La rivoluzione del Sessantotto ha condotto a un ripensamento dell’istituzione famigliare e dei rapporti tra uomo e donna. Non esiste una famiglia ideale, ma sulla famiglia si può ridere ed essere felici come fecero alcuni autori di punta degli anni Settanta.
La trilogia di Antonio Amurri
L’umorismo fu di casa nella famiglia Amurri, tanto che il capofamiglia Antonio Amurri scrisse una trilogia composta da Come ammazzare la moglie e perché, Come ammazzare il marito senza tanti perché, Come ammazzare mamma e papà. Una vera strage familiare che fortunatamente è solo scherzosa, ma che è piacevole perché mette in ridicolo i difetti della famiglia tradizionale, ridendo sui costumi e i tic di chi ha famiglia.
I costumi sono cambiati, ma ammazzare la moglie può essere utile se si vuole un nuovo modello oppure per liberarsi da una donna troppo esigente o dispotica, secondo i canoni tipicamente mediterranei. O una moglie troppo gelosa che controlla troppo il marito. Accanto alla descrizione della moglie c’è la descrizione del tipo di morte a cui condannarla.
Stesso discorso per Come ammazzare il marito senza tanti perché: la situazione si ribalta ma non è molto diverso lo schema sulla descrizione del modo di uccidere. Ci sono molti mariti che esasperano le mogli per la loro assenza o per la loro eccessiva presenza; "Il marito che dipende dalla moglie", contraltare della moglie bambina, "Il marito di una donna superiore", che chiede perdono per le sue scappatelle adducendo il motivo che la moglie è una donna superiore alle avventure di un povero uomo che cede alle tentazioni.
E infine quello che io, adolescente, lessi nel 1978: Come ammazzare mamma e papà, in cui Amurri demistifica il ruolo dei genitori in un mondo che cambia. Divertente è "Il padre che vuol piacere alle amiche delle figlie", patetica figura di playboy condannato ad andare a letto tutte le notti con le medesime, rischiando l’infarto. Similare il ritratto della "Madre sempre giovane", che non si arrende all’età e accentua le somiglianze con la figlia condannata a essere uccisa da creme di bellezza avvelenate. Entrambe sono categorie di genitori frequenti ancora oggi, che testimoniano i cambiamenti avvenuti negli anni Settanta e il mito di una generazione sempre giovane. Ironico infine il "padre che odia il turpiloquio", condannato a sentire oscenità fino a farlo morire di vergogna e altri.
Risulta chiaro che la demistificazione è ironica; Amurri ama la famiglia e cerca di rispondere alle provocazioni dei tempi moderni.
Brunella Gasperini e Nantas Salvalaggio
Di Brunella Gasperini abbiamo parlato in altri articoli e, d’altro canto, negli anni Settanta dibattiti televisivi, cinema e libri, più o meno bene, testimoniavano le problematiche giovanili e adulte. I giovani erano tanti, erano amati, erano felici di andarsene e i consigli su un’educazione permissiva si sprecavano. I figli volavano fuori dal nido molto presto, avevano esperienze sessuali lasciando attoniti i genitori fino ad allora governati da leggi ferree. Ma si avvicinavano gli Ottanta, edonisti e rampanti.
Fuori tempo massimo, nel 1985 Nantas Salvalaggio scrive la divertente opera Mi dimetto da padre. Per quanto mi riguarda ormai ero fuori da certe dinamiche, ma i miei fratelli minori potevano ancora identificarsi. Nell’opera si parla di un un uomo che deve combattere contro una moglie sempre assente, un figlio che non lo ascolta, una figlia grande che fa la sua vita, una piccola, Gillette, che ha una lingua che taglia come il rasoio.
Le battaglie sono quotidiane: le cotolette archeologiche della moglie come il suo lavoro, una figlia che si chiude in bagno a vita e un padre che cerca di buttare giù la porta come se fosse il muro di Berlino (allora ancora in piedi), il telefono fisso-totem degli adolescenti prima di internet - sempre occupato in un’epoca in cui dominava il duplex. E cosa può fare il povero Nantas in una bolgia simile? Mi dimetto da padre!; ma non si può, e il calo demografico incominciava in modo subdolo a cambiare la composizione della famiglia.
Anno 2026: librerie piene di libri come "Adolescenti e ansia", "Adolescenza violenta", "Genitori in allarme". Nessun umorismo, eppure l’istituzione famigliare resiste alle picconate di psicologi, filosofi e sociologi e resisterà finché ci sarà l’uomo.
Non tutti diventano genitori ma alla fine siamo tutti figli di qualcuno; e di questo dovremmo essere grati.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La famiglia degli anni Settanta e Ottanta: l’ironia da Amurri a Salvalaggio
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