In tempi recenti – incredibilmente – sembra essersi diffusa una tesi strampalata: secondo alcuni il nome Veneto avrebbe iniziato a essere utilizzato per indicare un territorio della parte nordorientale della penisola italica solo con la nascita dell’omonima regione della Repubblica Italiana, nel 1970.
Procediamo con ordine.
Il 17 marzo 2019 è apparsa sul quotidiano “Il Gazzettino” un’intervista a Lorenzo Tomasin. In quella sede, il Tomasin, professore di filologia romanza all’Università di Losanna, ha dichiarato:
il Veneto è un nome di fatto creato assieme alla regione amministrativa dopo l’ingresso nel regno d’Italia.
Lascia francamente perplessi che un accademico presentato come autore di pubblicazioni sulla storia linguistica di Venezia non si sia imbattuto, sfogliando qualche libro Ottocentesco, nel nome Veneto utilizzato per indicare un territorio già prima del 1866.
Presenza del termine “Veneto” in giornali dell’Ottocento
Tuttavia basta guardare ad esempio il “Foglio d’annunzj della Gazzetta di Milano” numero 108, pubblicato martedì 6 maggio 1828, per leggere la pubblicità di una nuova opera geografica che cita il Veneto come regione austriaca:
Nuova Carta del regno Lombardo Veneto, colle divisioni territoriali stabilite dalle sovrane risoluzioni 12 febbrajo 1816 e 8 febbraio 1818, in foglio grande, sulla quale vi sono delineate le nuove strade di recente aperte nella Valtellina e nel Veneto, illustrata d’interessanti notizie statistiche.
È un’evidenza che basta da sola per provare la realtà dei fatti: il nome Veneto per indicare un territorio compreso tra il Lago di Garda e l’Adriatico risale ai tempi del governo austriaco in quella zona, e quindi a prima dell’unità d’Italia. Nelle epoche precedenti la stessa regione storica non veniva chiamata "il Veneto", bensì "Venezia" (espressione sopravvissuta sino all’Ottocento insieme a "il Veneto" e poi divenuta, ahinoi, desueta).
Ovviamente, nel caso de “Il Gazzettino”, la colpa non è del giornalista, che si è limitato a trascrivere fedelmente quanto riferitogli dall’intervistato.
Purtroppo, però, gli svarioni di geografia storica negli spazi universitari proseguono. Il 17 aprile 2026, il comico Natalino Balasso – da anni "opinionista organico" del progressismo veneto – invitato presso l’Università di Padova per parlare di una sua traduzione di Ruzante in "pseudo-veneto di oggi" (parole sue), in riferimento alla bandiera del Veneto, ha dichiarato ai microfoni del TG Padova della famosa rete privata Telenuovo che:
Non sapevo che esistessero bandiere delle regioni! Bizzarra questa cosa, le regioni però, vi ricordo, è un’invenzione [sic] degli anni Settanta insomma. È una roba politica e sono dei segni disegnati.
Invece, a differenza di quanto dice Balasso (famoso da anni per la retorica "antiveneta" e nichilista di certi suoi monologhi), i fatti sono ben diversi: basta aprire una pagina a caso di un’opera enciclopedica stampata a Milano nel 1857, Geografia storica moderna universale, compilata tra gli altri dallo scrittore veneto Nicolò Tommaseo (1802-1874), per trovarsi davanti frasi inequivocabili come:
Nel Veneto si coltiva tabacco; nella Lombardia, guado [...]
Anche qui la colpa non è certo della televisione, ma del personaggio chiamato dall’università: un semplice attore che da decenni qualcuno continua a scambiare per linguista e dialettologo.
Veneto: altre testimonianze dell’uso del termine
Si può dire che il Veneto è "nato" ufficialmente come ente amministrativo della Repubblica Italiana il 6 luglio 1970, ma i suoi abitanti utilizzavano quel nome già da più di cento anni per indicare la loro terra. E basta semplicemente farsi un giro nelle case di riposo venete per parlare con qualche anziano nato negli anni Trenta del Novecento che può ancora testimoniare, se mai ce ne fosse bisogno, che già durante la sua fanciullezza il territorio che va dalla provincia di Udine a quella di Verona era popolarmente chiamato Veneto.
Attenzione: l’aver citato la provincia di Udine non è affatto una svista, poiché anche il Friuli in passato era considerato parte del Veneto (piaccia o non piaccia ai più facinorosi etnonazionalisti furlani). Basti ricordare che in una sua famosa lettera a Verga del 2 marzo 1872, relativa al romanzo Storia di una capinera, la narratrice Caterina Percoto (1812-1887) in riferimento al suo Friuli scrisse: "qui nel Veneto". E, sempre nell’Ottocento, a Udine si pubblicava un giornale di "zootecnia - agricoltura - veterinaria" che si chiamava “La Pastorizia nel Veneto”. Inoltre, nella simpatica carta geografica per bambini che abbiamo inserito nel presente articolo, raffigurante le regioni d’Italia e stampata nel 1908 dal “Giornalino della Domenica” fondato dallo scrittore toscano Luigi Bertelli (1860-1920), in arte Vamba, leggiamo distintamente "Veneto, Lazio, Puglie" (e via discorrendo...) nella legenda e notiamo che entro i confini del Veneto è incluso anche il Friuli. Va detto che si tratta di una carta particolare, poiché raffigura come italiane sia regioni che erano già parte del Regno d’Italia (come il Veneto), che le cosiddette "terre irredente", tra cui la Corsica.
Il Veneto insomma, non è solo un "segno disegnato" dall’Italia repubblicana, come crede Balasso, ma un concetto geografico che esiste da qualche generazione in più. Sulla questione di quale sia l’emblema regionale del Veneto, poi, non vale nemmeno la pena di perdere troppo tempo per rispondere al comico: il Regno Lombardo-Veneto, dal 1815 al 1856, ha avuto sul suo primo stemma anche il Leone di San Marco, durante tutto il processo risorgimentale e poi nel Novecento il Leone marciano è stato associato non solo a Venezia, ma all’intero Veneto, e dal 1866 in poi in tutto il Veneto sono stati eretti Leoni di San Marco, in parte per sostituire quelli distrutti dai francesi e dai democratici nel 1797 e in parte completamente nuovi.
Ai giorni nostri, le sparate sul "concetto geografico di Veneto nato negli anni Settanta" sono anche il frutto del pessimo stato dell’insegnamento della Geografia nelle scuole italiane: alle secondarie di secondo grado (le ex superiori) nei fatti la materia quasi non esiste più... Eppure basta entrare non in un archivio misconosciuto, ma in qualsiasi biblioteca per scoprire una semplice verità: il termine Veneto per indicare una regione della penisola italiana si ritrova già nell’Ottocento preunitario.
Nel volume 1° dell’Atlante Geografico degli Stati Italiani delineato sopra le migliori e più moderne mappe, per servire di corredo alla corografia fisica, storica e statistica dell’Italia (Firenze 1844) del geografo Attilio Zuccagni-Orlandini (1784-1872), ad esempio, tra le varie carte geografiche la dicitura "Veneto" per indicare un territorio la troviamo eccome. Mentre, tanto per citare un altro esempio, nella carta delle "Religioni e delle Razze della Russia" disegnata nel 1913 dal famoso studioso Paul Vidal de La Blache (1845-1918) non c’è alcuna traccia dell’Ucraina o degli ucraini, ma si legge solo la dicitura "Petits Russiens" (Piccoli Russi). Sarebbe bene ricordarlo anche a Carlo Calenda, che nel 2022 ha definito "un’idea idiota" insegnare il veneto nelle scuole, ma nel 2025 s’è tatuato un tridente ucraino sul polso, cioè il simbolo di un nazionalismo le cui basi storiche e culturali sono tutt’altro che antiche e solide.
Premesso che tutti i nazionalismi si fondano su letture e costruzioni meramente ideologiche e su una certa dose di mistificazioni, nella storia veneta esistono più elementi di linearità di quanti se ne possono trovare nei percorsi storici di molti stati africani, asiatici e anche europei di cui oggi nessun progressista si sognerebbe di invocare l’abolizione per "mancanza di prerequisiti". Basti pensare che già un memorialista veneto ottocentesco, Antonio Maresio Bazolle (1818-1896), nel suo trattato Il possidente bellunese (edito solo nel 1986), probabilmente rifacendosi almeno in parte a sua volta al veneziano Giacomo Filiasi (1750-1829), autore delle Memorie storiche de’ Veneti primi e secondi (1796-1798), delineò arditamente una continuità storica tra i Venetici preromani, i sudditi della Serenissima e i veneti della sua epoca.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il Veneto non è nato negli anni Settanta: storia e testimonianze di un nome
Lascia il tuo commento