- Autore: Omar Di Maria
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Giallo, amore, morte, anche politica e tanta storia occulta dell’Italia del secondo Novecento, in un poliziesco insolito, per contenuti e intensità della trama. Non a caso si muove a suo agio tra i Palazzi e i loro abitanti Omar Di Maria, autore di Un colpo solo, romanzo recente edito da Pendragon (marzo 2025, collana Linferno, 187 pagine).
La casa editrice è bolognese, altro aspetto non casuale, visto che nel capoluogo emiliano il nostro Omar vive e lavora. Di natali marchigiani, a Mombaroccio-Pesaro, laureato in sociologia nell’ateneo di Urbino, è stato per oltre vent’anni a Roma, in servizio anche nella Presidenza del Consiglio dei ministri. Da molti anni si dedica allo studio della storia contemporanea. Con Pendragon ha già pubblicato oltre dieci romanzi, dal 2005. Il precedente: La cilena (2024).
La bolognesità acquisita spicca in tutto il testo. Sapevate che sotto le torri chiamano “maraglia” le donne che si vendono? Vuol dire non solo prostituta, anche poco di buono. E tutti quelli che arrivano dal sud Italia sono “marocchini”, non solo i nativi di Rabat e ampi dintorni. Di Maria scrive in un modo più che apprezzabile: invidiabile. Certe sue pagine sono pezzi di nera, da prima firma di cronaca sui quotidiani. Periodi brevi, soggetto, verbo, predicato, punto. Istantanei, sincopati, non una parola o una virgola di troppo. Tanta essenzialità valorizza il caso narrato e attrae i lettori, li porta con sé in via Santa Margherita, nel centro di Bologna, dove una donna viene trovata uccisa, colpita alla testa da un martello. Non rinvenuto.
Mentre passeggi alle cinque del mattino mattino con la sigaretta in bocca. L’aria è fredda, il fumo ti esce dal naso. Uno starnuto. Un brivido dalla testa ai piedi. Qualcuno ti si avvicina. Può essere chiunque. Uno che porta a spasso il il cane. Un insonne con la solita depressione. I passi si fanno più vicini. Ti giri. Forse lo hai riconosciuto. Accenni un saluto. Stai per dirgli qualcosa. Poi, il colpo. Pochi secondi di nebbia alla vista. Il cervello si spegne.
A ritrovare il cadavere, in una pozza di sangue, è stato un uomo con cui la vittima aveva avuto una relazione. Solo platonica, a quanto pare, le aveva fatto da cavaliere. Oliviero Rigoni, sessantacinque anni, impiegato in pensione e all’occorrenza barman. Un colpo secco, uno solo, violento, alla tempia destra. È morta così Teresa Schiavo, detta Terry, quarantacinque anni, arrivata a Bologna da Reggio Calabria con i genitori quando ne aveva undici. Bellissima. Provocante. Indossatrice mancata. In odore di stupefacenti: ammetteva di assumere cocaina. Per qualche mese era stata assunta al Bar Aurum e lì aveva conosciuto Rigoni. Niente sesso, solo amicizia vera. Ogni tanto si prostituiva, nell’appartamento di una collega, la Gina, in via San Felice.
Oliviero si offre alla Polizia come informatore sul caso. Il commissario capo della Squadra Mobile accetta la collaborazione. È Nestore Bianconi, cinquantasette anni, un matrimonio fallito alle spalle, niente figli. L’amore è protagonista nella sua vita, ha amato e ama. Prova compassione per Terry, un enigma, una povera disgraziata tossicodipendente, alcolizzata, immatura, incostante, ingenua e molto disponibile. Fascino straordinario e bellezza buttati al vento, ferita da qualcosa nell’animo fin dall’infanzia. Gran bel personaggio Bianconi, alla soglia della pensione, innamorato della storia e con un romanzo nel cassetto, “Depistaggio”, sull’Italia dalla Seconda Guerra mondiale ad oggi, caduta del fascismo compresa. Politica, vicende storiche chiare o meno chiare, riforma della Polizia, attività degli apparati di sicurezza, un sacco di cose. Sulla copertina, una sfinge. Un libro che gli ha procurato guai: alla sua età, la nomina a questore aggiunto è stata firmata solo da pochissimo. Ed ecco che l’esercizio intellettuale-editoriale del Bianconi, storico per passione, diventa la seconda traccia da seguire nella trama, in un poliziesco che al giallo di via Santa Margherita affianca i tanti gialli di un Paese tanto pizza, mafia, mandolino, sistema e servizi, deviati e non.
Omicidio, vittime, tanti segreti all’italiana, coperti, inspiegabili, sommersi, emersi, opinioni pubbliche sviate dalla disinformazione. Omar Di Maria è un osservatore della Prima Repubblica, è stato vicino ai protagonisti di Governo del centrosinistra, all’epoca della caduta dei partiti, Mani Pulite, Tangentopoli. In quarta di copertina, una fotografia a colori lo riprende affianco al senatore a vita democristiano Emilio Colombo, con cui ricorda di avere intrattenuto “un lungo rapporto di amicizia”. Omar ha voglia di dire la sua su tanti fatti e dare la sua versione su certi fatti. Ecco spiegato perché abbia voluto proporre come premessa al romanzo l’intervista su “Il Corriere della Sera” del 3 giugno 2024 al già senatore Giovanni Pellegrino, avvocato, giurista, storico e politico, che allo scoppio di Tangentopoli, nel 1992, presiedeva la Giunta per l’immunità a Palazzo Madama.
Nei giorni in cui la prima Repubblica cadde, vide cose che nel Palazzo non si erano mai viste. E ora dice cose che non si erano mai sentite.
Un franco colloquio con il giornalista del “Corriere”, Francesco Verderami, concluso da un’affermazione icastica del sen. Pellegrino, che per Di Maria assume un significato determinante. Mani Pulite non realizzò il suo disegno (una rivoluzione, per portare la giurisdizione al potere), ma distrusse il sistema dei partiti.
Se penso a quegli anni mi viene da piangere. Avevo stima dei magistrati di Milano, Borrelli li guidava benissimo. Ma il loro principio, che si basava sul primato del potere giudiziario, era in contrasto con il disegno costituzionale.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Un colpo solo
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