- Autore: Marco Saya
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2022
Di fronte a queste poesie di Marco Saya, la prima cosa che viene in mente è che le parole sono importanti. Ma non sono sacre, inviolabili; la nostra lingua italiana, in otto miliardi di individui censiti, chi la capisce, chi la legge? Anche dopo il sovvertimento del 1963, quando poeti e scrittori dissero di aver bisogno di maggiore libertà, di non restare nei binari del "ti scrivo" una storia dove tutto era comprensibile, da leggere a voce alta mentre i bambini si addormentano. Alcuni scrittori vennero messi sulla graticola; il povero Carlo Cassola venne definito "la nuova Liala", perché si capivano trame e parole. Ma si comprese subito che con questi nuovi testi non si vendeva niente e gli editori stavano al palo. Marco Saya riprende quella libertà testuale con la silloge Quando il tram deraglia la parola schizza resti (Marco Saya edizioni, 2022).
Un impazzimento tra significato e significante, le parole scritte per sporcare carta bianca con frasi incomprensibili. Saya lo scrive proprio:
Tutto finisce sempre tra la ripetitività degli accadimenti: che noia! Siamo qui a scriverne da millenni e ci arrovelliamo con parole d’effetto per fare, poi, la stessa fine piatta, sgangherata.
Intendiamoci: queste poesie sgangherate, appunto, divertono chi ha una profonda conoscenza della lingua italiana. Ma si ha il sospetto che, per trovare un po’ di quiete in questo pazzo mondo, poi si legga ogni tanto Leopardi che si sa a memoria. E le trame, le parole col solito significato se le sono prese la letteratura di genere: mai tanti ispettori, ispettrici, commissari, carabinieri, investigatori e investigatrici nelle librerie, che vendono parecchio e tengono su il mercato editoriale. Carlo Cassola sbertucciato è diventato scrittore da tesi di laurea, ammansito e letto velocemente. Che poi Saya che non ha certo paura delle parole, e che la sua casa editrice abbia parecchi estimatori è un fatto acquisito per lettori letterati, persone colte che leggono lo Zibaldone di Leopardi senza guardare quasi mai il vocabolario. E lo scrittore fa sua una stanchezza dei libri che si capiscono, i gialli e i noir e i romanzi sentimentali, e proclama a bassa voce:
Faticare a riconoscersi in questa umanità volgarmente distratta da gingilli di vario tipo, e descrivere tale contemporaneità è una perdita di tempo per il poeta in cerca di qualche pepita d’oro persa tra i pozzetti delle fogne. Scesi dal tram, la piccola umanità proseguiva la sua lenta corsa trastullandosi con gli usuali gingilli.
E queste parole vengono messe in un rettangolo ad hoc, con le lettere che cambiano formato. Perché la poesia è di fatto ancora elitaria, che capisce le citazioni che Saya mette nelle sue "frasi". Il lettore comune aspetta un un giallo noir di Maurizio De Giovanni e si chiede se il penultimo romanzo è arrivato in biblioteca.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Quando il tram deraglia la parola schizza resti
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