Mikhail Alexandrovich Bakunin ritratto da Nadar negli anni Sessanta dell’Ottocento / Public domain, via Wikimedia Commons
Amante fanatico della libertà, come lui stesso amava definirsi, Michail Bakunin è il padre riconosciuto dell’anarchismo moderno, insieme a Pierre Joseph Proudhon e Pëtr Kropotkin.
Nelle opere di Michail Bakunin, dapprima vicino ai giovani hegeliani e ai socialisti utopici, emerge un pensiero che vede lo stato come l’ostacolo principale da abbattere per realizzare un’effettiva emancipazione delle classi operaie e, soprattutto, contadine, e idealizza una nuova società priva di qualsiasi forma di autorità.
Michail Bakunin fu, però, non solo un teorico ma anche un uomo d’azione: nella sua vita rocambolesca e avventurosa assistiamo a episodi che lo vedono protagonista indiscusso del suo tempo e lo accostano anche alle vicende del Risorgimento italiano.
Nella giornata di oggi, 30 maggio, ricorre l’anniversario della nascita di Michail Bakunin: riscopriamone insieme la vita, le opere e il pensiero.
La vita e le opere di Michail Bakunin
Nato da una famiglia nobile e figlio di proprietari terrieri Michail Aleksandrovič Bakunin (Tver’, 18 maggio 1814, secondo il calendario giuliano allora in uso in Russia, 30 maggio 1814, secondo il calendario gregoriano – Berna, 1º luglio 1876) frequentò una scuola militare a San Pietroburgo per poi avvicinarsi alla filosofia a Mosca e poi in Europa, dove si trasferì intorno al 1840.
A Berlino frequentò pensatori della sinistra hegeliana, lesse opere di Schelling ed Hegel, viaggiò poi in Svizzera e in Francia dove conobbe esponenti tedeschi, russi e polacchi della sinistra radicale.
Nel 1848 partecipò a molte delle principali rivolte che nei libri di storia vanno sotto il nome di Primavera dei Popoli: intervenne nell’insurrezione dei banchetti di Parigi, a febbraio, fu poi attivo in Germania e, poi, a Praga nel giugno dello stesso anno; fu però la rivolta di Dresda, nel maggio del 1849, dove ebbe come compagno d’armi il compositore Richard Wagner, a decidere le fasi successive della sua vita. Catturato dalle truppe tedesche, fu condannato a morte; la pena gli venne poi commutata in ergastolo e fu tradotto in una fortezza di San Pietroburgo, dove gli fu estorta una confessione che gli valse l’esilio in Siberia.
Riuscito a fuggire nel 1861, dopo aver attraversato il Giappone e gli Stati Uniti lo ritroviamo a Londra, nel 1864 dove, insieme a Marx, decide di rivolgere i suoi sforzi all’Italia per attrarre le classi più umili nell’Associazione Internazionale dei lavoratori.
Nel Belpaese visse a Firenze ma soggiornò anche a Napoli, fu attivo nelle società segrete dove ebbe contatti con Garibaldi, contrastò il Concilio Vaticano I ma soprattutto Mazzini, la cui ideologia era allora predominante tra gli operai, perché ne disprezzava l’impegno per la realizzazione di uno stato unitario e accentrato.
Dopo la fallimentare impresa di accendere rivolte prima nel Mezzogiorno d’Italia, poi a Lione, la vicenda di Michail Bakunin è segnata dallo scontro con Marx in seno alla Prima Internazionale: la rottura divenne definitiva nel 1872, quando Bakunin fu espulso dall’Associazione internazionale dei lavoratori.
Negli ultimi anni di vita, ormai praticamente esule in Svizzera, oltre a qualche ulteriore tentativo sommossa, lavorò ai suoi scritti:
- Stato e anarchia (1873): è la sua opera principale, l’unica pubblicata in vita;
- Dio e lo stato (postuma, 1882).
Natura e libertà nel pensiero di Michail Bakunin
Michail Bakunin oltre che un rivoluzionario è un personaggio degno di nota anche dal punto di vista filosofico perché fu il primo a fornire una giustificazione teorica dell’anarchismo.
Forte della lezione dell’Idealismo tedesco Bakunin elabora, seppur in modo frammentario e decisamente asistematico, un proprio sistema filosofico dove la natura è connotata da una causalità universale: è l’entità che crea l’universo, che configura meccanicamente (attraverso leggi di natura) il nostro mondo dal punto di vista fisico ma anche geografico e geologico.
L’azione causale della natura prosegue anche nel campo storico-sociale perché crea anche le società nei suoi sviluppi passati, presenti e futuri. L’uomo, come gli animali, vive in balia della natura ma a differenza di questi ultimi è un essere pensante: è questo tratto che secondo Bakunin gli attribuisce una spinta a conoscere sé stesso che lo rende libero di determinare il proprio destino. Questa autodeterminazione mostra il proprio punto più alto nell’atto della rivoluzione che Bakunin ritiene necessaria per appianare una diffusa condizione di bisogno e le ingiustizie che nascono dalla storia passata e, più in generale, dalla lotta dei forti contro i deboli che connota tutto il mondo fisico e naturale.
Rivoluzione e anarchia in Bakunin
Convinto che i destinatari principali del suo messaggio destabilizzante fossero le grandi masse degli oppressi, in particolare la plebe contadina, e un ristretto gruppo di intellettuali che era stato marginalizzato dalle classi sociali più elevate e dominanti, Bakunin individua l’obiettivo primario della rivoluzione nella realizzazione di una uguaglianza sostanziale tra gli uomini, che sarebbe diventata possibile e concreta solo abbattendo in modo violento lo Stato e il Capitale. Il rivoluzionario russo nota infatti che:
“Tutto il mondo ha capito che la libertà è solo una menzogna quando la grande maggioranza della popolazione è condannata a un’esistenza di miseria e, priva d’istruzione e d’agi e di pane, è destinata a fare da serva ai potenti e ai ricchi”.
A differenza dei democratici o dei socialisti, Bakunin non ha in mente lo stato borghese ma qualsiasi forma di stato: avversava allo stesso modo quello idealizzato da Mazzini, sintesi accentrata di stato e chiesa, e quello comunista, e altrettanto centralista, teorizzato da Marx.
L’esito di questa rivoluzione popolare sarebbe stata, allora, l’anarchia (an-archè = mancanza di governo) una condizione caratterizzata, appunto, dalla mancanza di un’autorità politica, dove si sarebbe pienamente realizzata non solo l’uguaglianza ma anche la forma più compiuta di libertà individuale. Scrive Bakunin:
“La dove c’è la libertà non c’è lo stato. Il diritto alla libertà, senza i mezzi per realizzarla, non è che un fantasma. E noi amiamo troppo la libertà per contentarci del suo fantasma. Noi ne vogliamo la realtà.”
La critica di Bakunin allo Stato, al Capitale e alla religione
Lo Stato e il Capitale, come già detto, sono i due elementi che realizzano la disuguaglianza tra gli uomini. Come Marx, anche Bakunin intende lo Stato come l’insieme delle istituzioni poliziesche, giudiziarie e amministrative che consente alla borghesia di difendere e rinnovare la sua condizione di privilegio.
A differenza del filosofo di Treviri, che in un momento intermedio della rivoluzione crede che lo stato possa essere retto e gestito dal proletariato, Bakunin (e più in generale il pensiero anarchico) ritiene che le classi rivoluzionarie e subalterne non abbiano le capacità di reggere l’infrastruttura statale, per questo si creerà una burocrazia rossa che, però, diventerà presto la nuova padrona delle strutture politiche e quindi si ergerà come una nuova dominatrice del popolo. È per questo che lo Stato e le sue articolazioni vanno completamente abbattute durante la fase rivoluzionaria, e non affidate al proletariato che, comunque, realizzerebbe una dittatura di segno uguale e contrario a quella borghese.
Medesime considerazioni valgono per la chiesa e la religione che giustificano lo stato e, come quest’ultimo, sono autoritarie ed oppressive.
Il Capitale rappresenta poi lo strumento che, sul versante economico, consente alle classi dominanti di sfruttare il popolo: Bakunin gli assegna un’importanza minore rispetto a Marx, gli anarchici non ritengono che l’elemento economico sia fondante e fondativo dell’ordine politico.
Bakunin offre solo delle estemporanee riflessioni, connotate da un evidente ottimismo, su quello che sarebbe dovuto accadere dopo la rivoluzione.
Liberata l’umanità dall’asservimento economico e dalla subalternità politica, la produzione di beni sarebbe stata gestita da libere associazioni di lavoratori che sarebbero state amministrate mediante assemblee plenarie, partecipate da tutti. Bakunin ammette, in un certo qual modo anche, dei minimi livelli di rappresentanza sebbene sottolinei che se un lavoratore delega un altro, deve anche poter sempre revocare tale delega.
Un meccanismo simile si sarebbe dovuto realizzare anche sul piano politico: tutte le decisioni sarebbero state in capo al popolo, organizzato in assemblee che avrebbero potuto fare accordi tra di loro, realizzando un modello federativo dal basso (chiaramente ispirato da quello di Proudhon).
Anche riguardo alla proprietà privata valgono considerazioni di tenore non dissimile: Bakunin era contrario a quella ereditaria ma ammetteva quella che gli uomini si garantivano con la fatica del proprio lavoro.
Lo scontro tra Marx e Bakunin nella Prima Internazionale
Marx e Bakunin si detestavano reciprocamente: nel corso della Prima Internazionale dei lavoratori (inaugurata nel 1864) il primo aveva già affermato la sua supremazia su Mazzini, Lassalle e Proudhon, quando il secondo vi fece il suo ingresso, nel 1868, per esserne espulso poco dopo.
Oltre al ruolo dello Stato i due, pur concordi nell’assegnare un ruolo determinante alla rivoluzione per le future sorti delle classi più umili, difendevano posizioni differenti riguardo al coordinamento di questo grande evento: per Marx questo ruolo sarebbe spettato a dei leader, una sorta di gruppo dirigente; Bakunin, invece, assegnava grande importanza alle società segrete, ma solo per accendere la miccia delle insurrezioni, queste, poi, si sarebbero autorganizzate dal basso, sostanzialmente prive di una guida.
È nota poi la preferenza di Marx per le classi urbane proletarie che, a suo modo di vedere, avrebbero costituito la colonna portante di ogni vero tentativo rivoluzionario; Bakunin, di contro, credeva che nessuna vera rivoluzione sarebbe stata possibile senza il concerto di operai e contadini. La storia successiva, poi, dimostrò come l’anarchismo avrebbe avuto migliore fortuna proprio tra le classi contadine, soprattutto italiane e spagnole.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Michail Bakunin: vita e pensiero di un filosofo anarchico
Lascia il tuo commento