- Autore: Andrea Ferrari
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Morellini editore
- Anno di pubblicazione: 2025
Ad Affori, mamma Annetta rigira tra le mani la cartolina inviata dal figlio al fronte, ufficiale di complemento diciannovenne. È datata 21 dicembre 1917, non sa che la posizione di Enrico è caduta due giorni dopo, tra le Melette e il Monte Grappa. Il ragazzo è prigioniero degli Austriaci. Comincia così il romanzo storico del dottor Andrea Ferrari Le guerre si perdono sempre, per Morellini Editore (Milano, ottobre 2025, collana “Riflessi”, 244 pagine). In appendice, un breve inserto di fotografie e documenti in bicromia.
L’autore è medico, oncologo pediatra dell’Istituto Nazionale dei Tumori a Milano e professore associato di oncologia medica nell’Università. È tra i fondatori dell’oncologia minorile, a livello internazionale: si occupa non solo della malattia, ma anche della vita dei ragazzi in cura, a 360°. Attivo divulgatore scientifico, ha firmato circa seicento articoli su riviste internazionali, numerosi capitoli di testi antologici e due libri sui tumori nell’adolescenza. Appassionato di viaggi, ha scritto anche numerosi reportage e pubblicato un libro fotografico, Sorrisi dal mondo a testa in giù (2006).
Questo suo primo romanzo, un lavoro valido e in cui ha speso tanto di se stesso, è partecipato emotivamente, sentito, caloroso e coinvolgente, stilisticamente quanto mai lontano dalle cadenze asciutte della scrittura scientifica.
Enrico Ferrari, giovanissimo sottotenente milanese della Brigata Lambro, è il nonno dell’oncologo e immaginiamo l’affetto con cui il nipote non ancora sessantenne ha redatto queste pagine, sulla base anche di documenti e della corrispondenza conservata in famiglia dalla zia Lella. Vi racconta tre generazioni di Ferrari, dagli ultimi decenni del 1800 alla fine della Seconda Guerra mondiale, nell’aprile 1945. Accadono eventi epocali e vengono messi in evidenza, dalla guerra in Eritrea e la sconfitta di Adua al primo conflitto mondiale, poi l’avvento del fascismo, le vicende sotto il regime e infine la Seconda Guerra mondiale, con le nuove rovine. Ad esempio, il bombardamento della scuola elementare di Gorla, spettatrice sgomenta Lena, la moglie di Enrico. Il 20 ottobre 1944, un’incursione diurna di bombardieri americani mancò lo stabilimento Breda di Sesto San Giovanni e investì l’edificio della “Francesco Crispi”, nel quartiere milanese, uccidendo quasi duecento bambine e bambini, insegnanti e bidelli.
Facciamo un passo indietro, all’inizio del libro. Con un figlio al fronte, papà Emilio segue l’andamento delle operazioni dai Bollettini e, sapendo per grandi linee dov’è impegnato Enrico, prova viva apprensione nel leggere che la linea delle Melette è stata scavalcata dall’offensiva austriaca di Natale, sull’Altopiano di Asiago.
Molto su nonno Enrico è tratto dal diario di prigionia 23.XII.1917, annotato dall’ufficiale. Con la sua Lena, la giovane che sarà maestra ad Affori, Bruzzano e Dergano, alla quale ha promesso l’anima - poco conta la curiosità o poco più per la ragazzina con i capelli ricci che serve in un panificio in zona - è protagonista di un terzo del romanzo della famiglia Ferrari.
Mamma Annetta si strugge per il figlio maschio, che ha comunicato d’essere prigioniero ma può corrispondere solo saltuariamente. Le ansie si aggiungono a quelle per la primogenita Franca, ventiquattrenne distrutta dalla morte del fidanzato, all’inizio della guerra. C’è chi sussurra fucilato per diserzione, chi dice caduto da eroe. Sono tempi segnati dal cordoglio. In casa Ferrari, il 10 luglio è un anniversario triste. La più piccola, la decenne Lea, è morta per una rovinosa caduta nella rampa delle scale, forse in seguito all’ennesimo attacco epilettico. Sono dolori ai quali non ci si abitua. Difficile elaborare il lutto, anche per chi come Annetta ha perduto tre dei nove fratelli, portati via dalla febbre o dalla tisi.
Dopo la resa dell’Austria, per qualche giorno Enrico è stato un prigioniero “vincitore” in territorio nemico. Si riaffaccia ad Affori ancora inquadrato tenente del Genio, il 23 dicembre 1918, a un anno esatto dal combattimento sul monte Valbella.
Una sezione del romanzo riporta al 1888, al matrimonio del segretario comunale Emilio Ferrari con Annetta Schiattarelli. Toccherà poi al fascismo e dintorni, l’azzardata alleanza con Hitler. Tra le tante figure, si nota spesso un gigante buono, Chisari, con una voglia violacea sul volto, prima attendente del giovane ufficiale nel 205° Reggimento e via via riciclato in altri compiti e ruoli, spesso determinanti. In trincea, maneggia mortalmente un badile, al posto dei lunghi fucili ’91, che impacciano i movimenti.
Tutto il romanzo è un tributo, un lungo ringraziamento a chi ci ha portato ad essere quello che siamo oggi.
Gli avi ci hanno lasciato radici “per stare ben ancorati” nel terreno e ali per provare a volare: quello che sostiene il dott. Andrea è universale, l’esempio di chi ci ha preceduto è il significato del suo romanzo. Possiamo specchiarci tutti nella storia dei Ferrari: il bisnonno Emilio, il nonno Enrico, il papà Mumo e la sua Annina dai capelli rossi. Una vicenda resa corale da chi interagisce con loro, contro di loro, a favore loro.
Ci uniamo al ringraziamento dell’autore alla zia Lella, sorella del padre, che si è resa custode della memoria generazionale e gli ha consegnato i ricordi più preziosi e i documenti originali custoditi per tanti anni. Novantaquattrenne, non ha fatto in tempo a maneggiare il libro soltanto per poche settimane. Adolescente, il 24 aprile 1945 viene coinvolta in un confuso episodio a Gavirate, che vede protagonisti alcuni partigiani e provvidenziale salvatore il loro capo, un uomo grande e grosso, con una strana voglia violacea sulla faccia. Impugna nelle mani un mitra e un badile.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le guerre si perdono sempre
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