Per chiunque decida di scrivere un testo, che si tratti di uno studente alle prese con un tema o di uno scrittore impegnato nel suo primo romanzo, l’uso dei tempi verbali è sempre fonte di dubbi e di perplessità, per questo oggi cerchiamo di chiarire la distinzione tra tempi verbali di retrospezione e di previsione.
Per comprendere questa tassonomia dobbiamo porre alcune indispensabili premesse riguardo alla funzione e all’utilizzo dei verbi in un testo. Se consideriamo, dapprima, l’italiano parlato e colloquiale è evidente che i verbi non sempre riflettono in modo oggettivo il tempo passato, presente e futuro o la vicinanza e la lontananza nel tempo o, ancora, la durata di una qualsiasi azione. Ciò è piuttosto evidente quando, ad esempio, utilizziamo l’indicativo presente per esprimere quello che succederà in un futuro più o meno prossimo, come avviene in affermazioni quali:
“Domani vado a pranzo da mia nonna”
Considerazioni simili potrebbero valere per il cosiddetto presente storico con il quale attualizziamo le vicende di un personaggio che potrebbe essere vissuto anche molti anni fa, come avviene quando, ad esempio, all’interno di una biografica, potremmo affermare che:
“Pirandello insegna all’Università di Roma”
In questi come in molti altri casi (un altro esempio abbastanza lampante sono i titoli dei giornali, quasi sempre al presente perché riguardano eventi di stringente attualità che però, di fatto, sono già avvenuti in un passato, pur molto prossimo) il verbo non porta informazioni effettive sul tempo in cui si è svolta l’azione, che viene desunto da un contesto più ampio e da altri elementi linguistici (come, ad esempio, gli avverbi o le congiunzioni), quanto, piuttosto, informazioni di altra natura (ad esempio informazioni lessicali).
Proprio in questa direzione si muove l’analisi del linguista tedesco Harald Weinrich che nella sua opera più nota, Tempus. Le funzioni dei tempi nel testo, ha messo in atto una vera e propria rivoluzione che ha avuto molteplici effetti nell’analisi narratologica e che, quindi, può rivelarsi molto feconda anche per uno scrittore che si appresta a scrivere un testo narrativo, racconto o romanzo che sia.
Weinrich, per sua stessa ammissione, quando considera i testi lo fa utilizzando delle “lenti bifocali”, egli associa, infatti lo sguardo del letterato a quello del linguista e utilizza questa analisi “multifattoriale” per risolvere questioni linguistiche come la funzione che i verbi rivestono nella frase. In estrema sintesi lo studioso tedesco crede che i verbi non servano per esprimere, oggettivamente, il passato, il presente e il futuro, ma siano, piuttosto, dei segni che chi confeziona il messaggio (l’emittente) utilizza per orientare la ricezione del messaggio da parte del destinatario. In altre parole essi condizionano lo stesso rapporto che intercorre tra emittente e destinatario, direzionando il legame tra il processo comunicativo e il testo e, quindi, in definitiva, diventano “istruzioni” messe a disposizione di chi fruisce il testo, per garantirne una effettiva comprensione.
Ciò è ancor più vero nei testi scritti che, a differenza della comunicazione orale, dove il rapporto tra emittente e destinatario è caratterizzato da una distanza sia nello spazio sia, molto spesso, anche nel tempo.
I tempi di retrospezione e previsione e la prospettiva linguistica
Tra le varie funzioni testuali che Weinrich assegna ai tempi verbali, oltre alla definizione dell’atteggiamento linguistico, che porta con sé la distinzione tra tempi commentativi e narrativi, e del rilievo narrativo, al quale è associata la distinzione tra tempi di sfondo e tempi di primo piano, di cui ci siamo occupati in altri articoli, troviamo anche la prospettiva linguistica.
Per comprendere pensiamo a quello che succede ogni qualvolta abbiamo tra le mani un romanzo: qualche pagina la leggiamo a casa, quando abbiamo bisogno di rilassarci o di svagarci, poi mettiamo il libro nello zaino perché può farci compagnia quando siamo in metropolitana, sul treno o in una sala d’attesa. Non solo, ogni qualvolta leggiamo, in realtà leggiamo una sola frase: tutto quello che abbiamo letto prima potremmo dire che lo sappiamo già, che lo abbiamo già appreso ma che lo dobbiamo tener presente per comprendere le pagine che ci rimangono, mentre su tutto quello che segue possiamo fare delle supposizioni, è oggetto di attesa e di previsione. Weinrich parla, a questo proposito di preinformazione e postinformazione e nota come, quando leggiamo un testo, oltre al decorso lineare delle informazioni, il tempo reale, dobbiamo tener presente anche una seconda dimensione, che Weinrich definisce tempo testuale, dove, mediante opportuni segni linguistici ossia attraverso i tempi verbali utilizzati, le informazioni presentate prima vengono rese di nuovo attuali mentre quelle che saranno offerte dopo vengono anticipate.
La prospettiva linguistica è il rapporto tra il tempo reale e il tempo testuale: tale rapporto può essere neutro (si parla, quindi, di grado zero) oppure, scegliendo un tempo verbale piuttosto che un altro, può essere regolato e direzionato al passato (retrospezione) o al futuro (previsione).
Questa distinzione va poi declinata sull’atteggiamento linguistico, ovvero si applica sia sul versante della narrazione propriamente detta, sia sul versante del commento. Ecco, allora, quali sono i tempi verbali neutri, di retrospezione e di previsione:
| Narrazione | Commento | ||
| Grado zero | Passato remoto Imperfetto |
Presente | |
| Retrospezione | Trapassato prossimo Trapassato remoto |
Passato prossimo | |
| Previsione | Condizionali | Futuro |
Come si utilizzano i tempi verbali di retrospezione e previsione: un esempio letterario
La prospettiva linguistica ci permette di comprendere come il sistema dei tempi verbali possa essere estremamente utile per dare forma linguistica alla struttura temporale dell’intreccio e, quindi, per stabilire quale sequenza temporale debba seguire la narrazione.
In genere - anche se vistose eccezioni sono possibili sulla base di scelte stilistiche soggettive o del movimento letterario nel quale uno scrittore si riconosce - una narrazione avviene al presente, al passato remoto o all’imperfetto: si tratta, infatti, dei tempi verbali del grado zero della prospettiva linguistica, che possono essere impiegati o per la narrazione propriamente detta o per parti del testo che svolgono una funzione di commento (riflessioni, considerazioni dei personaggi, espressione di sensazioni ed emozioni soggettive). Sempre schematizzando e semplificando possiamo affermare che:
- i tempi verbali di retrospezione, corrispondono, nella narrazione, alle analessi, ovvero ai flashback;
- i tempi verbali di previsione, invece, alle prolessi, ovvero ai flash-forward (anticipazioni);
Consideriamo un breve esempio tratto dal capitolo XVI de Il fu Mattia Pascal, dove Luigi Pirandello narra il “suicidio” di Adriano Meis.
Un brivido mi colse, di sgomento, che fece d’un subito insorgere con impeto rabbioso tutte le mie vitali energie armate di un sentimento d’odio contro coloro che, da lontano, m’obbligavano a finire, come avevan voluto, là, nel molino della Stia. Esse, Romilda e la madre, mi avevan gettato in questi frangenti: ah, io non avrei mai pensato di simulare un suicidio per liberarmi di loro. Ed ecco, ora, dopo essermi aggirato due anni, come un’ombra, in quella illusione di vita oltre la morte, mi vedevo costretto, forzato, trascinato pei capelli a eseguire su me la loro condanna. Mi avevano ucciso davvero! Ed esse, esse sole si erano liberate di me...
All’inizio di questo breve passo il protagonista sta evidentemente narrando alcune sue vicende, esprime un suo sentimento ma, poi, lo motiva anche (“come avevan voluto”, “mi avevan gettato”) con un riferimento alle azioni di Romilda e della madre: è qui che la prospettiva linguistica si volge al passato, con un tempo di retrospezione (trapassato prossimo) e, subito dopo, al futuro, con un tempo di previsione (condizionale) che chiarisce le intenzioni del protagonista (“io non avrei mai pensato di simulare un suicidio”).
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Tempi verbali di retrospezione e di previsione: quali sono e come si utilizzano
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