- Autore: Anthony Horowitz
- Genere: Libri per ragazzi
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Mondadori
Un giallo per ragazzi, ma che sa graffiare anche gli adulti che hanno perso da tempo la capacità di sorridere con intelligenza. Non c’è nulla di tenero in Tempi tempestosi a Villa Ghiacciaossa (Mondadori, 2003, trad. di A. Ragusa, illustrazioni di V. Facchini), se non la maschera della tenerezza. Anthony Horowitz scrive per chi vuole ridere e indagare nello stesso tempo, per chi non crede che l’umorismo e il mistero debbano escludersi, per chi è cresciuto con Agatha Christie ma si sente ancora troppo vivo per farsi anestetizzare.
Stormo di personaggi sopra le righe, archetipi che si prendono gioco di sé, cliché che si ribaltano. La villa, con il suo nome ridicolo e minaccioso, è un teatro perfetto di assurdità. Ogni stanza è un’ombra, ogni personaggio un teatro, ogni dialogo una lama in guanto di velluto. I ragazzi protagonisti non sono supereroi, non sono detective per caso, sono cervelli inquieti in corpi che nessuno prende sul serio. E proprio per questo fanno centro.
L’autore dosa la tensione come una danza grottesca: la risata si inceppa nella gola, il mistero si sfilaccia, poi si stringe di nuovo come un nodo. Ogni pagina è un colpo di scena, ma non nel senso patinato del termine. Qui le svolte sono sbilenche, a volte ridicole, a volte lucidamente assurde, sempre funzionali a un ritmo narrativo che non si siede mai. Se ti rilassi, sei fregato. Se credi di aver capito, sei fuori strada. Se credi che sia solo per ragazzini, sei tu il ragazzino.
Il linguaggio è spigliato ma preciso, mai superficiale. L’architettura del mistero è salda, ma è dentro una scenografia di battute, tic verbali, momenti slapstick che ricordano i vecchi noir e le migliori serie televisive britanniche. Horowitz ha una penna che sa divertirsi, ma sotto c’è la lama. Sempre. Perché il delitto resta delitto, anche se ci ridi sopra. Perché l’avidità, la vanità, la stupidità non hanno età.
Chi legge si trova tra il gorgo della commedia e l’acume del crimine. Il tono è leggero, sì, ma il contenuto no. Il messaggio è chiaro: anche i bambini vedono l’oscurità, la percepiscono, la elaborano, la superano. Il libro non protegge, accompagna. Non semplifica, allude. Non insegna morale, mostra dinamiche.
E allora ecco cosa resta: una villa bizzarra, una tempesta che è solo la cornice del vero disastro, una sequenza di mosse sbagliate da adulti distratti, un’indagine portata avanti da chi ha gli occhi ancora aperti. Alla fine, Tempi tempestosi a Villa Ghiacciaossa è un libro che parla della stupidità umana con l’intelligenza di chi non ha bisogno di urlare. Ed è raro.
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Un libro perfetto per...
A chi ama i gialli classici ma ha bisogno di una sferzata di ironia. A chi legge ancora con occhi vigili, a chi sa che l’intelligenza può essere spassosa, a chi è cresciuto con Sherlock e Cluedo ma ora cerca qualcosa di più contemporaneo. Ai ragazzi svegli, agli adulti ancora capaci di indignarsi per la stupidità, ai lettori che non sopportano i libri con morale. A chi ride, ma solo quando c’è da pensare.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Tempi tempestosi a Villa Ghiacciaossa
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