Testimone attento delle inquietudini della contemporaneità, Franco Fortini (1917-1994), come uomo e come intellettuale politicamente impegnato a sinistra, ha sempre rivendicato la coerenza morale lontana da compromessi che impone di scegliere per dare un senso alla nostra esistenza.
Lo suggerisce la poesia Novembre al parco reale del 1957, tratta dalla raccolta Poesia e errore che piacerà al pubblico lombardo/meneghino.
“Novembre al parco reale”: testo della poesia
Quella strada, mi sembra, porta
a Treviglio, quell’altra al lago di Como.
Guarda, vicino a quella panchina storta
c’è uno che lava la moto, e un altro uomo
più lontano, legge il giornale.
Verso l’autodromo qualcosa brucia; o sarà bruma.
Qui a Monza da tanti anni non ci venivo, ma è uguale
a tanti anni fa. Mica stoppie, è che fuma
la nebbia e sono appena passate le tre.
A destra vedrai le vecchie scuderie.
Non c’è da sbagliare. Trovi due vie:
una è per Sesto, la tua è davanti a te.
(1957)
Metro: tre quartine di versi di varia lunghezza, rima ABAB CDCD EFFE.
“Novembre al parco reale”: commento della poesia
Il poeta si trova a un bivio stradale da cui si dipartono due strade: una forse porta a Treviglio; una forse porta al lago di Como. L’immagine ha un valore simbolico, perché il bivio diventa metafora di un momento di perplessità, di incertezza sulla scelta di vita da fare.
Rivolgendosi a un interlocutore fittizio, e quindi a se stesso, il poeta, che si trova nel Parco della Villa Reale di Monza, individua due presenze. Il primo è un tizio che lava la moto vicino a una panchina malmessa, il secondo in lontananza legge il giornale. Ad accomunarli c’è l’indifferenza verso l’esterno, tanto sono occupati nelle loro faccende. In direzione dell’autodromo di Monza brucia qualcosa, ma non è fumo, è nebbia. Questa notazione di apparente realismo descrittivo serve a introdurre un elemento di inquietudine nell’immobilità paesaggistica. È tanto tempo che il poeta non viene a Monza, eppure non è cambiato niente. Non si tratta di stoppie che bruciano, ma della nebbia che sale dalla terra appena alle 15:00 del primo pomeriggio. Un’osservazione banale a sottolineare la fissità di un mondo che rimane sempre uguale a se stesso.
L’osservazione ripetuta sulla nebbia, che piano piano sale dalla terra, non fa che accentuare il senso di inquietudine già introdotto precedentemente. Ora è venuto il momento di scegliere la strada da imboccare per raggiungere la meta, bisogna farlo prima che sia troppo tardi, prima che la nebbia scenda a coprire tutto e non è possibile sbagliare. Una via porta a Sesto San Giovanni, quindi in una direzione geografica precisa che è quella dove non si deve andare; quella che ti si apre davanti invece è quella giusta.
Il senso del componimento è affidato all’ultima precisazione “la tua è davanti a te”, dove “la tua” significa la strada che devi percorrere, perché è quella che porterà a destinazione. È la strada dell’impegno morale e civile, della coerenza che ogni uomo deve imboccare per vivere una vita degna del suo nome.
In questa prospettiva, l’immagine del parco di Monza diventa simbolo della quotidianità, mentre la nebbia che cala è il segno della condizione incerta in cui l’uomo contemporaneo si dibatte e da cui deve uscire imboccando la strada dell’impegno e della coerenza.
L’andamento colloquiale e prosastico rende accessibile il messaggio sotteso alle parole e alle immagini. La data in calce sembra presa in prestito da Ungaretti.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Novembre al parco reale”, la poesia di Franco Fortini sui bivi dell’esistenza
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