Ovidio nelle sue Metamorfosi tratta gli dei come se fossero fratelli più saggi o più pazzi degli uomini, e già il filosofo Evemero di Colofone li considerava uomini divinizzati. Sono buoni, cattivi, innamorati degli uomini, irati, ma non mostrano sofferenza.
La loro immortalità li rende privi di questa esperienza importante per diventare veri uomini e vere donne. Non hanno vita interiore perché non conoscono la morte, e quindi non si pongono domande fondamentali.
Ma forse c’è un’eccezione: Dioniso, il dio che soffre, che resuscita, che fa impazzire. Prima di parlare di lui dobbiamo però raccontare della madre, Semele.
Semele: il tranello di Era e il desiderio di conoscere Zeus
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Semele è una ninfa, figlia di Beroe o di Cadmo a seconda delle leggende, che viene notata da quel mascalzone cacciatore di donne che è Zeus, che la ingravida di un figlio che avrà una storia particolare.
Era è gelosa del marito e tende una trappola alla fanciulla. Si traveste da nutrice e mostra di non credere alla storia dell’amante divino suscitando la rabbia e la curiosità di Semele (come assomiglia a Psiche!) che muore dalla voglia di sapere chi è Zeus, se è veramente un dio.
La curiositas femminile porta con sé guai, a differenza del desiderio di conoscenza maschile che è positivo. La donna è un essere privo di intelligenza, incapace di elevarsi dalla sua essenza terrestre, ma per Semele non sarà così.
Semele insiste per sapere e Zeus promette a malincuore (la vicenda è simile a quella di Elio nel primo libro) di mostrarsi nella sua essenza divina, anche se sceglie i fulmini meno potenti conoscendone la portata. Inutile. Un dio non può mostrarsi ad un mortale nella sua essenza divina senza ucciderlo.
La hybris di Semele e la sua trasformazione in divinità
Semele si macchia del peccato di hybris, di arroganza, di voler esser simile ad un dio. Sotto questo aspetto, la bella Semele non è diversa da Eva, la madre di tutti, ma la religione pagana è diversa da quella cristiana e Zeus è un padre affettuoso. Semele muore e il figlio in pericolo viene cucito nella coscia di Zeus, che porta avanti la gravidanza come una sorta di utero artificiale, e infine viene allevato dalle zie ninfe che lo nascondono alla rabbia di Giunone.
Ma la situazione non cambia e Semele morta verrà richiamata in vita e assunta tra gli dei; lo stesso Dioniso, una volta adulto, patirà e diventerà dio, ma non dimenticherà la sua umanità.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Semele, madre di Dioniso: la donna che soffrì e che diventò dea
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