L’ultimo cavaliere è il primo capitolo della saga della Torre Nera di Stephen King, pubblicato inizialmente dalla Sperling & Kupfer nel 1982 e tradotto da Tullio Dobner. Tutto è ambientato nel Medio-Mondo, uno dei tanti luoghi che circondano la Torre Nera, il centro che mantiene l’equilibrio dell’universo. Il protagonista è Roland, il pistolero della Baronia di Gilead, rimasto solo dopo la caduta del suo regno.
In questo primo capitolo, Roland incontra Jake Chambers, un ragazzino del nostro mondo che, dopo essere stato ucciso, si ritrova nel medio-mondo. Per sopravvivere, si unisce a Roland nell’inseguimento dell’Uomo in Nero, uno stregone che vuole impedire che egli raggiunga la Torre per salvarla dalla sua distruzione. In questo viaggio, Roland e Jake devono attraversare il deserto, luoghi desolati, affrontare mostri e forze maligne che gli rallenteranno il cammino.
Il primo fantasy/weird western di Stephen King è un romanzo che si discosta parecchio dalle altre sue opere per l’utilizzo di un linguaggio raffinato e arcaico, ma allo stesso tempo sporcato da termini familiari e semplici, soprattutto nei dialoghi con Jake. A differenza dei libri successivi della saga, questo è il più fine. Un inizio di saga molto promettente, con una trama ben chiara sin dall’inizio, ma ancora non completamente maturata.
Nonostante sia ambientato in un mondo western ottocentesco, ci sono riferimenti alla cultura contemporanea del nostro mondo, come “Hey Jude” dei Beatles e citazioni sulla città di New York, sulla droga e sulla vita degli anni ’70. Un lessico variabile che si mescola in maniera riuscita e porta un senso di estraneità agli occhi di Roland, che invece è una persona dai solidi valori e dal linguaggio formale.
King costruisce un vero e proprio dizionario di parole inventate, che sono tutti gli elementi caratteristici del medio-mondo e della tradizione di Roland. Il rapporto del pistolero con Jake all’inizio è freddo e distaccato, mentre il ragazzino gli si affeziona subito, vedendolo come una figura paterna. Nel corso della storia, anche Roland si affeziona molto a lui, ma non lascia trasparire il sentimento, mettendo sempre la ricerca della Torre al primo posto.
L’Uomo in Nero compare in poche scene ed è uno degli antagonisti principali della saga, ma non uno dei villain più cattivi e carismatici dei libri di King. In questo primo libro, egli è un ostacolo alla ricerca; tuttavia, nel corso della saga ci saranno personaggi molto più subdoli. L’utilizzo del termine Uomo in Nero (al posto del solito Uomo Nero) è azzeccata e originale, poiché egli non solo è vestito di nero, ma è proprio il re delle tenebre dell’universo. Sembra come se fosse vestito di buio, immerso nelle ombre del Medio-Mondo.
Un romanzo fatto di concretezza arcaiche, che si vedono, si odorano e si percepiscono al tatto, segno di grande capacità di King di immergere il lettore nell’atmosfera texana ottocentesca. Il deserto è roccioso e morto, la prova crudele da superare per fare quel passettino in più verso la meta. La domanda che porrei è: la vera minaccia del romanzo sono i mostri che incontrano i protagonisti o i luoghi desolati e senza vita che percorrono? Si parla tanto di un mondo che è andato avanti, facendo emergere queste forze oscure che sono come delle conseguenze della futura distruzione della Torre.
Rispetto ai successivi capitoli della saga (più corposi e più terra terra), questo primo romanzo è ancora un po’ timido, con i primi personaggi che conosciamo ancora in fase di sviluppo, ma non per questo è un romanzo meno affascinante degli altri. La bellezza, però, sta proprio nell’avventura, a piedi, calpestando il duro terreno e con pistole d’acciaio che rombano più dei tuoni.
Un libro in cui Roland rinuncia a certi sentimenti, cerca di opprimerli, mettendo al primo posto la sua missione. Un uomo che ormai ha perso tutto, la vita gli ha tolto tutto quanto, dopo aver visto morire i suoi compagni e cadere il suo regno.
Devo dire che l’inizio mi è piaciuto molto, con una lunga sparatoria nella locanda di una cittadina, dannata dall’Uomo in Nero. Sin dall’inizio capiamo che Roland è l’antieroe che ammazza anche le persone con cui fa l’amore, se il Ka (il destino) lo richiede. La parte dell’incontro con Jake è il cuore centrale del romanzo e ho amato il fatto che anche un guerriero freddo e spietato come Roland possa essere contagiato dall’affetto.
Però, nel suo lungo percorso, non può fare a meno di incontrare persone, perché nessuno può stare sempre da solo, soprattutto per intraprendere una grande impresa come questa. Questa sarà la sua più grande condanna.
- Autore: Stephen King
- Genere: Fantasy
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Sperling & Kupfer
- Anno di pubblicazione: 2015
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’ultimo cavaliere
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