Vi proponiamo, in questa domenica pomeriggio, una breve passeggiata (a bordo di una scopa di saggina) nel paese delle streghe, dal mondo antico alla civiltà contemporanea.
Stryx: il termine deriva dalla mitologia romana e si riferisce a un inquietante uccello notturno (simile alla civetta o a un gufo) che si pasceva di sangue e carne umana, in particolare di bambini. Nel folklore, la stryx si evolve nell’effigie multiforme e aberrante della strega, che si muta in uccello per compiere le sue malefatte notturne.
Circe, Morgana e la caccia alle streghe
Le streghe... Come le immaginiamo? Come il regista Victor Fleming che le ha rappresentate nel suo film Il mago di Oz (uscito nelle sale nel lontano 1939), con le sembianze della spaventevole Strega dell’ovest. Vecchia, brutta, cappello a punta e palandrana nera, la pelle verde, una scopa e un gatto nero al seguito. Una rappresentazione in cui la spregevolezza fisica diventa indizio di malignità e maleficio.
In realtà la storia delle streghe è molto più antica.
Per i greci antichi, che credevano nella magia, le streghe erano creature dotate di poteri soprannaturali che permettevano loro di dominare gli elementi naturali. Grazie a questo potere, le streghe potevano usare le cose a loro vantaggio, per ottenere degli scopi precisi. E questo le rendeva affascinanti e temibili. Si pensi a Circe che, nell’Odissea di Omero, trasforma gli uomini in porci. Circe non è né brutta né vecchia; al contrario, è una donna giovane e avvenente, e ha connotati divini, sovrumani, che la rendono un medium, un ponte tra il mondo naturale e quello sovrannaturale.
Anche nel Medioevo il paese delle streghe è ben rappresentato; come non ricordare Morgana, che è l’avversaria del mago Merlino nei romanzi arturiani, e con i suoi incantesimi può cambiare il destino di cose e persone? Anche lei giovane, bella, e pertanto temibile.
Nel Medioevo si accentua la paura delle streghe, per la cultura cattolica e gli influssi di una civiltà basata sull’autorità maschile, che vedevano nella donna una minaccia e un pericolo in virtù della sua bellezza e alterità rispetto al paradigma maschile (cavaliere, monaco, ecc) e dunque fonte inesausta di tentazione e di peccato. Ed è proprio nel Medioevo, e in particolare nel secolo XIII, che comincia la caccia alle streghe, che si prolungherà senza soluzione di continuità in piena epoca moderna fino all’Ottocento inoltrato.
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Questo lungo arco di secoli è infatti caratterizzato, in Europa e nel Nord America, dalla persecuzione sistematica di persone, in gran parte donne, accusate di stregoneria, e indica ancora oggi idiomaticamente la ricerca e la persecuzione ossessiva di presunti nemici (della comunità, dello Stato, dell’ortodossia religiosa) sulla base di pregiudizi e sospetti emergenti dai pozzi più profondi della paura e dell’inconscio collettivo.
Nel XVII secoli, l’età di Galilei e Tiho Brahe, al culmine delle scoperte scientifiche e che ridisegnano le mappe del cosmo, i roghi continuano a crepitare come e più di prima e in una cittadina americana del Massachusetts, Salem, si celebra il più famoso processo alle streghe. Circa duecento donne, alcune giovanissime, furono perseguitate, portate in tribunale e giustiziate dopo un processo formale, perché ritenute streghe e quindi dannose per la comunità in cui vivevano. Tra loro c’erano anche bambine e adolescenti.
Streghe in Italia e “La lupa” di Verga
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Tornando in Italia, e più precisamente in Sicilia, nel 1880 lo scrittore Giovanni Verga pubblica nella raccolta Vita dei campi la novella La lupa, dove narra di una donna non più giovane ma bella e attraente, che seduce uomini maritati e persino sacerdoti suscitando scandalo e riprovazione nelle donne del villaggio (e nella piccola e bigotta comunità rurale in cui vive), che la emarginano e scacciano come un essere diabolico e indegno, una lupa per l’appunto:
Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d’occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all’altare di Santa Agrippina.
Un ritratto al contempo realistico e mitologico, di forte impatto drammatico, in cui estrapolazioni dantesche (“Ed una lupa, che di tutte brame / sembiava carca ne la sua magrezza, / e molte genti fé già viver grame / questa mi porse tanto di gravezza / con la paura ch’uscia di sua vista, / ch’io perdei la speranza de l’altezza”, Inferno, 1, 49-52), e riemersioni di un sostrato atavico di superstizione e ignoranza si fondono in un giudizio di condanna e di esclusione più tenace e devastante di ogni altro supplizio.
Donne libere: streghe e suffragette
E dunque, che cosa contraddistingue la strega? Davvero nel corso del tempo uomini maturi, comunità, Stati e istituzioni religiose hanno creduto nelle streghe e nei loro malefici al punto da perseguitare e assassinare donne in carne e ossa, sottoponendole a violenze e crudeltà?
Forse, la loro colpa non era di essere cattive o dotate di poteri malvagi, ma di essere donne, quindi diverse dagli uomini. In quanto donne, nella società antica e ancora alle soglie dell’epoca moderna, avrebbero dovuto contentarsi del loro ruolo predefinito di mogli e madri, limitandosi al compito di partorire, generare figli e allevarli. Le donne sole, libere, autonome, erano viste invece come un’anomalia pericolosa. La loro libertà appariva pericolosa perché rappresentava una ribellione e una provocazione alle norme e alle convenzioni sociali vigenti nella società. Se giovani, potevano indurre in tentazione gli uomini, anche quelli impegnati, conducendoli alla perdizione (e all’Inferno....); se vecchie, e sole, erano considerate maligne e infide, e per questo accusate di sfogare la loro frustrazione di madri mancate spaventando e minacciando i bambini nelle loro culle.
Strega dunque è tutto ciò che va contro le convenzioni sociali? Anche una donna giovane e bella che resta libera e si ribella alla società può essere indicata come una strega, identificata come una minaccia da debellare.
Ed eccoci giunti sulla soglia del XX secolo, quando, a partire dai paesi anglosassoni, si diffonde il movimento delle suffragette, composto da donne che lottano per l’emancipazione delle donne affinché vengano concessi anche a loro diritti fondamentali, a partire dal diritto a votare (il "suffragio universale" da cui deriva il nome del movimento). Un movimento di massa che raggiunge livelli di protesta estremi, che si esprimevano anche con gesti di disobbedienza civile e con slogan di grande impatto:
Le streghe sono tornate!
Ma non è solo uno slogan; è un gesto di liberazione e di rivalsa che rovescia secoli di pregiudizi e stereotipi. Appropriandosi con orgoglio del nome anziché subirne la valenza negativa e infamante, rovesciandone il valore semantico discriminatorio in funzione proattiva e propositiva, ne rovesciano anche l’incantesimo espiatorio aprendo una lunga e fertile stagione di battaglie nel nome della giustizia e dell’uguaglianza.
Non figure abiette, emanazioni del diabolico, le streghe, ma donne vere, persone che hanno preso coscienza di sé e rivendicano la loro libertà e i loro diritti.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La storia millenaria delle streghe, da Circe alle suffragette
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