- Autore: Barbara Aversa
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2022
Trovare libri interessanti e che davvero emozionano nel panorama letterario contemporaneo, soprattutto in quello italiano, è sempre più difficile, non tanto per la mancanza di autori e autrici bravi e di titoli di qualità, ma perché siamo sempre più offuscati da una società e nello specifico da un ambiente editoriale poco sani e un po’ superficiali, incapaci spesso di proporre ai lettori opere di valore, talvolta per manifesta incompetenza ma più spesso per scelte opportunistiche e strategiche miranti a trainare sul mercato prodotti funzionali a determinati interessi di parte. I lettori veri però, quelli cioè davvero appassionati e che non tendono a farsi influenzare da logiche commerciali o ideologiche, e ancor di più quelli che oltre a leggere coltivano a loro volta la passione per la scrittura, dovrebbero guardare unicamente alla dimensione dell’oltre , cioè a quella che tende ad avere uno sguardo che sa andare al di là della superficie e dell’apparenza delle cose e che cerca una dimensione di autenticità, di purezza e di infinito, cioè la più nobile che la letteratura da sempre riesce a rappresentare.
Partendo da questa lunga premessa, si può collocare nel modo migliore il romanzo La figlia della lupa (D Editore, 2022), che segna l’esordio narrativo della giovane autrice romana Barbara Aversa. Si tratta di un thriller introspettivo ma con risvolti familiari, tanto da farlo sembrare quasi una moderna saga, e che pone al centro le donne, che sono il vero motore pulsante dell’intera vicenda.
Il romanzo è scritto dal punto di vista di più personaggi che si alternano nei vari capitoli della narrazione come in una sorta di diario personale, nel quale ciascuno narra in prima persona i fatti. Essi vanno bene oltre la semplice descrizione del delitto che è il motivo scatenante dell’intera vicenda e che coinvolge per la precisione Eva, una ragazza che è tra le protagoniste della storia. Eva scompare dalla scena quasi subito, in seguito al suo omicidio raccontato proprio in apertura del romanzo con una precisione e un’attenzione incredibile in ogni singolo dettaglio, sia delle emozioni che delle sensazioni, che sperimenta durante un appuntamento con un uomo che attende in un bosco e che si rivela per lei fatale. L’inizio non è di facile lettura per la complessa descrizione e la volontà dell’autrice di sottolineare tutte le sfumature psicologiche e fisiche del dramma di Eva, in modo da far vivere in prima persona al lettore tale evento con un linguaggio ricercato ma pertinente allo scopo. Poi, superato il drammatico evento iniziale, la narrazione si scioglie e diventa più fluida, gradevole, pur rimanendo di spessore, e a poco a poco, sempre seguendo questa modalità di capitoli in forma di diario, entrano in scena i vari personaggi, quasi tutti femminili.
La vicenda si snoda tra gli anni Cinquanta, per l’esattezza inizia nel 1949, e gli anni Settanta del Novecento, fino ad arrivare ai giorni nostri, nel 2018, e racconta soprattutto due generazioni di donne alle prese con pregiudizi, discriminazioni, ruoli sociali a loro già assegnati e ai quali è difficile ribellarsi, ma anche dei cambiamenti socio-culturali che avvengono in Italia in questo arco di tempo e che hanno concrete implicazioni sulla storia stessa.
Protagoniste della narrazione sono Giuditta e Liliana negli anni Cinquanta e Settanta, Luen, Eva e Maggie nella contemporaneità. Cinque donne con una loro storia, una personalità, raccontate attraverso le loro parole come detto in una sorta di diario, che crea un’atmosfera particolare con la scelta del tempo presente nella narrazione e che si rivela efficace per creare un senso di immediatezza e maggiore vicinanza tra i lettori e i personaggi. Ambientato soprattutto a Roma, ma con l’importante parte iniziale dedicata all’omicidio di Eva che si svolge a Modena e una serie di frequenti incursioni in un paese di provincia del Lazio non distante dalla capitale - il cui nome non viene però mai svelato -, il romanzo è una commistione di generi magistralmente realizzata. Molti i rimandi letterari, tra i quali il più significativo è quello alla famosa novella La lupa di Giovanni Verga, dalla quale l’autrice trova ispirazione per il titolo e accosta la celebre protagonista femminile di questo racconto del grande scrittore siciliano al personaggio di Giuditta, forse il più complesso del suo romanzo e dalla personalità più spiccata.
Giuditta è una donna che viene da una famiglia povera, anche se dignitosa, che è riuscita da sola, apprendendo fin da giovanissima il mestiere della sarta, a rendersi sempre indipendente da un punto di vista economico nella sua vita, aiutando anche i suoi genitori e i suoi fratelli e sorelle. Testarda, determinata, libera e anticonformista, ma anche fiera, sicura di sé stessa e delle sue qualità sia fisiche che caratteriali e morali, decide per lungo tempo di non sposarsi. Questo nonostante sia la donna più desiderata e corteggiata dagli uomini del suo piccolo paese e quella più esposta alle critiche e alle cattiverie, soprattutto delle altre donne invidiose della sua avvenenza, della sua forte personalità e del suo fascino, al quale difficilmente gli uomini possono resistere. Non riuscendo a sposare l’amore della sua vita, Emilio, ripiega in seguito su di un altro uomo che sposa, ma l’unione non funziona e la sua vita rimane sempre segnata dall’infelicità per la sua storia d’amore che non ha potuto vivere alla luce del sole a causa di impedimenti dovuti a pregiudizi e a strategie che la famiglia del suo amato decide di mettere in atto, ma mantiene intatta la sua dignità di donna e di persona. La famiglia di Emilio, in particolare la mamma, favorisce il matrimonio di lui con Liliana, il personaggio più oscuro e negativo dell’intero romanzo. Donna opportunista, invidiosa, manipolatrice, attaccata alla posizione sociale e al denaro, Liliana è davvero figlia della sua epoca piena di pregiudizi, formalismi e calcoli per guadagnarsi un benessere totalmente egoistico e di certo è il personaggio con il quale i lettori fanno più fatica a empatizzare, probabilmente senza riuscirvi affatto per tutto il corso del romanzo.
Luen è la donna apparentemente più realizzata del romanzo, una giornalista freelance che sembra aver trovato la sua giusta dimensione nel matrimonio e che piano piano sembra ingranare con la professione che ha sempre desiderato svolgere, ma che in realtà ha le sue fragilità come tutti i personaggi della storia - ed è lei che si incarica di portare avanti le indagini per scoprire come siano andate le cose e chi abbia tolto la vita a Eva, la sua grande amica per la cui perdita non si dà pace, al punto da sacrificare per un periodo gran parte della sua esistenza pur di fare chiarezza sull’intera vicenda.
Eva è la più ingenua, forse la più pura dei personaggi del libro, romantica e sognatrice, convinta di poter trovare in questo uomo maturo conosciuto in chat, ma che si scopre poi essere già sposato, l’amore della sua vita, ma che non riesce a coronare i suoi sogni a causa della sua violenta e prematura scomparsa.
Infine tra i principali personaggi femminili c’è Maggie, donna che si è sacrificata per la famiglia, dedita ai figli e al suo ruolo di moglie fedele e premurosa, sempre alle prese con i suoi problemi di peso e di accettazione del suo corpo e in generale di se stessa, fragile, ma leale e generosa.
La scelta di far proseguire la narrazione su due piani temporali paralleli, alternando la narrazione dei decenni passati di quando Liliana e Giuditta erano giovani a quella più a noi contemporanea, mantiene viva la tensione narrativa. In questo modo il lettore è indotto giustamente a credere che ci sia un nesso tra le vicende delle due differenti epoche e lo incuriosisce a proseguire nella lettura per trovare il momento di connessione tra di esse.
Tra i punti di forza della narrazione del romanzo, oltre alla risoluzione del giallo e forse ancor più di questa, ci sono i risvolti familiari descritti in maniera attenta e credibile, in perfetta sintonia con le epoche in cui essi si collocano e con i reali cambiamenti sociali e culturali avvenuti in Italia dal secondo dopoguerra fino a oggi, con un sapiente connubio di elementi antichi e moderni anche nel semplice uso degli oggetti, delle abitudini delle persone, delle diverse professioni che si sono diffuse nelle varie epoche descritte, che creano un fascino notevole dando una dimensione al romanzo sempre sospesa tra passato e presente, tali da farle sembrare collegate tra loro da un filo invisibile. Inoltre le figure femminili così ben delineate, ma accomunate da un senso di fragilità che per ragioni diverse accompagna tutte loro pur nella forza e determinazione che provano a mettere per portare avanti le loro vite, sono ben in contrasto con quei modelli falsi e poco credibili di perfezione che la società spesso ci propone, così distanti dalla complessità della vita reale. Da ultimo, sicuramente anche la scelta di mostrare i difetti e gli aspetti anche oscuri dell’animo umano sono un modello descrittivo sempre più apprezzato in letteratura da molti lettori, che accettano e riconoscono la loro presenza e forse in essi ritrovano lati complessi e misteriosi della propria personalità che a volte si è tentati di nascondere.
L’unico personaggio maschile decisamente importante e non di contorno all’interno della storia è Emilio, il bel giovane del paese, innamorato di Giuditta ma incapace di disubbidire e ribellarsi al volere della famiglia e alle convenzioni sociali, che finisce da solo per privarsi della sua felicità sentimentale, ma capace di gesti di generosità e amore che affiorano poi nella parte finale del romanzo.
Un romanzo quindi dove sono i personaggi femminili a dominare le scena, ma senza essere eroine o figure mitologiche senza colpe e senza macchie, bensì raccontate nella loro naturalezza e autenticità. Insomma, decisamente più che un giallo un romanzo, quello che l’autrice delinea e ricama in una trama fatta di sfumature, di fragilità, di sentimenti e di emozioni, senza perdere di vista una sua identità e con una sua voce pur mantenendo un amore e una conoscenza profonda della letteratura, soprattutto nei classici, che denota la sua ottima cultura e il suo profondo rispetto e la consapevolezza di cosa sia davvero la scrittura. Non c’è mai retorica in questo romanzo d’esordio di Barbara Aversa, ma ci sono profondità e leggerezza, sogno e realtà, malinconia e serenità, e tutto contribuisce a renderlo credibile anche e soprattutto nei suoi aspetti più cupi e tristi, per quanto essi non siano prevalenti nel testo. Classico e moderno, freschezza giovanile e saggezza della maturità, ogni elemento della narrazione si colloca perfettamente all’interno della narrazione. L’autrice mostra sempre un amore sincero per la sua storia e i suoi personaggi, come ogni vero scrittore dovrebbe fare, evidenziando una visione di insieme basata su una ricerca stilistica e una struttura della storia ben sviluppate, che conferiscono pregio alla narrazione senza appesantirla e regalando emozioni autentiche.
Barbara Aversa, nata a Roma, è insegnante di liceo, bookinfluencer e scrittrice. Molto nota e attiva sui social come Missparklingbooks, porta avanti da diversi anni la sua attività di divulgazione culturale con al centro soprattutto i libri. Lavora anche in ambito giornalistico della comunicazione oltre che come Content Creator. Vincitrice del premio Subway Letteratura, ha pubblicato anche diversi racconti su riviste noir, thriller e altre. Ha pubblicato anche un racconto per Soncini Editore in collaborazione con “La Gazzetta di Parma” intitolato Daisy all’interno di una raccolta, Nell’aria che si leva, i cui ricavati sono devoluti totalmente in beneficenza. Ha curato anche l’edizione italiana del libro di Louisa May Alcott Una lunga caccia, pubblicato da Black Dog nel 2025. Collabora attualmente anche con le riviste “Thrillernord” e “Liguria Day”.
Questo esordio narrativo di Barbara Aversa rappresenta un mirabile esempio di letteratura di qualità, maturo, coraggioso, emozionante ed edificante. Un raro esempio di amore autentico per i libri e la scrittura che dimostra come la professionalità, la competenza e l’impegno messo nella propria attività possano essere perfettamente accompagnati da un’idealità mai avulsa dalla realtà del nostro tempo, da una capacità di emozionare e da un pizzico di quel romanticismo un po’ sognante che è alla base di ogni espressione artistica. Barbara Aversa si rivela quindi un’autrice da seguire e sostenere, perché sa davvero riconoscere il valore della cultura e di come lettura e scrittura possono ancora rendere migliore la nostra vita grazie alla visione matura, consapevole ma anche un po’ sognante della nostra esistenza.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La figlia della lupa
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