L’espressione latina si vis amari, ama divenne proverbiale già al tempo della Roma antica: il suo significato più profondo risiede nell’importanza che la reciprocità riveste in ogni rapporto affettivo.
È Seneca, nelle Lettere a Lucilio, che riflette sull’amicizia e che ci illustra l’importanza di amare e di aiutare gli altri, se, a nostra volta, vogliamo essere amati o aiutati.
L’origine della locuzione latina si vis amari, ama, si ritrova però nella cultura greca: scopriamo insieme chi l’ha detto e quali sono gli autori che hanno ripreso e valorizzato questa espressione anche nei secoli successivi.
Si vis amari, ama: il significato dell’espressione
L’espressione latina si vis amari, ama può essere letteralmente tradotta con la locuzione se vuoi essere amato, ama (a tua volta). È opportuno, però, contestualizzare la frase e guardare al paragrafo che la comprende, per averne una comprensione migliore. Il passo da cui è tratta recita:
“Quaeris quomodo amicum cito facturus sit? (...) Hecaton ait: «Ego tibi monstrabo amatorium sine medicamento, sine herba, sine ullius veneficae carmine: si vis amari, ama». Habet autem non tantum usus amicitiae veteris et certae magnam voluptatem sed etiam initium et comparatio novae”.
Che potremmo tradurre in questo modo:
“Mi chiedi in che modo si possa velocemente diventare amici? (...) Ecatone disse: «Io ti indicherò un filtro d’amore, privo di medicamenti, di erbe e di qualunque formula malefica: se vuoi essere amato, ama». Si ricava grande soddisfazione non solo dalle amicizie vecchie e sicure ma anche dall’iniziarle e dal procurarsene di nuove”
Seneca ci parla qui di un particolare tipo di amore, dell’agape e non dell’eros. Se quest’ultimo nella cultura classica è l’amore passionale e carnale, quello che provano le persone innamorate e che si consuma non solo con la mente ma anche con il corpo, quello di cui ci aveva parlato anche Platone, nel Simposio, l’altro, l’agape, è l’amore o, meglio, l’affetto fraterno, il sentimento che provano l’uno per l’altro due amici.
Con questa frase celebre il filosofo stoico sottolinea in particolare due concetti: la reciprocità e la proattività. Se vogliamo essere amati, dobbiamo amare a nostra volta: è illusorio pensare che un’amicizia vada avanti per inerzia, tutt’altro: le amicizie sono come le piante, vanno innaffiate altrimenti si seccano. Ciò perché un rapporto amicale è fatto di condivisione, di momenti passati insieme, di confidenze, di chiacchiere, di esperienze, anche forti, condivise. E in questa condivisione l’iniziativa non può essere unilaterale, ci possiamo ragionevolmente aspettare che i nostri amici ci invitino ad uscire o al cinema, se però teniamo davvero a quel rapporto, anche noi dovremo prendere l’iniziativa e proporre, invitare, ricambiare, spenderci e impegnarci nella riuscita di un progetto condiviso. Non parlo di massimi sistemi: se vi invitano a cena, la prossima volta toccherà a voi mettervi sui fornelli, se decidete di andare in vacanza insieme non potete aspettarvi che il vostro amico o la vostra amica vi facciano da guida turistica, cercate, voi per primi, un itinerario, un luogo da visitare, il mezzo pubblico per arrivarci, il B&B migliore dove pernottare.
Ciò è ancor più vero, come ci ricorda Seneca, quando si tratta di stringere nuove amicizie, un’attività, questa, che con il passare degli anni, l’ingresso nel mondo del lavoro e la riduzione del tempo libero per molti diventa più difficile. Anche qui il consiglio è di praticare la reciprocità ma anche la gentilezza e la proattività: fate il primo passo, date almeno un po’ di fiducia, siate generosi, se non riuscirete a farvi una nuova amicizia quanto meno lascerete un buon ricordo di voi.
Si vis amari, ama nelle Lettere a Lucilio di Seneca
Come già detto, è Seneca l’autore della massima si vis amari, ama. La ritroviamo nel primo libro delle Epistole a Lucilio, nella nona lettera. Il testo considera la figura del saggio e inizia con un confronto tra la figura del saggio epicureo e quella del saggio stoico. Entrambi sono caratterizzati dall’autarkeia, dall’autosufficienza, dalla capacità di bastare a sé stessi, entrambi vincono le avversità ma l’epicureo non le avverte neanche, a differenza dello stoico.
Ciò vale anche per l’amicizia, altro tema portante della lettera: il saggio stoico non è una monade isolata che vuole stare senza amici, anche se sa vivere anche senza di loro; non solo, egli non desidera farsi nuovi amici per opportunismo, perché potrebbe averne bisogno nelle vicissitudini di ogni giorno. Il saggio stoico desidera l’amicizia in sé stessa, perché la ritiene un sentimento bellissimo, anche se per vivere felice gli è sufficiente avere solo sé stesso, disporre di un animo onesto, fiero e incurante della sorte.
Origine e fortuna dell’espressione si vis amari, ama
Come testimonia il testo citato sopra Seneca non è il primo a rilevare la fondamentale importanza della reciprocità nei rapporti amicali, egli cita infatti Ecatone di Rodi, un filosofo stoico greco, vissuto tra il II e il I secolo a.C. Che sarebbe stato discepolo di Panezio di Rodi e che, per primo, avrebbe usato l’espressione si vis amari, ama. Le sue riflessioni sono riprese e ricordate da Seneca non solo nelle Lettere a Lucilio ma anche nel De beneficiis.
Una massima simile si ritrova, però già in Esiodo che ne Le Opere e i giorni afferma:
“Ama chi t’ama, chi incontro ti viene, tu fattigli incontro;
e doni offri a chi doni t’offrì: a chi non dà, tu non dare.
Al generoso si dà, ma dar non si deve all’avaro”.
L’espressione ama chi t’ama, come risulta chiaro da questo passo, pur molto simile a si vis amari, ama, è connotata da una sfumatura di significato lievemente diversa: è un invito a ricambiare l’amore o il dono ricevuto ma ci parla di un soggetto più passivo, che non è mai il primo a prendere l’iniziativa.
Dello stesso tenore sono alcuni versi del Canzoniere di Petrarca dove il poeta nota che:
Proverbio "ama chi t’ama" è fatto antico.
I’ so ben quel ch’io dico: or lass’andare,
ché conven ch’altri impare a le sue spese.
In queste ultime parole riecheggia anche una certa disillusione: amare chi non ci ama è sempre fonte di frustrazione e insoddisfazione; il poeta invita a lasciar andare la persona che non ricambia l’affetto e l’amicizia, consapevole che spendersi per lui, o per lei, sarebbe solo vana fatica.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Si vis amari, ama”: significato, chi l’ha detto e origine
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Interessante e condivisibile. Splendido anche il Seneca del "De brevitate vitae".
Tutto molto interessante