Credits: DAVIDE BORZI’ @davidejam_
Lo scrittore ospite del nostro spazio interviste odierno è Roberto Pegorini di cui abbiamo recentemente pubblicato le recensioni dei romanzi noir Almeno non questa notte (Todaro Editore 2026) e Non esiste alcun destino (Todaro Editore 2026), freschissimo di stampa.
L’autore si è trattenuto con la nostra Federica Cervini rispondendo a qualche domanda di approfondimento.
- Ciao Roberto, grazie della tua disponibilità a rispondere a qualche domanda di approfondimento dei temi trattati nella tua serie di noir.
“Ragionare sulla morte è tempo perso, non è che ti risparmi se in passato hai filosofeggiato su di lei. Non ci scendi a patti, ti viene a prendere e basta”.
Tu e il pensiero della morte: che rapporto hai con “il tristo mietitore”?
Il mio rapporto con la morte ho sempre cercato di rimandarlo al giorno dopo. Lo so che è un po’ scappare, me ne rendo conto, ma la verità è che non so dirti esattamente che paura mi faccia, anche se un po’ la temo, inutile negarlo.
Spero solo che quando arriverà non ci sia il tempo di rendermi conto non tanto di quante cose avrei potuto fare e non ho fatto, ma piuttosto di quante frasi avrei potuto dire e che per timidezza o per rispetto o, peggio ancora, per timore di rendermi ridicolo non ho espresso.
Gli insoluti che lascerò credo saranno il mio dispiacere più grande.
Posso, invece, aggiungerti che, in generale, ho un pessimo rapporto con la morte di persone care e più genericamente con i distacchi dalle persone a cui tengo.
Non li so proprio gestire, mi chiudo in me stesso e ci sto davvero male.
- Fiducia ed amicizia: parlaci di Nerd Gates, uno dei personaggi della tua trilogia a me più cari.
Nerd Gates, al secolo Mirko Bettoni, è quel poliziotto che chi non ha mai frequentato un commissariato non immagina esista: siamo abituati a vedere agenti in divisa operativi e determinati, ma nelle forze dell’ordine esistono anche i Nerd Gates, persone fondamentali che svolgono indagini o compiono la loro professione in un ufficio, senza mai uscire, e non per questo meno determinanti ai fini della nostra sicurezza.
Poi Nerd Gates caratterialmente è impacciato, insicuro, credulone, ma anche profondamente leale - uno che vive davvero l’amicizia, che non si risparmia quando c’è da dare, senza bisogno di ricevere.
È quello che io definirei un puro, uno che non spiccherà mai alle feste, ma su cui potrai sempre fare affidamento nei veri momenti del bisogno. Si capisce che gli voglio bene?
- Descrivici ora il simpatico rapporto esistente tra Valerio Giusti e Giuseppe Calvanese – tra sfottò e stima reciproca.
È un rapporto consolidato sotto l’aspetto professionale e umano.
Valerio è un intransigente, non cerca i consensi e le pacche sulle spalle, per lui l’obiettivo è arrivare alla verità e non certo avere lo sconto al ristorante perché è uno sbirro.
Il suo superiore, il vicequestore Calvanese, tipo loquace e brillante, lo conosce da anni e ha imparato ad apprezzarlo non solo per il poliziotto che è, ma soprattutto per la persona.
Perché Valerio ha valori importanti che in molti non sanno vedere, o forse lui non ama esternare se non c’è reale motivo.
Nei miei romanzi spesso si provocano e si prendono in giro a vicenda; ecco, io credo fermamente che sul posto di lavoro, ma anche nella vita di tutti i giorni, certe confidenze te le puoi permettere solo se nei confronti dell’altra persona hai una stima incondizionata e se entrambe le persone hanno la giusta intelligenza per capire quando è il momento e quando no.
Giusti e Calvanese sono così.
- Come sono cambiati i tuoi personaggi nel corso della trilogia (Almeno non questa notte, Lo hijab mancante e Non esiste alcun destino, tutti Todaro Editore) – posto che a mio avviso anche loro, come noi nella vita, cambiano, soffrono, crescono?
Hai detto bene, nella vita cambiamo, soffriamo e cresciamo e così credo debbano fare i personaggi seriali.
Entrando nello specifico dei miei, direi che con il passare dei romanzi mi posso permettere di infilarmi un po’ più nelle pieghe dei loro caratteri e farli conoscere un po’ meglio al lettore, cercando sempre, e spero di riuscirci, di mantenere la loro coerenza narrativa.
A evolvere sono in particolare i rapporti interpersonali: tra loro aumenta la confidenza e la stima, si raccontano episodi del loro passato che possono anche metterli a nudo, non hanno paura di essere giudicati, ma compresi.
Ad esempio, se in Almeno non questa notte Melissa Gardini, David Egger e Nerd Gates non volevano lavorare con Valerio Giusti, perché considerato insopportabile, ora è il contrario, ci tengono a stare al suo fianco.
Ma tutti gli altri poliziotti del commissariato continuano a vedere Giusti come una persona odiosa da evitare il più possibile.
- Dici di te “La solitudine mi sa fare buona compagnia e io la so fare a lei”: il tuo carattere sembra da questo punto di vista molto simile a quello del tuo protagonista, Valerio Giusti.
Andiamo alle origini: com’è nato il personaggio di Valerio Giusti nella tua mente?
Questa è una bella domanda e complicata al tempo stesso, perché mi costringe a parlare di me - non che mi crei problemi rispondere, è solo che e io solitamente sono schivo.
Di carattere, infatti, sono un tipo chiuso e malinconico, vivo isolato dal mondo la maggior parte dei miei giorni, perché so che sono da prendere a piccole dosi se voglio sperare di non allontanare la poca gente che mi apprezza o mi vuole bene.
Tuttavia credo di essere pure molto leale, coerente, rispettoso ed empatico e questo mio preoccuparmi per le persone a cui tengo a volte può essere “troppo”, finendo quasi con lo spaventare e far fuggire.
È un errore che ho commesso più volte, a cui fatico a porre rimedio, sono complicato lo so!
Forse per questo ho imparato a convivere con la solitudine.
E riallacciandomi alla seconda parte della tua domanda, credo che Giusti sia molto simile a me, ma la differenza sta nel fatto che è carismatico e decisionista, non si fa mettere sotto da nessuno, dice quello che pensa senza preoccuparsi di essere diplomatico.
Io, invece, sono decisamente molto più insicuro e temo di ferire sempre il prossimo, finendo con lo stare zitto.
Forse nella mia mente Valerio Giusti (ricordo che la prima volta che è finito nelle pagine di un libro era solo il protagonista di un racconto) nasce proprio così: un personaggio schivo, scontroso e antipatico che però trasforma questi difetti nella sua forza, dato che li mette al servizio della verità.
E poi, come ho già avuto modo di accennare, chi lo conosce scopre anche una persona sensibile.
- Uomo e destino: come vivi questo rapporto?
Altra domanda bella e complicata, e da giornalista ti dico subito che la apprezzo perché la trovo incisiva. Non so dirti se davvero “non esiste alcun destino”, posso però dirti che non mi sono mai nascosto dietro di lui.
Troppe volte vedo persone che giustificano i loro fallimenti o le loro scorrettezze sostenendo che “era destino”. Troppo facile, così. Mai una responsabilità nel bene o nel male.
Se faccio errori mi prendo la responsabilità e se le cose mi vanno male mi chiedo sempre cosa ho fatto io perché non girassero diversamente, senza dare colpe agli altri, perfino quando sono palesi.
Poi, se mi dici quale merito ho di essere nato sotto la guglia del Duomo e non in una zona di guerra, allora ti rispondo che sì, questo il destino esiste.
E se mi ha dato questa fortuna, credo sia giusto non mancare mai di rispetto a chi non l’ha avuta, anzi.
A volte vedo negli ultimi e negli emarginati una dignità che non riscontro inpersone che hanno tutto, o comunque molto, e che li guardano con fastidio e indifferenza.
- Parlando del tuo nuovo romanzo, di recente hai dichiarato: “ Ho provato a metter il thriller al servizio del noir”: mi spieghi meglio questa tua affermazione?
Volentieri! Quando affronto un nuovo romanzo mi piace sempre provare a mettermi in gioco e cercare di alzare l’asticella.
Io di fondo sono uno scrittore noirista e le mie indagini durano sempre almeno un paio di settimane.
In Non esiste alcun destino ho deciso di far succedere tutto nello spazio di un fine settimana, quindi ho dovuto dare un ritmo più serrato alla narrazione.
Era chiaro che con questa premessa avrei dovuto mettere maggiore azione, tipica del thriller - tuttavia ho sempre cercato di rispettare alcuni parametri: niente scene da “Mission impossible”, per intenderci.
Mettere il thriller al servizio del noir per me significa dare più movimento, rispettando però la vena noiristica del romanzo.
Il noir resta al centro di Non esiste alcun destino e il thriller si adegua a questo, come se facesse da supporto ma non rubasse la scena.
La speranza è di esserci riuscito.
- Perché hai scelto di scrivere romanzi noir? E che progetti hai per il futuro?
Scrivo noir per una serie di motivi, tra cui il fatto che per quasi trent’anni ho fatto il giornalista di cronaca nera, quindi ho visto parecchio torbido e mi sono ritrovato a scriverlo.
E poi perché il noir mi permette di analizzare molti aspetti psicologici delle persone, compreso il loro lato oscuro che non necessariamente deve sempre essere inteso come qualcosa di negativo.
Infine il noir mi permette di ragionare su temi sociali senza pretendere di avere la verità assoluta.
È come lanciare un sasso in uno stagno e vedere quanto i cerchi riescano a propagarsi.
Inoltre il retrogusto amaro che il noir lascia nei lettori, anche quando c’è il cosiddetto lieto fine, è qualcosa che sento molto vicino al mio carattere - e se vuoi torniamo al tema della solitudine.
Per quanto riguarda, invece, i progetti futuri c’è sicuramente la voglia e la necessità quasi fisica di scrivere e tanto, dato che penso sia l’unica cosa che io sappia fare discretamente.
Di certo proseguirò sul filone noir, magari con un nuovo episodio di Valerio Giusti, magari creando un nuovo personaggio non necessariamente seriale, come ho fatto in Non sparare (iDobloni Edizioni 2025).
E poi, sempre per la questione di mettermi in gioco, sto pensando a un romanzo di narrativa che abbia sfumature romance; so che il noir è il mio vestito, ma voglio dimostrare a me stesso, ed anche ai miei lettori, che so scrivere anche altro.
In fondo potrei citarti numerosi noiristi che nei loro romanzi hanno pagine romance memorabili, senza che magari nessuno se ne sia accorto.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Non esiste alcun destino”: intervista all’autore Roberto Pegorini
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