- Autore: Giulia Alberico
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Le vite dietro (Orizzonte Milton Editore, 2026, 184 pagg.) è l’ultimo romanzo della docente e storica Giulia Alberico. Nel corso delle sue vacanze estive in quel di San Vito Chietino, rinomato centro balneare della cosiddetta “Costa dei Trabocchi” (amato anche da Gabriele D’Annunzio), l’autrice, incuriosita da sempre di un gran palazzo del secolo XVI nel centro storico del paese, incontra il proprietario, il marchese Massimo Lucà Dazio. Nel corso di questi incontri pressocché giornalieri, il Lucà Dazio racconta praticamente tutta la storia della sua illustre famiglia, e ciò mostrando anche all’Alberico i cimeli storici conservati nel suo palazzo.
Il marchese discende da un antenato borgognone vissuto alla corte di Maria di Borgogna (1457-1482) e Massimiliano d’Asburgo (1459-1519), antenato che ricevette la nobiltà con un editto dell’imperatore Carlo V (1500-1558), e ciò unitamente a un feudo sul mare Adriatico.
Nel corso di questi colloqui giornalieri tra l’autrice e il marchese prendono vita uomini, donne, gesta dei secoli andati fino al punto di portare alla luce delle trame di vita, amori e inganni, ma anche follie dei personaggi citati tra i secoli XIX e XX. Ed ecco che con la bellissima penna di Giulia Alberico, fine e arguta scrittrice, viene alla luce la descrizione attenta e precisa delle stanze, dei salotti, degli studi del Palazzo del Marchese Lucà Dazio, tra l’altro Presidente Onorario del Fai per l’Abruzzo e il Molise.
Giulia Alberico ricostruisce con particolare attenzione, ma soprattutto passione, le vicende storiche della famiglia di Massimo Lucà Dazio, uomo che lei ha trovato
da subito affascinante, ironico, aristocraticamente lontano da chiacchiericci, un uomo che ha saputo vivere la vita intensamente, che ha molto amato e che chiamo dentro di me l’ultimo Gattopardo.
Ed è proprio la figura del principe di Salina don Fabrizio Corbéra, protagonista di quel capolavoro della letteratura mondiale di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, di cui cadono oggi i 69 anni dalla morte, che ho perfettamente captato nella lettura del saggio/romanzo di Giulia Alberico.
La descrizione è quella, come dicevo, del palazzo, dei suoi abitanti, del rapporto con la servitù, anche dei rosarii giornalieri in alcuni momenti del racconto, poi il periodo duro della guerra, che l’Abruzzo ha moltissimo sofferto. Si capta perfettamente dalla penna storica di Giulia Alberico l’epoca del tramonto borbonico e l’instaurazione della monarchia sabauda liberale, imposta con dubbi plebisciti. Il “mondo vecchio”, che vecchio non era, declina per fare spazio al cosiddetto “mondo nuovo”, emerso dalle idee illuministe, materialistiche e giacobine della Rivoluzione Francese.
Nel leggere il saggio/romanzo di Giulia Alberico mi viene ancora in mente il colloquio de Il Gattopardo tra il Principe di Salina ed il delegato del Re d’Italia Aimone Chevalley di Monterzuolo, giunto da Torino per offrire a Don Fabrizio il laticlavio di Senatore del Regno d’Italia, che lui nobilmente rifiuta, ma ringrazia del cortese pensiero. Le tradizioni del sud Italia incardinate da secoli non possono, non debbono essere mutate; personaggi come il nostro Lucà Dazio le conservano gelosamente all’interno dei loro palazzi. In queste zone d’Italia c’è passione, civiltà, tradizione, momenti di vera gloria che la Storia, la nostra magistra vitae, porterà sempre come esempio alle nuove generazioni. E Giulia Alberico, attenta com’è, è riuscita perfettamente a farci provare momenti storici, momenti di vita, momenti di passione.
È limpidamente scritto nella terza di copertina:
Ricerche d’archivio, documenti, sigilli, pergamene e conversazioni col marchese diventano una narrazione di cui la scrittrice tesse trame e ordito di una lunga storia famigliare, senza togliere nulla al vero ma usando una indispensabile dose di immaginazione per far rivivere quelle vite passate.
E Giulia Alberico è stata notevole e bravissima.
Belle la quarta di copertina:
Noi morti non possiamo parlare ai vivi, può farlo lei con le parole che scriverà. In fondo scrivere è un po’ questo, andare su e giù nel tempo e far cadere i muri tra passato e presente.
E Le vite dietro, saggio/romanzo che praticamente, grazie a uno stile limpido e fluido, si divora è tutto qui, ma i nostri pensieri vanno sempre oltre, vanno alle nostre tradizioni tramandate di generazione in generazione. Ed ecco la sempre attualità della massima gattopardesca “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
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Un libro perfetto per...
a chi vuole conoscere, e bene le tradizioni
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le vite dietro
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