Siamo nel mezzo del Risorgimento italiano, tra gli anni Trenta dell’Ottocento e la fine del secolo. Silvia Montemurro, nel suo recente L’altra moglie di Garibaldi (E/O, 2026), racconta la storia di due famiglie, due donne, in un intreccio tra storia e fantasia che solo negli ultimi capitoli del romanzo troveranno una ragione e una spiegazione.
Nel 1833 la chiromante Zora, che vive su un carro insieme alle due figlie, Dalia e Alma, tira avanti con fatica leggendo la mano e vaticinando il futuro. Mentre Alma la segue e vorrebbe imitarla, Dalia disprezza quella vita nomade e sogna una casa, una famiglia normale. Alla morte della madre le due sorelle si dividono: Dalia fugge al sud e raggiungerà Napoli, Alma, dopo una brutta avventura con un un uomo violento, troverà rifugio nella casa della ricca vedova Rosalina, che le offre benessere e affetto.
L’altra storia è quella di Giuseppina Raimondi, figlia del marchese Giorgio e della bella e bruna Livia, la maggiore di molte sorelle; nella casa di Fino Morasco, nel 1856, vicino al lago di Como, la ribelle Giuseppina, fervente patriota come suo padre, subisce una molestia da parte di un cugino proprio in casa, episodio che sarà la causa degli eventi drammatici che si susseguiranno. La marchesina Giuseppina, sempre seguita dalla fedele cameriera Stella, si innamora di un giovane ufficiale, anche lui fervente seguace della causa patriottica, e i due in segreto si promettono amore eterno. Ma ormai Garibaldi con i suoi Cacciatori delle Alpi è vicino, e Giuseppina, spinta dal padre, si propone come messaggera di un dispaccio al Generale, che venga a liberare Como. L’incontro fra la giovane aristocratica e l’ormai anziano generale è fatale: lui se ne innamora, comincia a frequentare la casa del marchese, ma troppe contrarietà si frappongono ai piani di Garibaldi che, malgrado abbia lasciato un’amante e dei figli a Caprera, pensa di amare la marchesina e si propone di sposarla. Giuseppina, che ha subito l’umiliazione di essere abbandonata dal biondo Gigio Caroli, accetta il matrimonio con il Generale, dopo aver perso un figlio, non si sa di chi. Il matrimonio durerà poche ore, perché una lettera che viene consegnata a Garibaldi all’uscita della chiesa rivela la vera natura della marchesina, suscitando un enorme scandalo.
Ci sono molti intrecci che non è giusto rivelare, ma il libro offre veri documenti, lettere, testimonianze storiche e la fantasia dell’autrice, che ci consegna un quadro che ricostruisce un’epoca, i costumi, i segreti, i colpi di testa di donne costrette da schemi rigidi ai quali si ribellano con coraggio. Poi c’è anche un Garibaldi intimo, colto nella sua decadenza di uomo ormai fragile, che accetta le comodità di una casa signorile e il rapporto con una donna bella, giovane, libera, salvo poi ricredersi e riprendere la sua dignità di eroe amato dalle folle che lo divinizzano. L’altro filone della storia, quello più misterioso, vedrà la morte violenta di Alma, per difendere l’uomo di cui si è finalmente innamorata, e la ricomparsa della sorella perduta. Ma altro non si può rivelare.
Silvia Montemurro, già autrice de La piccinina e La mondina, ci offre anche in questo libro ritratti di donne fuori dagli schemi, sofferenti, sfortunate ma coraggiose e decise ad abbattere i legami sociali che le hanno schiacciate per secoli. Un medaglione che contiene un ritratto, passa di mano in mano, a segnare il passaggio delle generazioni e dell’incalzare della storia.
- Autore: Silvia Montemurro
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: E/O
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’altra moglie di Garibaldi
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