La voglia di successo può essere il motore verso ogni cosa, può spingere a fare anche quelle attività meno dignitose e più pericolose.
Le vicende narrate in La ragazza di Cinecittà (Rizzoli, 2026), scritto dalla medesima autrice di L’elisir dei sogni. La saga dei Campari Silvia Cinelli, partono da un quartiere alle porte di Roma, che con l’avvento del cinema e la costruzione degli studi di registrazione si vedrà trasformato, come saranno trasformate molte persone della zona che avranno modo di trovare nuovi impieghi, opportunità e interessi. Gli studi cinematografici risulteranno essere un’importante attrattiva per molte persone della zona, una fonte di guadagno per i ristoratori, uno svago per la popolazione.
Filomena, questo il nome di battesimo della protagonista, è una giovane ragazza che, per la sua innata bellezza e per il talento che riuscirà a costruirsi, aspirerà a diventare una stella del cinema. La strada per il successo tuttavia è amara e molto in salita, soprattutto fatta di conoscenze, contatti e rapporti con le giuste persone per poter riuscire ad avere qualche ingaggio prima e successivamente parti sempre più notevoli.
La storia del cinema italiano, anch’essa protagonista del romanzo, si accompagna con la storia dell’Italia della Seconda Guerra mondiale, e proprio il conflitto bellico sullo sfondo aiuterà a cogliere molte chiavi di lettura del testo. Il cinema nasce per volere dei partiti politici, come strumento di propaganda, per cui necessariamente la storia del cinema, così come la carriera di coloro che vivono e fanno cinema, si intreccerà con la difficile politica degli anni ’40.
Filomena si appassionerà di cinema una domenica assistendo a uno spettacolo con il padre, e quella passione nata per caso, all’insaputa della madre, diventerà il suo mondo. La strada sarà da subito in salita e non nell’immediato arriverà il successo; si dovrà passare per altri lavori, uomini, amori che andranno e verranno e favori da chiedere, per iniziare a intravedere un’aurea di successo.
Le giornate al cinema proseguiranno con amici e primi amori, per poi diventare parte integrante della sua quotidianità non più solo come spettatrice, ma stando dietro la macchina da presa. Scoprirà presto che il mondo del cinema è un mondo corrotto, in cui i favoritismi la fanno da padrone, ma nata ai bordi della città ed essendosi presto confrontata con le difficoltà della vita riuscirà a fronteggiare ostacoli, persone avverse e le difficoltà del periodo bellico.
La ragazza di Cinecittà è un romanzo scorrevole, appassionante ed illuminante, che porta in luce dinamiche spesso solo intuibili.
- Autore: Silvia Cinelli
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Rizzoli
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La ragazza di Cinecittà
In principio, nel 1933, fu la Pisorno, la prima città del cinema italiana, costruita a Tirrenia. La sua fama, però, era destinata a essere oscurata da quella della sua sorella maggiore, nata qualche anno dopo a seguito dell’incendio degli studi della Cines, a Roma. Pensata e battezzata da Luigi Freddi, che dalla direzione della Cines passò a quella della nuova realtà, aveva e ha ancora un nome che evoca immagini di divi e starlette, caratteristi e generici, sogno e realtà: si chiama Cinecittà.
Fortemente voluta, per sfruttarne le potenzialità propagandistiche, dal regime mussoliniano, Cinecittà non lo servì mai fino in fondo, preferendo prendersi cura dei sogni e delle riflessioni degli italiani, e non solo, e creare, nella sua epoca d’oro, un irripetibile esercito di registi dediti ai più diversi generi, di divi e di dive alle quali, più che talento, erano richieste bellezza, fortuna e… capacità di prendersela, e una moltitudine di persone “normali” che ogni mattina si mettevano in fila sperando di rimediare un lavoro da comparsa, per portare a casa qualche soldo, e magari, chissà…
È in questa cornice che si svolge la storia di Filomena, giovane popolana del Quadraro con un padre scavezzacollo e una madre con la quale i rapporti sono oltremodo complicati. Filomena non pensa al cinema, non potendo neppure quasi mai permettersi di frequentare le sale di proiezione, fino a che Nando, che diventerà il suo primo amore, non la coinvolge nelle sue incursioni gratuite e illegali nel cinema di quartiere. Quando Nando trova lavoro come cineoperatore, Filomena inizia a frequentare Cinecittà e a convincersi di avere una possibilità, anzi, di essere destinata a diventare attrice: carina com’è, cosa le manca? Il talento, purtroppo, anche se lei non se ne rende conto. Ben presto Nando, spinto da lei ma spezzandole il cuore, accetta un lavoro all’estero, e Filomena inizia a frequentare Giacomo, un figlio di papà di belle speranze con aspirazioni cinematografiche, venendo coinvolta in un giro non sempre pulito e rispettabile: imparerà che, spesso, neppure i compromessi servono a molto, se non si ha il carattere. Nel frattempo, la guerra, acclamata anche da lei per puro e semplice conformismo, irrompe nel Paese, portando devastazione e lasciandosi dietro le crudeli rappresaglie dei tedeschi. Filomena si trova così catapultata dal sogno del cinema a una realtà nella quale ogni sua certezza viene distrutta, e ci si rende conto che l’unica cosa che conta è la vita.
La storia non è originalissima, ma è molto ben inserita nella realtà del tempo e ci presenta un quadro allo stesso tempo realistico e fantasioso. Le molte citazioni farebbero pensare a una certa esperienza nel settore: si scopre invece, dalla nota dell’autrice, che sono semplicemente frutto di una ricerca mirata. Un plauso in ogni caso, ma anche una piccola critica: a volte tendono a diventare troppo “didattiche”, spezzando la fluidità dell’azione e assumendo un tono da manuale di storia del cinema. I personaggi che la protagonista incontra durante le sue giornate di lavoro a Cinecittà sono nomi che ciascuno di noi ricorda (Alberto Sordi, Doris Duranti, Clara Calamai, Federico Fellini…) ma sono inseriti nella storia in modo naturale, e caratterizzati molto realisticamente. In parallelo si svolge la storia di Luigi Freddi, che Filomena incrocerà solamente due volte, e che le fa quasi da “sottofondo”. In definitiva, un romanzo piacevole e istruttivo, che scorre molto bene e fa sognare.