- Autore: Angie Kim
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
Nominato da Oprah Winfrey “best book of 2023”, già best-seller del New York Times, Io sono qui di Angie Kim (Heloola Books, 2025, trad. di Arianna Mandorino) è un thriller straziante, magnetico e commovente.
La protagonista e voce narrante è Mia, una ragazza di vent’anni la cui famiglia è composta dai genitori, dal fratello gemello John, e da Eugene, il fratello quattordicenne affetto da autismo e da Sindrome di Angelman a mosaico, una rara malattia genetica a causa della quale non parla, ha difficoltà motorie e sorride sempre, che provi dolore o gioia, ansia o rabbia. Da anni Eugene è seguito da vari terapeuti e non viene mai lasciato solo: è considerato “un bambino inaccessibile”, benché operatori e familiari tentino quotidianamente di interpretare i suoi sorrisi; la sua rara patologia è definita “la sindrome della felicità” e Eugene viene chiamato “il ragazzo non verbale”.
Adam – il Papà - ed Eugene si recano spesso al parco a camminare: un giorno Eugene rientra a casa da solo dalla consueta passeggiata, profondamente turbato, correndo affannato e in preda a violente urla di panico: il padre è scomparso e l’unico testimone che può sapere cosa sia accaduto è proprio Eugene – che però non parla.
Un semplice caso di scomparsa, non c’è un corpo da esaminare, sezionare o analizzare. Non ci sono assassini o rapitori da perseguire e interrogare.
Cosa è accaduto a Papà, il cui corpo non viene più ritrovato? Forse è precipitato da uno dei dirupi che costeggiano i sentieri del parco, e poi trasportato lontano dal fiume – ed è quindi stato vittima di un incidente?
E in particolare: è scivolato o è stato spinto, forse proprio da Eugene, in preda di un attacco di panico? O infine è fuggito inscenando la propria scomparsa, magari con un’altra donna con cui ha una relazione extraconiugale? Nel corso del thriller la famiglia vaglia ogni ipotesi, soffrendo per l’impossibilità di avere informazioni su quanto accaduto da parte di Eugene, e il lettore valuterà domande, dubbi e sospetti, temendo al contempo di giorno in giorno che vengano cancellate delle prove sul sentiero percorso da Eugene e Papà. Come scoprire cosa è successo ad Adam?
Quando l’autrice ricorda ai lettori il famoso rasoio di Occam e il principio di economia e parsimonia per la risoluzione dei problemi (“Nello scegliere fra varie ipotesi la risposta più semplice, che richiede il minor numero di supposizioni, è probabilmente quella più corretta”), Mia deve necessariamente studiare tutte le possibili ipotesi su quanto accaduto e attenersi alla più semplice risposta.
Angie Kim precipita il lettore in un abisso di dolore e frustrazione: Eugene non può parlare, e la paura che sperimentano i famigliari è parte della inquietante tensione che permea i capitoli. Quando Eugene è trattenuto dalle forze di Polizia e sospettato, i famigliari devono decidere se proseguire nella ricerca di Papà oppure dedicarsi a difendere il fratello minore, con il rischio che le due posizioni siano incompatibili.
Uno dei punti di forza di questo thriller è la varietà di emozioni che il lettore vive di pagina in pagina: la paura per la perdita di un proprio familiare, il sospetto, l’empatia verso una famiglia che soffre, il senso di colpa quando affiorano i dubbi, e persino a un certo punto furia e odio verso colui che forse si è allontanato intenzionalmente dalla famiglia, per il carico emotivo che comporta viverci e le quotidiane difficoltà di organizzazione. Molti peraltro i quesiti etici che l’autrice affronta: Angie Kim punta il dito verso la società moderna, che considera automaticamente disabile coloro i quali non abbiano abilità verbale e fluidità nell’eloquio. La mancanza del “verbale” è messa sullo stesso piano della mancanza di intelligenza; l’autrice suggerisce tuttavia che ci sono molte altre forme di comunicazione oltre a quella verbale, erroneamente considerata “l’unica”. A partire da questa riflessione, vengono toccati temi quali il bullismo, i pregiudizi verso persone di diversa nazionalità, il senso di appartenenza a un gruppo e l’importanza dell’integrazione, ciascuno con durezza ma anche grande sensibilità.
Molto interessante tutta la parte del romanzo che riguarda la innovativa terapia che Anjeli, una giovane terapeuta, sta conducendo con Eugene in presenza di Adam, mentre il resto della famiglia ne è all’oscuro; sono pagine di profonda speranza e i piccoli progressi di Eugene sono vissuti con estrema empatia e partecipazione dal lettore.
Io sono qui è un thriller che dosa sapientemente riflessioni sui legami d’amore, sul linguaggio verbale erroneamente considerato unica forma accettabile di interazione, sui segreti familiari e sui pregiudizi; ogni tema è approfondito da Mia in un flusso di coscienza, con opportuni feedback sugli anni vissuti in Corea e sul trasferimento in America. Queste divagazioni sono annotate talvolta a piè di pagina, e permettono al lettore di meglio comprendere le difficoltà affrontate da Mia per inserirsi in una società diversa e nuova, in particolare quando si è di differente nazionalità e si parla un’altra lingua. Io sono qui è un libro che fa tremare e dubitare, ma soprattutto emozionare e commuovere.
Angie Kim (Seoul 1969) ha studiato filosofia alla Stanford University e ha frequentato la Harvard Law School; vive in Virginia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Io sono qui
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