Tore Renberg, uno degli autori norvegesi più popolari, versatili e acclamati dalla critica, vincitore di numerosi premi letterari, scrittore di sceneggiature e opere teatrali, già autore per Fazi de La mia Ingeborg, finalista al premio Strega europeo 2024, torna in libreria con L’accusa (Fazi, 2026, trad. di Margherita Podestà Heir), un romanzo impegnativo ma interessante tratto da una vicenda reale e ricco di precisi riferimenti storici.
Sassonia, 1681: la quindicenne Anna Voigt è accusata di aver ucciso il suo neonato. Parebbe che la giovane, figlia di Hanns Heinrich Voigt, proprietario e amministratore di una tenuta ricevuta in eredità, avesse celato la gravidanza a tutti tranne che alla madre e poi, dopo aver soppresso il cadaverino della piccina nata da due furtivi incontri di lei ingenua quattordicenne con il garzone gobbo che lavorava nella tenuta, lo avesse sepolto in giardino, non prima di aver inferto sul corpicino numerosi colpi con un oggetto appuntito. Questo è ancor oggi un reato molto grave, ma nel secolo diciassettesimo la legge, per simil causa, condannava tali donne a essere sepolte vive oppure a morte certa per annegamento. La legge proseguiva in questo modo:
qualora una donna affermi, a sua difesa, che il bambino era nato morto, quest’ultima potrà invocare la propria innocenza solo se supportata da cause e circostanze ritenute valide e legittime. […] se l’infanticida perseverasse nella sua stolta e insensata difesa, al solo scopo di difendere la propria disonorevole e vergognosa leggerezza, si dovrà sottoporla a stretto e severo interrogatorio affinché confessi la ragione che l’ha spinta a commettere un gesto di cotanta empietà. Una volta ammessa la colpa per suddetto delitto, si pronuncerà contro di lei sentenza di morte in modo che avvenga la meritata espiazione.
La giovane Anna non può confessare tutto questo: continua ad affermare che aveva avuto due incontri con il ragazzo ma che non si era accorta della gravidanza, che la sua bambina è nata morta e che mai, prima della sepoltura avvenuta per opera della madre, l’avrebbe colpita con oggetto acuminato.
Il paese, la società, la legge le si mettono contro: a trovare il corpicino era stata la cuoca insieme al precettore. La donna, però, per ricercare ciò che era sepolto sottoterra, aveva usato uno spiedo che aveva infilato più e più volte nel terreno, forse causando lei stessa ulteriori ferite al corpicino già senza vita.
L’amorevole padre di Anna si schiera dalla parte della figlia e si attiva immediatamente per trovarle un buon avvocato, il giurista di Lipsia Christian Thomasius, che si appoggia per le indagini al dottor Schreyer, che è l’autore, nella storia, della prima perizia medico-legale di cui si scrive in un processo. Le analisi dell’eminente medico vanno a dimostrare che i polmoni della piccola non avevano mai respirato aria e che quindi lei era davvero nata morta, forse in seguito a una caduta della madre pochi giorni prima del parto.
Ma le autorità non sono interessate ad ascoltare scienziati e giuristi così innovativi che a tutti i costi cercano di difendere Anna Voigt citando prove scientifiche come quella della docimasia, ovvero il “test di galleggiamento polmonare”. Tutto ciò che è all’avanguardia, quasi rivoluzionario per quel secolo, viene ancora rifiutato. La società dominante dell’epoca, composta da cittadini eminenti, clero e magistratura, aveva dichiarato apertamente guerra alle infanticide. Le imputate venivano condannate senza pietà, senza che si tenesse conto delle loro misere condizioni di vita o della responsabilità dei padri nelle gravidanze indesiderate. Agli occhi delle classi dirigenti, alcune donne subivano stupri e successive gravidanze solo per una sorta di malvagità innata.
Anna, nonostante gli sforzi e i sacrifici del padre, è costretta a finire in carcere e poi nella torre del boia. Il processo è lungo anche perché lo stesso avvocato fa numerosi tentativi: ricorre, tramite lettera, all’attenzione di personaggi famosi e importanti quali il principe elettore di Sassonia, ma non riesce a ottenere esiti favorevoli. Anche ad Anna non viene risparmiata la tortura, così come neppure maltrattamenti e abusi frutto di un’epoca in cui il femminile svolgeva un ruolo subalterno rispetto a quello degli uomini. Alla fine, la Giustizia di quel tempo che deciderà di lei?
L’abilità di Tore Renberg sta nel mostrarci ciò che di innovativo in quel tempo non si voleva vedere e nell’offrire ai lettori preziosi spunti di riflessione sulla transizione dall’epoca in cui la Chiesa svolgeva un ruolo centrale nel sistema giuridico, fino all’Illuminismo, periodo in cui la scienza e le indagini razionali e verificabili iniziarono ad affermarsi. L’autore, ne L’accusa, riesce a presentare ai lettori i sentimenti umani, dalla paura al senso di colpa a quello di superiorità, fino all’odio per le tante ingiustizie, e a fare una vera ricostruzione storica con descrizioni suggestive e coinvolgenti della Lipsia del XVII secolo.
- Autore: Tore Renberg
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Fazi
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’accusa
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