365 Oscar. 60 anni in 13.431 titoli e 365 copertine
- Autore: Arianna Gorletta e Livia Satriano (a cura di)
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
La collana degli Oscar Mondadori germina ex abrupto, nell’aprile di un 1965 spartiacque sociale tra la eco dorata degli anni Sessanta e le crisi del lungo Sessantotto a seguire. Ad Arnoldo Mondadori (editore) questo però interessa poco: gli Oscar nascono e si affermano forti di un imprinting culturale apolitico (e) generalista: volumetti di contenuto spesso, seppure maneggevoli, economici - il costo di un biglietto del cinema –, acquistabili anche in edicola. Per il microcosmo editoriale dell’epoca si tratta pur sempre di una rivoluzione. La storia in tre righe vuole che il battesimo della collana avvenga con un classico - chissà se per andare sul sicuro - l’emingwaiano Addio alle armi; vuole che il romanzo spopoli, e che le uscite a seguire con cadenza settimanale non gli siano da meno: duecentomila copie andate via come il pane in appena un mese. Una premessa che giustifica alcuni dei motivi per cui gli Oscar diventano ben presto un fenomeno editoriale. Il brand più riconoscibile di quegli anni e di quelli a seguire: ideale biblioteca domestica che apre via via ai generi più disparati, dalla fantascienza alla manualistica fai da te, per dirne due.
Nell’accurata prefazione al volume celebrativo dei 60 anni della collana - 365 Oscar. 60 anni in 13.431 titoli e 365 copertine, a cura di Arianna Gorletta e Livia Satriano (Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2025), Giacomo Papi e la Satriano stessa individuano nei tascabili Mondadori connotati aggiuntivi di interpreti dello spirito dei tempi. A partire proprio dalle copertine - di cui questo libro sovrabbonda - che catturano d’impatto l’attenzione dei lettori.
’Lo spirito del tempo’ come criterio di valore è [...] un piccolo trucco per giudicare la rilevanza di qualcosa che, di per sé, non ha un valore economico molto alto. Da questo criterio si sarebbe tentati di escludere i libri, che di solito sono considerati tanto più di valore quanto più trascendono l’epoca in cui sono stati pubblicati. Vale invece per i primi Oscar, che costavano appena 350 lire e nascevano come prodotto di consumo pensato per raggiungere un pubblico vasto, il più vasto possibile, riflettendo il gusto contemporaneo e avvalendosene in termini di marketing. Nonostante il prezzo bassissimo e la distribuzione in edicola accanto ai giornali [...] gli Oscar furono pensati fin da subito come una biblioteca, l’unica per milioni di italiani che in quegli anni iniziavano a leggere. La qualità di questi libri, per quanto a basso costo, doveva essere subito evidente, a partire dall’aspetto, dall’involucro.
Detto fatto: garantisco che l’estetica - pop, originale e raffinata al contempo - di alcune copertine sollecitano rêverie che se la giocano con le madeleine di proustiana memoria (ne cito giusto una manciata del tutto personale: L’esorcista, gli Squalo uno e due, L’inferno di cristallo, Il braccio violento della legge, La notte dell’aquila, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Airport… ma anche le sotto-collane dedicate ai gialli di Alfred Hitchcock e Agata Christie, e d’altro canto i romanzi formativi (ci mancherebbe) di Sartre, Pavese, e Il teatro di Samuel Beckett…).
Incentrato com’è sull’apoditticità ammaliante delle copertine - ma vanta anche l’elenco tassonomico di tutte le pubblicazioni Oscar, divise per anno -, 365 Oscar Mondadori si candida dunque come il tascabile-madeleine per eccellenza. Un balenottero di oltre cinquecento pagine talmente curato-accurato da risultare meta-illustrativo e commovente per lo sforzo che si intuisce profuso per la sua compilazione (libri scritti e illustrati con l’IA? Non c’è storia, né cuore).
Lascio di nuovo la parola ai prefattori del volume, perché meglio non riuscirei a spiegare:
Questa raccolta di 365 copertine Oscar segue un criterio semplice e non rigoroso: l’aspetto esteriore. Abbiamo giudicato i libri dalla copertina, che è esattamente il contrario di ciò che il celebre detto ci invita a fare. Nessun giudizio di merito sul loro contenuto, nessuna riflessione esplicita sulla loro importanza storica o intellettuale. Per quanto la selezione, doverosamente, abbia tenuto conto delle tappe fondamentali nei sessant’anni di storia degli Oscar, l’aspetto esteriore, l’involucro, è stato il primo criterio che l’ha guidata. Come si presenta una copertina, cosa raffigura, cosa suggerisce; e ancora, come una sequenza di copertine possa restituire il ritratto di un’epoca. Tradotta in linguaggio editoriale, l’idea è quella di trasformare un catalogo storico – oltre alle copertine trovate l’elenco dei 13.414 titoli usciti negli Oscar tra il 1965 e il 2025, il più completo esistente a oggi – in un libro illustrato da sfogliare e guardare per i suoi colori e le sue grafiche, in cui fatalmente sfila il gusto del tempo in cui i libri furono pubblicati. Per realizzarlo siamo andati direttamente a scavare nei sotterranei di Fondazione Mondadori, tra gli scaffali che custodiscono la storia degli Oscar.
Non è per intellettualizzare il discorso, ma sono del parere che tanto il fenomeno quanto la longevità degli Oscar Mondadori non possano spiegarsi come frutto esclusivo di trovata commerciale: il fatto che l’idea mondadoriana risponda a indubbie vocazioni commerciali, non esula infatti dal valore aggiunto dell’intento socio-culturale, che individua nell’oggetto-libro qualcosa di potenzialmente familiare, esportabile nelle case di milioni di italiani. Fidelizzati all’acquisto dall’uscita settimanale in edicola, come i collezionisti delle enciclopedie a fascicoli dell’epoca.
Anche la veste grafica dei primi Oscar rifletteva questo duplice scopo: essere popolari, ma di qualità. Il progetto, curato da Anita Klinz, la prima art director italiana, e Bruno Binosi, era identico per tutti i titoli, con un’unica variazione: il quadrato che occupava la metà inferiore della copertina dove il pittore triestino Mario Tempesti si divertì a creare, per ogni volume, un’illustrazione diversa, quasi un fotogramma di un film. E talvolta lo era davvero, perché l’immagine si ispirava direttamente alla versione cinematografica del romanzo. Il cinema, d’altronde, negli anni sessanta era il luogo d’intrattenimento per eccellenza: imitarne i codici visivi o citare i suoi divi era una carta sicura per conquistare nuovi lettori, ma anche una sfida, la rivendicazione orgogliosa del libro come medium in grado di divertire e appassionare. È il caso del primo Oscar, “Addio alle armi” […], uscito il 27 aprile 1965. In copertina, l’illustrazione di Mario Tempesti ritrae il protagonista Frederic Henry con i tratti di Rock Hudson, che lo aveva impersonato nel celebre film di Charles Vidor del 1957. Fu forse anche per sfidare l’egemonia del cinema, e raccontare i libri come veicoli di intrattenimento e divertimento, che si fissò il prezzo degli Oscar a 350 lire, l’equivalente, appunto, del costo di un biglietto del cinema.
Altra intuizione benedetta dal cielo: gli anni Settanta sono stati infatti il tempo dei flani e delle pellicole roboanti che le irresistibili copertine degli Oscar Mondadori d’antan richiamano alla mente, insieme all’immancabile fascetta recante la dicitura: da questo romanzo il film… Seguivano i nomi del regista e degli attori.
Dietro il successo dei tascabili Mondadori si rintraccia insomma una straordinaria capacità di presa sui lettori, non disgiunta dall’attenzione per gli interessi agevolati dalle mode dell’epoca (la fanta-archeologia dei best-seller di Peter Kolosimo, quando gli Ufo erano a tutti gli effetti fenomeno di costume; le guide per sviluppare i poteri paranormali, quando i fenomeni ESP erano al centro di studi sperimentali in alcune università americane…).
Quella delle copertine degli Oscar Mondadori è, in fin dei conti, una storia mimetica, snodata in parallelo alla storia del costume, della grafica e dell’editoria italiani. I periodici restyling delle illustrazioni di copertina, alternatesi fino ai giorni nostri, lo dimostrano
"adottando un linguaggio" che dal cinema si è spostato sempre più verso la pubblicità.
Cos’altro dire, in ultimo, di questo volume denso e parimenti accattivante? Lo scrivo senza alcuna piaggeria: che ha le carte in regola per imporsi come riferimento di collezionisti, bibliomani, nostalgici, completisti, in quanto corredato dei numeri, i titoli, le date, gli aforismi, i dati, gli anni, le stazioni della parabola editoriale Oscar Mondadori, e - inoltre - trattasi di un volume che si assapora con gli occhi e si metabolizza col cuore. In quanto capace di riesumare stupefazioni credute ormai prerogativa dell’esclusivo passato. Per una volta fatemi ringraziare le curatrici e chiunque abbia contribuito - a qualunque titolo e in qualsiasi modo - all’edizione. Chi mi legge sa che questa è la prima volta che mi capita di scriverlo.
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