In un incontro intenso e partecipato durante la presentazione del volume, lo scrittore Stefano Pisu conversa con Giovanna Casapollo sul suo viaggio nel dolore e nella rinascita, raccontato con coraggio nel libro Il male di vivere ho incontrato (AmicoLibro, 2025).
L’intervista a Giovanna Casapollo
- Giovanna, quella di stasera non è stata soltanto la presentazione di un libro, ma un vero momento di crescita e di condivisione per la nostra comunità. Tutti siamo rimasti colpiti dal coraggio con cui ti sei messa a nudo. Come è nata l’esigenza di raccontare la tua esperienza nel libro “Il male di vivere ho incontrato”?
È nata da un bisogno profondo di liberazione. Per molto tempo ho convissuto con un dolore silenzioso, difficile da spiegare e da accettare. A un certo punto ho sentito che dovevo trasformarlo in parole, per dargli un senso e, forse, per alleggerirlo. Scrivere è stato come riappropriarmi della mia voce, e anche del mio respiro.
- Durante la serata, grazie anche agli interventi del dottor Vinicio Podda e della dottoressa Alessandra Onnis, abbiamo potuto approfondire un tema complesso come la depressione, spesso ancora avvolto dal silenzio. Ti aspettavi che il tuo racconto potesse aprire un dialogo così importante?
In realtà no, non me lo aspettavo. Ho iniziato a scrivere per me stessa, per mettere ordine nel caos. Poi ho capito che la mia storia poteva rispecchiare quella di tante persone che vivono la sofferenza psicologica con vergogna o paura. Se il mio libro è servito a rompere un po’ quel silenzio, allora tutto il dolore che ho raccontato ha avuto un senso.
- Nel tuo libro affronti anche il tema della depressione post partum, una condizione di cui si parla ancora troppo poco. Perché hai scelto proprio questa forma di sofferenza?
Perché è un dolore che nasce nel momento in cui ci si aspetta solo gioia. È come se la mente e il corpo andassero in direzioni opposte. Ho voluto raccontarlo per restituirgli verità: la maternità non è solo luce, può essere anche ombra, confusione, paura. E parlarne serve ad aiutare altre donne a riconoscersi e a chiedere aiuto.
- Hai scritto in prima persona, con uno stile che ricorda un diario intimo. È una scrittura terapeutica o letteraria?
È entrambe le cose. Scrivere è stato terapeutico, ma ho cercato anche un linguaggio capace di comunicare, di arrivare agli altri. È un diario interiore, ma non chiuso: è una mano tesa. Ho voluto che la mia esperienza diventasse uno spazio di incontro, non solo di confessione.
- Le letture di Fabio Manconi, accompagnate dalla chitarra di Marcello Congiu, hanno reso la serata particolarmente intensa. Ti sei emozionata nel sentire le tue parole pronunciate da altri?
Molto. È stato come sentire la mia storia con una voce nuova, più distaccata ma anche più vera. Ogni parola letta da un’altra persona diventa collettiva, non più solo mia. È come se il dolore si fosse fatto universale, e quindi più leggero.
- Ti ringrazio per la sincerità e il coraggio con cui ti sei raccontata. Prima di salutarci, c’è un messaggio che vuoi lasciare a chi sta attraversando un periodo difficile, simile al tuo?
Vorrei dire che non bisogna avere paura di chiedere aiuto. Il dolore non è una colpa, e parlarne è un atto di forza, non di debolezza. Circondarsi di persone e di professionisti che ascoltano con empatia è fondamentale. E, se si ha la possibilità, scrivere: le parole possono diventare una via di guarigione.
Recensione del libro
Il male di vivere ho incontrato
di Giovanna Casapollo
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Giovanna Casapollo, autrice di “Il male di vivere ho incontrato”
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