Simone De Beauvoir è stata una scrittrice, filosofa e accanita lettrice del secolo scorso. Icona della donna nuova, quella che si sgancia dal potere maschile, fu un’anticonformista e indisciplinata ragazza, come si descrive nel suo libro forse più celebre, Memorie d’una ragazza perbene (Einaudi, 2014). Simone proveniva dall’alta borghesia parigina, aveva avuto degli amori lesbici che la lasciarono piuttosto indifferente, in quanto amare le altre donne giovani significava poterle aiutare se erano rimaste incinte o erano state molestate durante una festa, se erano state costrette a perdere la verginità a causa di un fidanzato più grande anagraficamente. Il sesso le piaceva, ma mai quanto la conoscenza in senso lato. Il rigore formale e bigotto della sua famiglia la portarono a frequentare, durante l’università, un gruppo di ragazzi, tra cui c’era anche Jean Paul Sartre, che parlavano di esistenzialismo.
Julia Kristeva scrive il libro dal titolo Simone De Beauvoir. La rivoluzione del femminile (Donzelli editore, 2018, traduzione di Alessandro Ciappa). La Kristeva non ha nessuna intenzione di scrivere una agiografia, insomma scrivere bene di qualcuno per partito preso. Le riconosce il merito di aver scosso all’inizio la borghesia francese, di aver scritto di donne che sono allo stesso livello del marito, del fidanzato ma non possono farsi avanti, in caso contrario perderebbero la loro identità. In realtà, il patriarcato non è diventato una montagna gigantesca solo per la forza maschile, ma dando addosso alla donna che non è capace di fare niente. Ora sembra quasi fantascienza, ma Il secondo sesso venne pubblicato nel 1958, tredici anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Già votare sembrava un miracolo, e negli anni Settanta uscirono film mediocri americani che facevano del triste sarcasmo di donne che avevano scelto di fare le soldatesse.
E poi proprio avere un utero fu motivo di inferiorità fisica. Le donne vomitavano, perdevano sangue, facevano morire i bambini per ignoranza. Il mondo maschile era totalmente al di fuori di questi avvenimenti. Un esempio per tutti: la prima moglie di Alessandro Manzoni fu Enrichetta Blondel e, pur amandola moltissimo, Manzoni, che non si interessava dei problemi ginecologici della moglie, avrebbe capito che bisognava prendere una qualche misura per la donna fragile e malata che diceva di amare. Più o meno venti figli, tra quelli nati e subito morti e gli altri e le altre. La Blondel morì giovanissima. Cosa impossibile nel 1977, dove si arrivò addirittura alla gestione delle nascite da parte delle sole donne che, per autodeterminazione, potevano avvertire o meno il marito o il compagno.
Poco testo viene lasciato all’uomo della De Beauvoir, Sartre, che fu preso da Simone per i primi tempi, ma non si lasciarono mai, in un’ottica sadomasochista. La De Beauvoir ebbe molti amanti, le piaceva il sesso non riproduttivo, ma era troppo impegnata per avere figli.
La Kristeva chiosa che i migliori amanti di Simone erano uomini grandi e grossi, non acculturati, che non sapevano nemmeno il nome della scrittrice. La Kristeva, che è anche una psicanalista, scrive della sua idea sulla Beauvoir, sui sogni che faceva, su alcuni paragrafi del saggio Il secondo sesso. Ma chi scrive ha proprio sperimentato la forza delle ragazze e delle donne ora che sono quasi libere da ogni giogo. Peraltro scritto questo saggio in modo impeccabile, un libro importante.
- Autore: Julia Kristeva
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Simone De Beauvoir. La rivoluzione del femminile
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