Pollard in questo libro è alternare fiction e non fiction, personaggi storici e personaggi inventati, che vanno a costruire una favola nella favola. Vi divertirete a cercare di capire dove l’autrice è intervenuta, e lo andrete a cercare, perché non resisterete alla tentazione di indagare nella storia.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: C’era una volta. Non è una storia per bambini
Lascia il tuo commento