Vi proponiamo l’intervista a Filippo Bini, in libreria da oggi 23 giugno con Liste di attesa per Santelli Editore, il terzo capitolo della serie dedicata al criminologo Bruce Halfold. Conoscete il personaggio? Appassionato di musica metal e rock, un debole per donne e bottiglia, collabora da outsider con la omicidi di Bologna per risolvere brutali omicidi.
Ringraziamo l’autore per la disponibilità con cui ha accettato di parlare del suo romanzo insieme alla nostra collaboratrice Isabella Fantin.
L’intervista a Filippo Bini
- I romanzi precedenti, “Il tocco delle tenebre” e “Al prezzo della morte”, sono ambientati a ridosso del lockdown a Bologna, una città desiderosa di tornare alla normalità. In “Liste d’attesa”, ambientato nel 2021, l’eco dell’emergenza pandemica è scomparsa? Quali problemi sociali si affacciano sulla vicenda?
Liste di attesa è ambientato a cavallo tra settembre e ottobre 2021. L’emergenza pandemica aleggia, ma non è ancora ritornata con prepotenza sulla città (come succederà invece durante l’inverno 2021-2022). Ho cercato di tenerla un po’ sottotraccia per non appesantire il lettore rispetto a un argomento già di per sé dibattuto e sin troppo divisivo.
Sul fronte dei problemi sociali, rispetto ai romanzi precedenti mi sono concentrato maggiormente sull’aspetto della crudezza del thriller e ho tratteggiato la dipendenza dall’alcool del protagonista, il criminologo Bruce Halfod, e alcuni vizi di altri personaggi chiave della vicenda. Non emerge in questo caso un evidente fil rouge noir come nei romanzi precedenti. Liste di attesa è un quadro forte, a tinte splatter e oscure.
- Senza svelare troppo, le strade del capoluogo emiliano interagiscono ancora con il fatto criminoso oppure l’azione si sposta in altri scenari?
Le indagini si svolgono quasi sempre dentro Bologna città e dintorni. Senza rivelare in che modo, gli spazi aperti avranno un ruolo cruciale, tanto nelle scene dei delitti quanto nella risoluzione del caso.
- Lei ha creato la figura seriale di Bruce Halfold, un outsider empatico e problematico che collabora con la omicidi della Squadra Mobile. Su di lui aleggia un passato misterioso, forse un trauma. In che direzione evolve il personaggio?
Bruce non cambia molto, semmai matura lentamente. I suoi demoni rimangono le donne e le bottiglie, ma in queste pagine i lettori troveranno un tentativo embrionale di maggiore fedeltà nei confronti della fidanzata, la psicoterapeuta Valentina Cortani. Sul fronte alcool, “bene ma non benissimo”, nel senso che Bruce annega le sue difficoltà personali nelle sbronze.
Durante questa indagine, il nostro criminologo mostra una maggiore empatia verso le persone che incontra, ma continua imperterrito a seguire poco e malvolentieri le regole che il suo ruolo gli impone. Anche la sua endemica anarchia risalta, seppure in maniera meno evidente rispetto agli altri suoi romanzi. Il trauma rimane sospeso ed emerge solo nel finale, quando Bruce ricorda i suoi turbamenti mentre di notte sogna il quadro “l’Incubo” di Johann Heinrich Füssli.
Posso tranquillamente fare uno spoiler: sarà il leitmotiv del mio prossimo romanzo.
- I suoi romanzi intrecciano giallo, noir e poliziesco. Quali sono i suoi modelli di riferimento?
Cerco di apprendere tanto dai registi quando dagli scrittori. I miei riferimenti sono Jo Nesbø, Donato Carrisi e Dan Brown. Ma anche Dario Argento, che a mio parere ha diretto almeno tre/quattro incredibili opere d’arte sul grande schermo.
- In quali soluzioni narrative vibra la sua penna rock?
Mi riconosco in uno stile molto nervoso, crudo e poco riflessivo. Prediligo capitoli corti e cerco quanto più possibile che i miei romanzi trasmettano ritmo e adrenalina.
I primi due thriller sono stati scritti di getto, mentre questa terza opera ha avuto una gestazione un pochino più lunga per via della correzione passo dopo passo per mano di una bravissima editor, che non smetterò mai di ringraziare. Credo che un bravo editor sia colei o colui che tira fuori il meglio dalle idee dello scrittore e non solo corregge refusi e imperfezioni del testo. In questo mi ritengo molto fortunato.
- Accanto all’heavy metal, l’arte è la sua grande passione; penso allo spazio dedicato nei romanzi precedenti alla tela di Füssli e al complesso della Basilica di Santo Stefano. Come si manifesta in questo nuovo romanzo?
Liste di attesa vede l’ingresso in scena di un’altra mia grande passione: la storia. Senza svelare alcuni particolari dell’indagine, le conferenze dello storico Alessandro Barbero giocheranno un ruolo chiave lungo le quattrocentosettanta pagine dell’opera. Quando scrivo, cerco di mischiare gli intrecci narrativi che invento ad alcune mie passioni, alcune delle quali sono già state sviscerate nelle opere precedenti.
L’heavy metal sarà ovviamente ancora presente (come farne a meno?), mentre l’arte ritornerà con prepotenza a partire dal prossimo romanzo!
Mettetevi comodi: mancano all’appello ancora lo sport e i fumetti… Bruce avrà modo di affrontarli in un futuro nemmeno troppo remoto.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a Filippo Bini, in libreria con “Liste di attesa”
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