Vittorio Anastasia, Lorenzo Armando, Bruno Giancarli e Tiziana Triana aprono il programma professionale di Più Libri Più Liberi, nella giornata del 4 dicembre, parlando di come sono andati i primi 10 mesi dell’anno, con un focus sulla piccola e media editoria (tutte le informazioni sono disponibili sul sito dell’AIE).
Bruno Giancarli, redattore editoriale presso l’AIE, inizia dai dati: sono stati mesi negativi, poiché sono state comprate 2 milioni di copie in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un -3.1% che ha tante motivazioni, come il mancato impatto del fondo biblioteche o la rimodulazione della 18app; eppure confidano che, nel 2026 e 2027, il rafforzamento di queste misure possa tradursi un’inversione di questa tragica tendenza, che ormai prosegue dal post pandemia, dal 2021 in poi, e che caratterizza l’editoria nel complesso. In termini di venduto, si ha un valore complessivo nei canali trade pari a 1 miliardo e 100 milioni di euro, con un -2.4% di spesa.
Rimane un tema soprattutto per il piccoli editori, che impatta molto nei loro bilanci, ma in realtà è un valore complessivo di tutto il settore, che però ha andamenti molto diversi nelle classi di venduto dei vari editori:
- i grandi gruppi editoriali (Gems, Giunti, Feltrinelli e Mondadori) hanno chiuso l’anno in pareggio, e non è un quadro scontato, se pensiamo a com’era andata la prima parte dell’anno;
- una situazione molto complicata è per gli editori con un venduto inferiore: se gli editori fino a 1 milione di euro hanno avuto un calo del 7%, gli editori più piccoli hanno avuto cali anche a due cifre.
È utile porre questa analisi in un contesto di medio periodo: dal 2019 ad oggi, le quote sono state più o meno costanti: i grandi gruppi hanno perso un punto (dal 54,3 del 2019, oggi si assestano al 53.6%, che rappresenta comunque più della metà del mercato), mentre l’editoria fino a 1 milione di euro, molto rappresentata in questa fiera, ha una quota del 13% nel corso degli anni.
È interessante notare come novità e catalogo si siano mosse nel 2025 (con “novità” si intendono i titoli pubblicati dalla prima settimana del 2025 in poi, mentre con “catalogo” quelli dalla settimana 52 del 2024 in giù), e vediamo come le novità siano andate particolarmente male per gli editori più piccoli, con un 12% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mostrando come l’editoria più piccola resti un’editoria di catalogo. Per i grandi gruppi il discorso è diverso, soprattutto prendendo in considerazione le novità che ci sono state nell’ultimo periodo: i bestseller sono spesso titoli dei grandi gruppi, ma possono fungere da traino anche per il resto dell’editoria.
Per quanto riguarda le sfide per la filiera nel 2026 e le risposte della piccola editoria, sono stati mesi complessi, confermati anche dagli editori presenti nell’evento, che si ritrovano in questi dati. Tiziana Triana, direttrice editoriale di Fandango, sostiene che si tratta di una situazione molto complicata, perché quel segno meno significa in modo particolare la difficoltà di gestire quotidianamente un’impresa come quella editoriale. Spesso ci si dimentica che dietro la produzione di libri ci sono tante professionalità divise lungo la filiera, e quindi questa professionalità va ridimensionata, e in alcuni casi si rischia che sia costretta a chiudere. Non si parla solo di una crisi di mercato, ma di un cambiamento strutturale del nostro mercato editoriale.
Questo, per la categoria dei piccoli editori, ha come scoraggiante risultato che le persone non vedano i libri di quella porzione di editoria, quindi hanno una “barriera di accesso”, non riuscendo a immettersi sul mercato; se non si mette a tema che la piccola e media editoria non accedono al mercato se non facendo uno sforzo economico enorme, e quindi andando a limare la pur minima marginalità che un’attività possiede, allora il problema è destinato a persistere e a peggiorare. Quindi è indubbiamente vero che i grandi bestseller trainano il mercato, ma solo se trovano i libri accanto; in caso contrario, non possono dare respiro alla piccola editoria.
Vittorio Anastasia, fondatore di Ediciclo Editore, aggiunge che questi dati possono essere letti in tanti modi, uno dei quali è proprio come frutto inevitabilmente di una frammentazione notevole, perché censiscono i dati di oltre 7000 marchi, mentre nel 2008 erano solo 2800. Questo testimonia che “c’è un’enorme bibliodiversità, e questo denota una grande vitalità e creatività”; tutta questa massa, però, è difficile che trovi spazio in libreria. Il tema è che serve molto “equilibrismo”, ma, sostiene Anastasia, ci vorrebbe anche una semplificazione dei processi, perché reggere tutte le complessità è uno sforzo notevole.
Quindi cosa fare per non rimanere troppo piccoli, per crescere? Qui si aprono fronti diversi, ma chiude con una visione positiva: il mercato dimostra che c’è posto per tutti.
Nella seconda parte del convegno, si è parlato dell’efficienza della filiera, affermando che sono state messe in campo delle iniziative specifiche e tecniche. Nell’attesa che il mercato si riequilibri, stanno lavorando sul miglioramento delle inefficienze nella filiera, migliorando le quali aiuterebbe a dare la corretta visibilità e una metadatazione più accurata di tutti i prodotti che vengono messi sul mercato.
Un primo obiettivo ottenuto è mettere intorno al tavolo, in una sorta di workshop, tutti i soggetti che lavorano nella filiera, un obiettivo non da poco perché spesso sono realtà che non parlano in maniera così aperta. Uno dei temi affrontati è l’importanza del catalogo per la piccola e media dell’editoria poiché, se le informazioni sono gestite in modo corretto, il librario sta cercando un libro sa se è disponibile, ordinabile, e dove lo può acquistare, e questo lavoro migliora enormemente l’efficienza.
Un altro tema centrale riguarda bilanci, dati e indicatori di gestione, un argomento che va a toccare la gestione aziendale della cada editrice, un lavoro che è stato fatto già da qualche anno con l’ufficio studi dell’AIE. L’obiettivo è quello di diventare una figura più manageriale e imparare a gestire meglio le proprie attività. Infatti, definire un editore oggi non è facile, ci sono realtà molto differenti tra loro. L’AIE crede nella crescita della capacità manageriale dell’editore, un impegno che non significa solo trovare il libro giusto, ma è anche un lavoro di managerialità interna, partendo dai dati della casa editrice.
Inoltre, vengono affrontate tre parole chiave:
- rapporti con le biblioteche;
- attenzione ai territori;
- iniziative promozionali.
Le biblioteche sono oggetti di un importante intervento di finanziamento da parte del ministero, però è importante che i piccoli editori siano presenti, perché non è detto che questa diventi una risorsa anche per i piccoli editori, se il sistema di finanziamento non è pensato per garantire la bibliodiversità.
Per quanto riguarda l’attenzione ai territori, va ricordato che si tratta di un settore frastagliato, con realtà differenti, migliaia di piccoli editori sul territorio nazionale, e si sta cercando un modo per comunicare in maniera più efficace.
Infine, le iniziative promozionali: la filiera principale del mercato trade dà sempre meno spazio alla piccola editoria, che ottiene il maggiore fatturato tramite altri canali, e questi possono essere stimolati da iniziative promozionali importanti, come progetti significativi a livello nazionale. Si sta discutendo all’interno del settore per far sì che ci sia un investimento per una grande iniziativa che coinvolga non solo la filiera intermedia, ma anche i librai, le librerie indipendenti, dove fanno fatica a essere presenti i piccoli editori.
È importante avere un’iniziativa che dia nuova centralità al libro: rimettere il libro al centro non è un obiettivo così scontato, poiché i dati del mercato (che non sono così positivi neanche per i grandi gruppi) ci dicono che il libro sta perdendo posizionamento. Secondo Lorenzo Armando, la soluzione potrebbe essere un’iniziativa che unisca l’operazione di immagine a un’attenzione molto forte al fatturato.
Conclude Triana con una nota positiva, affermando che la libreria è un presidio culturale, perché il libro, oltre a essere una merce, è uno strumento di crescita: scegliere un libro non è mai un gesto neutro, ma presuppone anche una responsabilità, che dovrebbe sentirsi addosso anche il mercato. La libreria resta ancora il canale preferito, perché è lì che si incontrano le persone e si fa cultura, un punto di incontro imprescindibile per anime e parole.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Più Libri Più Liberi 2025: dati e prospettive per piccoli e medi editori
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