Solo le bestie
- Autore: Giammarco di Biase
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2025
A chi scrive sembra assurdo che delle poesie così pure ma anche prosastiche di grande leggibilità si incartino nelle bandelle. Giammarco di Biase con la silloge Solo le bestie (Marco Saya edizioni, 2025, prefazione di Davide Grittani), trova il modo di ricordare il padre, essendo l’autore con una vita bipolare, a volte come un nervoso figlio abbandonato, a volte come scelta inevitabile, anche se ingrata.
Scrive in modo semplice che a livello emozionale può toccare tutti, anche quelli che non leggono poesia, anche perché sembrano soldi buttati se leggendo l’introduzione su bandella c’è scritto, fra riflessioni condivisibili, così: "Poesia, questa, sclerotica che si auto - fagocita ad ogni enjambement, senza però mai smarrirsi...". Un lettore di poesie ha dovuto adattarsi a questo neo ermetismo, senza sfogliare le parole scritte, perché immagina di non capire niente. Come se fossero versi che sono impazziti con la metanfetamina, mentre l’autore voleva solo trasmettere il dolore della mancanza di un genitore.
D’altra parte chi scrive ha la libertà di mettere i vocaboli all’incontrario, se trova chi lo pubblica. E sempre più poeti improvvisati si auto pubblicano, per avere la coscienza a posto, come a dire “io sto bene, ho lasciato una scheggia di immortalità e voi niente”. Mentre chi fa uso di enjambement, che sarebbe una rottura di una frase che diventa di senso compiuto con la continuazione della stessa, nella prossima riga, si limita a dare senso ai versi, tranne nell’ultima parte, quando scrive in prosa di queste perdite di familiari a causa delle siringhe, del metadone, di una vita non risolta; ma il figlio lo dice rispettosamente, non si capisce chi assume queste droghe, degli antidepressivi e dei calmanti: in un gioco di specchi, chi faceva e chi fa ora uso di sostanze, se il padre nella realtà o il figlio in immagini non recenti.
L’autore scrive:
Un cervo nella bocca: buongiorno papà! / Una finestra quando divori la pillola, scavalchi / lingue di cortili per fagocitare lo specchio di ritorno / al volto scomparsi / facce da blister, un popolo di veggenti che baratta / disastri per la chimica perché ci pare in foto un / padre morto anziché i blu e i rossi delle stanze di Kieslowski. / Quando nella lotta una creatura cornuta / ci accompagnerà incatenati a una giubba ci lasceremo / soli verso un’alba con le zampe d’alluminio.
Certo bisogna conoscere il regista polacco Kieslowski, un cineasta scomparso nel 1996, ma il nucleo c’è e divampa anche per i lettori che non hanno visto i film succitati. Grande ammirazione per Giammarco di Biase.
Solo le bestie
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