In un precedente articolo abbiamo già avuto modo di presentare la figura di Alessio de’ Besi (1842-1893), romanziere, poeta e giornalista cattolico padovano. Come riporta Vittorio Spreti (1887-1950) nella sua Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana (II vol.):
I deputati della città di Bergamo nel 10 giugno 1766 certificarono che i nobili signori GIROLAMO ed ALESSANDRO fratelli Besi di Giov. Battista, di Alessio, erano veri discendenti per linea retta del fu dott. Giovanni Francesco, di Nicolò, di Giovanni Francesco, di Venturino de Besi, tutti descritti nel diploma [del] 24 febbraio 1601, dichiarante quella famiglia antichissima e originaria della città di Bergamo e decretarono che i soprascritti Girolamo ed Alessandro fossero capaci e meritevoli di tutte le cariche e gradi nobili ed esenzioni che soglionsi conferire a cittadini antichi originari di quella città.
Il genealogista aggiunse che sono iscritti nell’Elenco ufficiale col titolo di nobile i figli del nostro Alessio e di sua moglie Teresa Zaborra, fra cui Antonietta (del 1867) sposa di Yerwant Arslan (il cui cognome originario era Arslanian) e Francesca (del 1871) sposata col cavaliere dottor Pier Luigi Mozzetti Monterumici (1868-1940) di Venezia.
Mozzetti fu un cultore di storia veneta e un polemista autonomista, deciso sostenitore del decentramento amministrativo. Di lui è recentemente tornato a parlare lo studioso Nicola Pezzella col suo saggio L’epistolario di Pier Luigi Mozzetti Monterumici (1890-1904) (Pezzella Arte edizioni, 2025) che getta nuova luce sul personaggio e tramite documenti inediti cerca di raccontare, come recita il sottotitolo, “Vita quotidiana, affetti familiari e scrittura privata a Venezia e Treviso tra Otto e Novecento”.
A giudizio dell’autore, infatti,
Le lettere di Pier Luigi Mozzetti Monterumici, segretario comunale di Venezia, alla moglie Francesca de Besi, contessa padovana, costituiscono un corpus documentario di straordinario interesse per comprendere le trasformazioni sociali dell’Italia post-unitaria. Questo epistolario […] offre uno spaccato privilegiato su un’epoca in cui le vecchie gerarchie aristocratiche si intrecciavano inevitabilmente con la nuova borghesia professionale, creando situazioni famigliari e sociali di particolare complessità.
Il saggista (attualmente residente in Messico) precisa che la sua nuova pubblicazione rappresenta anche un salvataggio vero e proprio:
L’epistolario privato di Mozzetti è stato in mio possesso per diversi anni, purtroppo ora risulta disperso per vicende familiari
e spiace che egli non abbia riprodotto per intero i testi delle missive, ma si sia limitato a citarne degli stralci e a commentarli.
Queste lettere hanno per argomento la quotidianità di una famiglia veneta; da esse non traspaiono le battaglie autonomistiche e il carattere combattivo di Pier Luigi, tuttavia ci dicono molto anche delle sue opinioni politiche. In una di esse, ad esempio, il veneziano mostra apprensione per l’ingresso in municipio di nuovi assessori “tutti clericali o quasi”, prendendo quindi le distanze dal Cattolicesimo intransigente del padre di sua moglie Francesca, ovvero il già ricordato Conte Alessio de’ Besi.
Mentre Alessio era un legittimista, un nostalgico degli stati preunitari, Mozzetti era un liberale conservatore fautore di un nazionalismo veneto sanguigno, ma di fatto inquadrato in un più grande nazionalismo italiano. Sono due visioni del mondo completamente diverse: basti pensare che mentre Alessio de’ Besi era filo-borbonico, Mozzetti scrisse riflessioni piuttosto pesanti nei confronti dei meridionali...
Sebbene volesse un Veneto autonomo, Pier Luigi si identificava profondamente col suo ruolo di dipendente della pubblica amministrazione e volle che anche suo figlio assistesse alle esequie di Re Umberto I il 9 agosto 1900 a Roma, attribuendo alla partecipazione del bambino a quel “rituale pubblico” un intento pedagogico e formativo.
L’incarico di segretario comunale, tuttavia, non bastava a garantire al funzionario uno stipendio tale da permettergli lo stile di vita agiato che sognava; la gestione del bilancio familiare era una questione delicatissima:
Impossibilitati a permettersi villeggiature indipendenti in località balneari o termali alla moda, famiglie come i Mozzetti dipendevano dalle reti parentali e dalle proprietà familiari sparse nel Veneto. Le lettere mostrano come queste strategie richiedessero continui negoziati, spostamenti complessi, separazioni prolungate tra coniugi e una gestione attenta delle relazioni con i parenti ospitanti. La nobiltà di Francesca, più che portare ricchezza materiale, offriva l’accesso a una rete di proprietà e relazioni che rendevano possibile uno stile di vita altrimenti insostenibile con il solo stipendio di segretario comunale.
Va anche ricordato che il patrimonio di famiglia dei de’ Besi era già stato provato dalle spese compiute da Alessio, spirato nel 1893, che consumò molto denaro per la sua attività di scrittore (ieri come oggi, solo in rarissimi casi si vive o si guadagna qualcosa pubblicando libri…) fondamentalmente indirizzata contro lo stato italiano, che egli considerò fino alla fine dei suoi giorni come un governo usurpatore.
È interessante inoltre una lettera del settembre 1901 in cui Mozzetti cita “il medico Arslan” (Yerwant Arslanian), il quale, oltre che marito di Antonietta, era anche dottore di famiglia dei de’ Besi, e li seguiva, a quanto sembra di capire, con grande attenzione nelle loro questioni di salute.
L’orgoglio veneto di Pier Luigi è presente anche in questa corrispondenza privata, con l’uso del veneziano che irrompe anche nella prosa italiana per creare effetti particolari e la composizione di una poesia vernacolare per celebrare gli affetti familiari. Quello che viene fuori da queste pagine è un Pier Luigi Mozzetti intimo, più umano dell’immagine che dava di sé sulla stampa locale coi suoi infuocati articoli di critica al governo di Roma.
- Autore: Nicola Pezzella
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’epistolario di Pier Luigi Mozzetti Monterumici (1890-1904)
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