Otto indagini per il giudice Dee
- Autore: Robert van Gulik
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
Prendi un diplomatico olandese, scrittore in Estremo Oriente, Robert Hans van Gulik, aggiungi un semi-immaginario investigatore, magistrato imperiale nella Cina del VII secolo, consulta anonimi cinesi di casistica giudiziaria e avrai una serie di romanzi, editi in inglese nella seconda metà del Novecento e tradotti anche in ideogrammi. Raccontano gli esotici casi del Celeste Impero antico. Sono numerosi testi, una ventina, alcuni distribuiti in Italia da OBarraO Edizioni, che qualche mese fa ha dato alle stampe la raccolta di racconti Otto indagini per il giudice Dee (marzo 2025, collana “in-Asia/Gialli”, 224 pagine), nella traduzione di Alessandro Giarda dell’originale inglese apparso nel 1967.
Lo stesso van Gulik, oltre a disegnare otto illustrazioni a commento delle storie, propone una cronologia delle opere e un profilo del giudice Dee in un post scriptum finale, firmato Tokyo, 1967.
È stato un personaggio storico, scrive. Il nome completo era Dee Jen-djieh, vissuto tra il 630 e il 700 dopo Cristo. Nella seconda metà della carriera divenne ministro di Stato ed esercitò con saggi consigli una benefica influenza negli affari interni ed esteri dell’impero T’ang. Il nome continua a essere conosciuto soprattutto grazie alla fama di risolutore di crimini, acquisita nel servizio di magistrato distrettuale. Tuttora i cinesi lo considerano il loro più grande detective, popolare quanto Sherlock Holmes per noi.
Sebbene le storie del presente volume siano interamente di finzione, ho tratto alcuni elementi dall’antica letteratura criminale cinese, in particolare da un manuale di giurisprudenza e investigazione del XIII secolo, che ho pubblicato in traduzione inglese nel 1956.
L’autore fa presente, inoltre, che in Cina il cognome precede il nome di battesimo e che ai tempi del giudice Dee i cinesi non portavano il codino, costume imposto nel 1644 d.C. dai conquistatori manciù. Gli uomini raccoglievano i capelli lunghi in un nodo alla sommità del capo e indossavano copricapi tanto in casa che fuori. Non fumavano tabacco né oppio, introdotti solo molti secolo dopo.
Le Edizioni pavesi ObarraO ricordano Robert van Gulik (Olanda 1910-1967) come “un uomo occidentale con il cuore orientale”, fine sinologo e, oltre che scrittore, anche calligrafo, musicista, antropologo. Conosceva alla perfezione pure il giapponese, perfino il sanscrito, ed è considerato lo scopritore del giallo cinese, per aver riportato alla luce la figura del magistrato Ti Jendjieh, del periodo T’ang e averlo trasformato nell’abile giudice Dee, protagonista dei suoi raffinati romanzi polizieschi, ambientati nel Celeste Impero.
Van Gulik, trascorsa l’infanzia a Giava, dove si appassionò alle lingue e culture asiatiche, dopo la specializzazione in letteratura cinese e giapponese nell’Università di Leiden e il dottorato in filosofia a Utrecht, avviò la carriera diplomatica in India, proseguita in Cina, Giappone, Malesia, in Africa e negli Stati Uniti. Tornato a Chunking nel 1943, sposò una ragazza di famiglia nobile, figlia di mandarino. Trascorse gli ultimi anni nel Paese natale. In aggiunta ai numerosi romanzi gialli, ha lasciato importanti studi sulla civiltà cinese, tra i quali Erotic colour prints of the Ming period e La vita sessuale nell’antica Cina (Adelphi, 1987).
Dee è dunque ispirato da una figura storica, un giudice dell’impero T’ang reso dallo scrittore olandese un esperto investigatore, risolutore di crimini. Questi otto racconti di Judge Dee at work coprono un decennio nel quale presta servizio in quattro diverse province, con casi che vanno dal sospetto tradimento di un generale dell’esercito all’omicidio di un poeta solitario, nel padiglione in giardino. Nelle indagini di Dee, contano indubbiamente il giallo, i moventi e le non comuni qualità deduttive dell’investigatore, ma la conoscenza diretta della Cina consente a van Gulik di rivelare agli occidentali costumi e usanze anche poco conosciute. Ad esempio, la Festa delle Lanterne conclude le lunghe celebrazioni del nuovo anno. La sera si tiene una cena in famiglia e le donne della casa consultano l’oracolo per sapere cosa riserverà loro l’Anno Nuovo.
Il primo degli otto episodi, separati gli uni dagli altri, risale al 663. Da una sola settimana il giudice Dee svolge il primo incarico ufficiale indipendente come magistrato di Peng-lai, remoto distretto sulla costa nordorientale dell’impero cinese. Subito dopo il suo arrivo, affronta tre misteriosi crimini. Quel distretto costiero, dove Dee - che ha due mogli e più figli - avvia la carriera di magistrato, era amministrato congiuntamente dal giudice, quale più alto funzionario pubblico locale, e dal comandante dell’unità dell’esercito imperiale di stanza. Le rispettive giurisdizioni, informa l’autore olandese, erano delimitate nettamente: gli affari civili e quelli militari di rado si sovrapponevano. Tuttavia, Dee viene trascinato inaspettatamente in un affare prettamente militare. Di norma, l’incarico di un magistrato durava di tre anni, infatti da Peng-lai Dee è trasferito a Lanfang, ma qui, pur trascorsi quattro anni alla fine del 674, non giungono ancora notizie dalla capitale.
Altra singolarità è costituita dai collaboratori, capaci e versatili, ma ex banditi di strada. Con Ma Joong e Chiao Tai, il giudice si è perfino scontrati all’arma bianca, poi risparmiando loro l’arresto, avendo colto qualità superiori in questi “guardiani dei boschi verdi”. Saranno devoti e fidati per sempre. Anche Tao Gan, altro fedelissimo, ha un passato da imbroglione, avviato però sulla via della redenzione dal superiore spirito di osservazione dell’ottimo magistrato. Il sergente Hoong Liang, anziano servitore della famiglia Dee, è il sergente a capo di tutti gli agenti al servizio della magistratura distrettuale.
Otto indagini per il giudice Dee. I casi del giudice Dee
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