Nell’Inno alla vita di Lou von Salomé si riflettono molte vicende biografiche e sentimentali della giovane intellettuale russa che, attraverso il linguaggio poetico, illumina il suo recente passato con una nuova, abbagliante consapevolezza.
La lirica Inno alla vita viene, infatti, composta da Lou von Salomé intorno al 1880 quando ha già abbandonato San Pietroburgo per approdare a Zurigo dove, giovane universitaria, frequenta corsi di filosofia, teologia e storia dell’arte.
Con la Russia Lou von Salomé si è lasciata alle spalle anche il controverso rapporto con Hendrik Gillot, il pastore protestante che l’aveva iniziata alla filosofia, all’oscuro della famiglia, e che, poi, aveva avuto anche l’ardire di farle una proposta di matrimonio quando lei aveva appena diciassette anni. Da adorato maestro l’uomo era diventato una minaccia da cui fuggire, un limite che la sua sete di libertà non poteva sopportare.
Alla luce di quanto racconta nella sua autobiografia, Lou von Salomé si trova, già per la seconda volta, di fronte a una scelta che ha una portata esistenziale: prima era accaduto durante l’infanzia, quando aveva, a suo dire, fatto per la prima volta esperienza di Dio, aveva sperimentato dapprima un senso di onnipotenza e, poi, la perdita di esso e del suo originario legame col mondo, per riuscire, infine, a trasformare questa stessa perdita in un’affermazione della vita che vuole sé stessa nonostante le inevitabili imperfezioni che porta con sé. Per questo, dopo aver fatto appello a fantasie infantili e dialoghi immaginari, quando aveva imparato a distinguere tra finzione e realtà, congedandosi dalla sua fede, aveva affermato che:
“Ciò che ora ne è derivato per me è soprattutto la cosa più positiva che la mia vita conosca: un sentimento fondamentale, che a quel tempo era travolgente, di un’incommensurabile comunanza di destino con tutto ciò che è […] come se non ci fosse nulla che dovesse essere giustificato, elevato o svalutato a parte il fatto della sua esistenza come un dato di fatto”.
Ancora una volta si tratta di scegliere la vita, di accettare la realtà con le sue contraddizioni e le sue cadute, e di battere il sentiero della libertà e della conoscenza.
Questi i sentimenti che avevano animato Lou von Salomé nella sua adolescenza e che la sostenevano ancora quando decise di scrivere questo Inno alla vita che Nietzsche ribattezzerà, alcuni anni dopo, la sua preghiera alla vita. Ne riscopriamo, allora, insieme il testo, la traduzione e il significato.
Lebensgebet di Lou von Salomé: il testo originale tedesco della poesia
Gewiß, so liebt ein Freund den Freund
Wie ich dich liebe, Rätselleben —
Ob ich in Dir gejauchzt, geweint,
Ob du mir Glück, ob Schmerz gegeben.Ich liebe Dich samt deinem Harme,
Und wenn du mich vernichten mußt,
Entreiße ich mich Deinem Arme,
Wie Freund sich reißt von Freundesbrust.Mit ganzer Kraft umfaß ich Dich!
Laß Deine Flammen mich entzünden,
Laß noch in Glut des Kampfes mich
Dein Rätsel tiefer nur ergründen.Jahrtausende zu sein! zu denken!
Schließ mich in beide Arme ein:
Hast Du kein Glück mehr mir zu schenken —
Wohlan — noch hast Du Deine Pein.
Inno alla vita di Lou von Salomé: la traduzione italiana
Di certo, è così che un amico ama un amico
Come io amo te, mistero della vita
Se ho gioito in te, se ho pianto,
se mi hai dato felicità o dolore.Ti amo con il tuo braccio,
E se devi distruggermi,
mi strappo dalle tue braccia,
come un amico si strappa dal petto dell’amico.Con tutta la mia forza ti abbraccio!
Lascia che le tue fiamme mi incendino,
Lasciami ancora nel calore della battaglia
Il tuo enigma più profondo da scoprire.Millenni per essere! Per pensare!
Stringimi tra le braccia:
Non hai più felicità da darmi...
Beh, hai ancora il tuo tormento.
Analisi e significato dell’Inno alla vita di Lou von Salomé
L’Inno alla vita di Lou von Salomé si apre con una similitudine: l’amore per la vita è paragonato all’amore amicale, più àgape che eros dal momento che la piena libertà, il desiderio di conoscenza oltre che di vita, porta con sé anche questo: la negazione di quella sessualità che la giovane, a discapito della sua fama di seduttrice, sperimenterà compiutamente solo molti anni dopo.
Colpisce la grande consapevolezza di sé che Lou, neanche ventenne, dimostra già grazie ai propri vissuti ma anche grazie alla non comune capacità di guardarsi dentro: sa già, infatti, che il mistero della vita è contraddizione e coincidenza degli opposti, gioia e pianto, felicità e dolore.
L’affermazione di sé, del proprio desiderio di vita diviene palese quando l’io lirico dichiara di non essere disposto a lasciarsi distruggere; d’altra parte anche da un amico ci si stacca e lo si allontana quando ci si rende conto che potrebbe compromettere la nostra stessa esistenza.
Nonostante questo la giovane universitaria mostra tutto il suo prorompente desiderio di novità, la sua curiosità quando dichiara la forza del suo abbraccio e chiede alla vita - sua interlocutrice durante tutto il componimento - di incendiarla, quasi per donarle quel sacro fuoco che è vivacità intellettuale, capacità di meravigliarsi, sete incessante di senso che spinge la ricerca, lo studio, la conoscenza verso gli interrogativi più profondi.
Come accade a tanti giovani, ancora privi di una percezione obiettiva del tempo, quando l’io lirico contempla sé stesso sulla soglia della vita, immagina sterminate possibilità che si dischiudono, invoca un tempo potenzialmente infinito per sperimentare sé stessa ma anche per pensare.
Così ebbra e assetata di vita, nei versi finali Lou von Salomé rinnova la sua profonda consapevolezza: abbracciare la vita significa accettarne anche la tragicità, il tormento che inevitabilmente sopravviene alla felicità ed è frammisto a questa.
In una manciata di versi, dunque, Lou von Salomé dà prova, nonostante la sua giovane età, di vivere un rapporto già complesso, seppur appassionato, con la vita: alterna desiderio, ammirazione e rassegnazione mentre ricapitola le gioie e i dolori che accompagnano i suoi vissuti. Affronta così temi e problemi molto frequentati dal movimento romantico, sui testi del quale si era formata e si stava ancora formando, ricalcandone l’enfasi posta sull’individuo e la ricerca di un significato complessivo dell’esistenza.
Nonostante la semplicità del linguaggio è evidente, infatti, la profondità delle emozioni descritte e delle tematiche esistenziali affrontate, tematiche che, certo, si ritrovano anche in altre opere di Lou von Salomé ma che qui, in una poesia che diventa un’invocazione immediata alla vita, alla quale l’io lirico si rivolge direttamente, assumono un’urgenza singolare, comprensibile se teniamo presente l’età ancora acerba della scrittrice, dal momento che negli anni successivi Lou von Salomé avrebbe privilegiato la prosa, racconto o romanzo che fosse, o il breve trattato.
L’Inno alla vita: dalla poesia di Lou von Salomé alla composizione musicale di Nietzsche
In una lettera del 1882 a Ida Overbeck Friedrich Nietzsche scrive, a proposito di Lou von Salomé che aveva conosciuto poco prima a Roma:
“Non ho trovato nessuno spirito più dotato o riflessivo. Lou è di gran lunga la persona più intelligente che abbia mai conosciuto”.
E il suo Hymnus an das Leben composto tra l’agosto e il settembre dello stesso anno è, forse, proprio un tributo all’effervescenza intellettuale di Lou von Salomé grazie alla quale aveva maturato uno dei nuclei concettuali della sua opera principale, Così parlò Zarathustra, quel pathos del Dir-di-sì che non è altro che l’accettazione tragica dell’esistenza, nella sua commistione inestricabile di gioia e dolore.
Per la sua composizione musicale il filosofo si ispirò soprattutto sulla seconda stanza della lirica omonima di Lou Andreas Salome: egli assegnava grande importanza a questa sua attività che, a prima vista, potrebbe apparire collaterale; voleva che la sua sinfonia potesse essere eseguita in pubblico così da poter sedurre con la sua filosofia, che le note e i suoni, a suo modo di vedere, comunicavano tanto bene quanto le parole. Quella musica, che oggi potrebbe sembrare solo un sintomo della sua condizione esistenziale, Nietzsche avrebbe voluto che fosse suonata dai posteri per ricordarlo: egli, infatti, enfatizzava molto la pratica di quest’arte che, a ben vedere, ha scarsa importanza nell’economia della sua ricerca filosofica.
L’Inno alla vita di Friedrich Nietzsche nella sua esecuzione musicale
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: "Inno alla vita": la poesia di Lou von Salomé che divenne una composizione musicale di Nietzsche
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