La signora del miele
- Autore: Fanny Buitrago
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Feltrinelli
La signora del miele di Fanny Buitrago (Feltrinelli, 2001, trad. di Antonella Donazzan) è un romanzo sensuale, satirico e fiabesco, che mette in scena un universo narrativo in cui l’erotismo non è mai fine a se stesso, ma diventa strumento di critica sociale e di ridefinizione del soggetto femminile.
Ambientato in un villaggio immaginario della Colombia, tra realtà e grottesco, racconta la trasformazione di Teodora Vencejos, donna marginale e silenziosa che lentamente riconquista il suo corpo, il desiderio e la sua autonomia. La fiaba tradizionale viene rielaborata in modo ironico: Teodora è come una Cenerentola adulta e disillusa, serva devota che vive nell’ombra di figure maschili dominanti, soprattutto Galaor Ucrós, caricatura del seduttore immaturo.
Ma Teodora doveva ancora fare la pasta sfoglia, preparare lo sciroppo di ciliegie, montare gli spumoni. Avrebbe dormito un po’ se gliene fosse rimasto il tempo.
La trasformazione della protagonista avviene attraverso un lento e sensuale processo di presa di coscienza, che passa dal corpo e dai sensi prima ancora che dalla parola o dalla volontà razionale. Il miele è elemento simbolico e funziona come metafora: diventa dolcezza, abbondanza, attrazione, eccesso, perdita di controllo. Intorno a questa sostanza si organizza un immaginario corporeo, in cui la cucina, il cibo e gli odori assumono una valenza erotica e politica. Viene ribaltato così uno dei luoghi comuni più tradizionalmente associati alla subordinazione femminile, lo spazio domestico che viene trasformato in un territorio di potere e di sovversione. Preparare, nutrire, profumare non sono gesti di servizio, ma atti di dominio simbolico.
Quella mattina, dopo essersi lavata con acqua di cannella concentrata, si era cosparso il corpo, nei punti più sinuosi, delle varie essenze create dal dottor Amiel.
Buitrago utilizza una prosa eccessiva, barocca, volutamente iperbolica, chiamando le cose col loro nome. La narrazione privilegia il registro del grottesco deformando personaggi e situazioni fino a renderli maschere sociali; le figure maschili vengono ridicolizzate, l’autorità, la virilità e il prestigio si rivelano costruzioni fragili, quando vengono esposte al desiderio femminile. In questo senso, il potere patriarcale appare desacralizzato e viene svuotato attraverso l’ironia.
Teodora diventa una figura quasi mitica, capace di alterare l’ordine sociale e affettivo che la circonda. La sua trasformazione è sensoriale e ambigua e fondata sull’autodeterminazione. Il romanzo lascia emergere con chiarezza che il vero esito della storia non è l’unione sentimentale, ma la conquista di uno spazio soggettivo nuovo, nel quale la protagonista non è più definita dal servizio reso agli altri, ma dal proprio desiderio.
I meccanismi della routine non vanno alterati. I mariti che arrivano un giorno prima della data stabilita scoprono la moglie a letto con il fruttivendolo o lo smilzo barista. Invece, se si segue un ordine…
La signora del miele è un romanzo complesso e stratificato, che unisce narrazione e riflessione politica, sensualità e parodia, fiaba e satira sociale. Un testo che interroga in profondità i rapporti tra corpo, potere e identità, e che conferma Fanny Buitrago come una voce autonoma e radicale della letteratura latinoamericana contemporanea, capace di trasformare l’erotismo in una forma di resistenza narrativa.
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