Divenuto una sorta di slogan culturale della città di Napoli, il modo di dire “Vedi Napoli e poi muori” può sembrare, per chi non lo conosce, un augurio di malasorte.
In realtà questo poetico modo di dire, la cui origine risale a oltre due secoli fa, nasconde un amore e un’ammirazione smisurati nell’animo di colui che pronunciò questa frase.
"Vedi Napoli e poi muori": perché si dice e chi l’ha pronunciata
Il modo di dire "vedi Napoli e poi muori” nasce per opera dello scrittore e poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe. Il grande intellettuale fece un viaggio in Italia tra il 1786 e il 1788 giungendo, tra le varie tappe, proprio a Napoli.
La visita della città partenopea lo colpì profondamente: nella sua opera Viaggio in Italia, infatti, il poeta descrisse Napoli come una città ricca di bellezza e di una straordinaria vitalità, difficile da incontrare altrove. Per esprimere la meraviglia dei colori e dei sapori di una città così calda e vivace, Goethe coniò quindi questo ormai celeberrimo modo di dire, intendendo che solo dopo aver potuto ammirare le strade, il mare, il Vesuvio e i paesaggi di questa città si può passare a miglior vita, consapevoli di aver riempito gli occhi e l’animo di una bellezza che vale la pena di essere vissuta almeno una volta nella propria esistenza.
Recensione del libro
Viaggio in Italia
di J. Wolfgang Goethe
“Vedi Napoli e poi muori”: un modo di dire famoso anche nello spettacolo
Nonostante la frase sia stata pronunciata ormai più di due secoli fa, "vedi Napoli e poi muori” rappresenta per i napoletani l’orgoglio di essere cittadini di una realtà spesso complicata ma allo stesso meravigliosa e senza termini di paragone. L’espressione ha continuato a essere utilizzata negli anni anche nello spettacolo, così da conferirle un’eco ancora maggiore, anche a livello internazionale.
Nel 1953 l’espressione di Goethe appare addirittura come titolo di un film di Riccardo Freda, uno dei classici melodrammi del periodo del dopoguerra. Curiosamente il film fu distribuito anche negli Stati Uniti con la traduzione inglese della frase di Goethe See Naples and Die.
Più recentemente, nel 2006, con lo stesso titolo Enrico Caria realizzò un documentario che fondeva interviste e scene d’archivio per ricostruire l’immagine di una città contraddittoria, purtroppo funestata spesso dalla criminalità organizzata e dal degrado urbano, che al contempo riesce ancora a stupire residenti e turisti per la sua vitalità culturale e l’indiscutibile bellezza delle sue località più famose e apprezzate.
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