La madre di Grazia Deledda racconta di Maria Maddalena, una donna cresciuta in una famiglia povera, che sposa uno zio molto più anziano di lei, dal quale nasce Paulo. Rimasta vedova, dedica tutta la sua vita al figlio, sognando per lui un riscatto sociale: desidera infatti che diventi sacerdote, così da entrare a far parte di una categoria rispettata e riverita.
Per permettere a Paulo di frequentare il seminario, Maria Maddalena si trasferisce in città, dove si adatta a lavorare come serva. Per il giovane questo è un periodo sereno: conosce una donna dai facili costumi che lo introduce alla sessualità. Dopo aver preso i voti, Paulo viene destinato come parroco nel piccolo paese di Aar, rimasto senza sacerdote per dieci anni. Qui conosce Agnese e tra i due nasce una relazione amorosa destinata a sconvolgere la loro vita.
Dopo un lungo tormento interiore, Paulo, spinto dalla madre, scrive ad Agnese per interrompere il rapporto. Maria Maddalena, oppressa dal senso di colpa e dal peso delle proprie scelte, morirà tragicamente.
“La madre”: intreccio e struttura del romanzo
Il romanzo si apre in medias res, quando il dramma è già iniziato. Paulo, ormai sacerdote, esce di nascosto per incontrare l’amata Agnese, mentre Maria Maddalena lo attende con crescente angoscia.
Gli antefatti vengono ricostruiti attraverso lunghi momenti di introspezione. I ricordi, le allucinazioni e le riflessioni della madre consentono al lettore di conoscere il passato dei protagonisti e la realtà del paese di Aar. Anche Paulo, attraverso i suoi monologhi interiori, rievoca gli anni dell’adolescenza e il primo incontro con l’amore e con la sessualità.
Dal momento in cui Paulo, obbedendo alla volontà della madre, invia la lettera ad Agnese per comunicarle la fine della loro relazione, il racconto procede seguendo l’ordine cronologico degli eventi fino alla conclusione.
La sfasatura tra fabula e intreccio, soprattutto nella prima parte del romanzo, accresce la tensione drammatica e permette a Grazia Deledda di creare un’atmosfera cupa e carica di inquietudine, senza tuttavia raggiungere i toni della tragedia classica, neppure nel finale segnato dalla morte della protagonista.
I personaggi “secondari” del romanzo
Nel romanzo non esistono veri e propri personaggi secondari: tutti partecipano, in modo corale, allo sviluppo degli eventi.
Accanto a Paulo si distingue Antioco, il giovane sacrista. Preciso, diligente e responsabile, nonostante la giovane età possiede un profondo senso del dovere e svolge con orgoglio il proprio incarico. Nutre una sincera ammirazione per Paulo, che considera un modello di santità e di rettitudine. Antioco crede profondamente nella funzione del sacerdote e ha idee molto chiare sui suoi doveri. Sebbene alcuni abitanti del paese tentino di incrinare le sue convinzioni, egli rimane fedele ai propri ideali e dimostra che la sua vocazione è autentica e convinta.
Antioco e sua madre rappresentano la concretezza della vita. Il giovane possiede già un progetto preciso per il proprio futuro, mentre la madre, vedova come Maria Maddalena, investe tutte le proprie speranze nel figlio. Con grande attenzione, anche dal punto di vista economico, desidera garantirgli una vita stabile e riscattare così la propria condizione sociale.
Entrambe le madri proiettano sui figli il desiderio di un riscatto, ma mentre Maria Maddalena punta sul prestigio del sacerdozio, la madre di Antioco ricerca soprattutto sicurezza economica e rispetto sociale.
Gli abitanti di Aar, soprattutto le donne del paese, svolgono una funzione di controllo morale. Essi osservano e giudicano costantemente il comportamento del parroco e di sua madre, difendendo i valori della comunità e contribuendo ad alimentare il senso di colpa dei protagonisti. È proprio per questo mondo, fatto di regole e convenzioni sociali, che Paulo sacrifica la propria libertà di uomo.
Il ruolo della natura nel romanzo
Anche in questo romanzo compare una natura fortemente antropizzata, tipica della narrativa di Grazia Deledda. Il cielo, la vegetazione e i colori sembrano partecipare ai sentimenti dei protagonisti, contrapponendo la loro armonia alla violenza della passione umana.
Tra tutti gli elementi naturali emerge il vento, presenza costante e quasi personificata: esso parla, sussurra, urla e sembra ammonire gli uomini dell’inutilità dei loro sforzi. L’uomo, infatti, non è veramente libero, ma deve sottostare ai doveri e al destino che gli sono stati assegnati.
Anche la luna assume un valore simbolico: diventa la compagna silenziosa dell’umanità, testimone delle sue speranze e delle sue sofferenze.
La natura appare dunque splendida ma anche matrigna, secondo una concezione che richiama Leopardi: osserva il dolore umano con distacco, senza intervenire.
Recensione del libro
La madre
di Grazia Deledda
“La madre”: stile e simboli
Deledda adotta uno stile narrativo capace di creare suspense, quasi da romanzo giallo. Gli ambienti sono spesso chiusi e soffocanti; chi tenta di penetrarvi deve affrontare le forze del male e il dramma dell’esistenza. Ricorrono frequentemente immagini come il pozzo, il covo, la fortezza e il cimitero, utilizzate come metafore della prigionia interiore.
I personaggi sembrano uomini privi di vita, quasi degli zombi, incapaci di liberarsi dal proprio destino. Nemmeno il male, rappresentato simbolicamente dal vento, riesce a distruggere la fortezza nella quale essi si sono rinchiusi. Il costante senso della morte non conduce però alla rinuncia, ma alimenta una sofferenza silenziosa che accompagna tutti i protagonisti.
Anche l’arredamento della casa del prete assume un significato simbolico: lo specchio richiama la tentazione, il peccato e la coscienza. L’intera narrazione è ricca di similitudini e metafore che rafforzano i temi del peccato, dell’impotenza e della morte.
Nel romanzo, il tradizionale simbolo del nido, inteso come luogo sicuro e protettivo, assume un valore profondamente ambiguo. La casa, che dovrebbe rappresentare gli affetti e la sicurezza, diventa invece uno spazio chiuso, privo di vere radici e incapace di offrire protezione.
Il nido sembra aggrapparsi precariamente alle rocce dell’esistenza: è instabile, minaccia continuamente di precipitare e rappresenta la perdita di quella sicurezza che soltanto Dio può garantire. La paura invade gli ambienti domestici e trasforma le pareti della casa in una prigione.
L’isolamento dei personaggi diventa sempre più drammatico: il senso di clausura attraversa tutto il romanzo e l’unico rifugio possibile sembra essere la casa-convento, nella quale i protagonisti finiscono per rinchiudersi dopo aver tentato invano di fuggire dal proprio destino.
La figura femminile e il mondo maschile nel romanzo di Grazia Deledda
Anche La madre ripropone uno dei temi centrali della narrativa di Grazia Deledda: la figura femminile. Le donne deleddiane sono apparentemente fragili e umili, ma possiedono una straordinaria forza morale e una grande capacità di sacrificio. Sono donne che spesso sostituiscono l’uomo nelle responsabilità familiari, assumendo contemporaneamente il ruolo di madre, padre e guida della famiglia.
Maria Maddalena rappresenta pienamente questo modello. Rimasta vedova, concentra ogni speranza nel figlio, vivendo esclusivamente per lui. Il suo amore materno, però, supera i limiti della normale protezione e assume tratti quasi esclusivi e possessivi. Il legame con Paulo è così intenso da sfiorare simbolicamente una forma di amore incestuoso, non sul piano fisico, ma su quello psicologico e affettivo: la madre non riesce ad accettare che il figlio possa appartenere a un’altra donna o costruire una propria vita autonoma.
Accanto a lei si collocano altre figure femminili significative, come Agnese, divisa tra il desiderio umano dell’amore e il rispetto delle convenzioni religiose e sociali, e la madre di Antioco, donna pratica e concreta, che investe ogni energia nel futuro del figlio. Ciascuna di esse interpreta, con modalità diverse, il ruolo della maternità e del sacrificio.
A una lettura attenta emerge che il mondo maschile non si differenzia profondamente da quello femminile. Anche gli uomini, infatti, appaiono vittime del destino, incapaci di affermare pienamente la propria libertà. Tuttavia sono le donne a dimostrare una maggiore capacità di affrontare le difficoltà dell’esistenza, assumendo ruoli tradizionalmente maschili e sostenendo il peso della famiglia e delle scelte più difficili.
In questo senso, le donne deleddiane diventano delle vere e proprie "donne-marito": suppliscono alle debolezze dell’uomo, guidano la famiglia, prendono decisioni e si fanno carico delle responsabilità materiali e morali. La loro forza, però, non coincide con la felicità: esse vivono continuamente divise tra il desiderio personale e il dovere, tra l’amore e il sacrificio, fino a consumarsi interiormente.
Nei loro atteggiamenti emerge inoltre una forte identificazione con il ruolo maschile, una sorta di virilizzazione del carattere che la critica ha talvolta interpretato come una sottile componente omosociale o di ambigua identità di genere. Più che un riferimento all’omosessualità in senso moderno, tale aspetto va letto come il segno di una personalità autonoma e forte, capace di emanciparsi dai modelli femminili tradizionali senza perdere la propria umanità. È proprio questa autonomia a rendere le donne deleddiane immuni dalle influenze culturali esterne e profondamente radicate nella realtà della Sardegna arcaica.
Attraverso queste figure, Grazia Deledda propone una riflessione sul destino umano: le donne, più degli uomini, sono chiamate a sopportare il peso della sofferenza e del sacrificio, ma proprio per questo diventano le autentiche protagoniste della vicenda e il centro morale dell’intero romanzo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: 100 anni dal Premio Nobel a Grazia Deledda: perché rileggere il suo romanzo “La madre”
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