Feltrinelli edita La parola magica. Una vita scritta” (2026, titolo originale La palabra màgica. Una vida escrita, traduzione di Elena Liverani, pp. 176, 16, 15euro) di Isabel Allende.
Dacia Maraini, della quale parleremo la prossima settimana, e Isabel Allende, due delle voci femminili più influenti e celebrate della letteratura contemporanea globale. Entrambe hanno ridefinito il ruolo delle donne nella narrativa, intrecciando storie personali, memoria storica e impegno civile.
Isabel Allende: breve biografia della scrittrice
L’autrice è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli, 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola.
Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.
“La parola magica”: tra autobiografia e masterclass
La scrittura mi ha definito, è la cornice che inquadra le mie esperienze, è la lente con cui osservo la mia presenza nel mondo.
Alla luce di questa considerazione, l’autrice ha deciso di rimandare altri progetti che aveva in sospeso e di iniziare a riflettere sulla natura del suo lavoro. I libri sono la firma del suo contributo; ognuno di loro è un’offerta che la Allende prepara con grande cura, sperando che sia ben accetta. Per questo, ora che si avvicina alla fine della sua vita, le sembra importante scrivere… dello scrivere.
La Allende vuole condividere quello che ha imparato, perché sia di aiuto agli altri. Il libro è un invito a esaminare il mestiere cui ha dedicato la vita. Per Isabel la letteratura è magica: costruire una storia e un processo misterioso, organico, istintivo. Scrivere è come meditare. Infatti, nella solitudine l’autrice ricorda, ascolta, ha delle visioni. Nel silenzio delle visioni alcune volte le fanno visita degli spiriti o saranno le muse? Dopo quasi cinquant’anni passati a scrivere ha capito che ogni libro è un viaggio nella memoria e nell’anima. Un esercizio di introspezione.
Il libro si può ritenere metà autobiografia e metà masterclass, una conversazione intima sul laboratorio creativo e l’arte di raccontare. Gli estimatori di Isabel Allende sanno che l’autrice cilena inizia a scrivere ogni nuova opera l’otto gennaio: un rito scaramantico che le ha portato fortuna, considerando il grande successo dei suoi romanzi. Il concetto cardine della sua opera omnia è il realismo magico, ovvero unire la narrazione storica e sociale dell’America Latina a elementi sovrannaturali e fantastici vissuti dai personaggi con assoluta naturalezza.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La parola magica”: il libro di Isabel Allende sull’arte di raccontare storie
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