In principio fu lo sguardo (Oligo Editore, 2025), ultimo lavoro del giornalista Nino Dolfo, è un libro che incanta per profondità e bellezza; un memoir di incontri, di luoghi e di citazione letterarie, perché, scrive, il passato custodisce la nostra memoria, il nostro vissuto e soprattutto il desiderio. Un taccuino vagabondo portato con sé nel corso degli anni, di città in città, di stagione in stagione, con gli appunti di una vita, degli appuntamenti, delle riflessioni, senza nessuna nostalgia ma con il solo piacere di raccontarli. Una piccola agenda della vita privata e pubblica di un autore indipendente, fuori dagli schemi e molto interessante. Nino Dolfo, di origini friulane ma bresciano d’adozione, dopo esser stato docente di materie letterarie negli istituti superiori, dagli anni Settanta ha iniziato la sua attività di giornalista pubblicistica, come critico cinematografico e cronista di cultura. Ha curato volumi dedicati a famosi fotografi e collabora con il “Corriere della Sera”.
Scrivere fin da giovane è stato l’unico modo per pensare e capire, come quando durante il servizio militare scriveva lettere alla fidanzata di un commilitone, o i temi ai sottufficiali che si preparavano ai concorsi interni. Ed è anche immaginare una via di fuga, scrive, come sosteneva Manganelli, perché serve a rendere tollerabile l’esistenza. E poi la scrittura di critico con “il suo ruolo scomodo e ingrato” rende “un servizio”, ricordando il grande Cesare Garboli. È tra il verbo vedere e il verbo guardare, in quello spazio, che si pone il critico. Un cronista di cultura, e prima ancora uno spettatore cinematografico compulsivo: appartiene alla generazione per la quale il cinema era l’equivalente dell’attuale movida. Un luogo di incontri, di socialità, di un viaggio fatto da fermo sulle sedie cigolanti di una volta, scomode ma di addestramento alla vita.
Il cinema è stato un rifugio per la mia generazione, un giardino d’incanto, una palestra di formazione e intrattenimento. Di libertà e conoscenza.
Una fabbrica di sogni proprio come la letteratura, che racconta la società e il costume, scrive l’autore, e ci fa credere che esistano vite di ricambio. Saranno tanti gli amici raccontati, da Cerami, allievo di Pasolini, un uomo generoso e ironico che gli ha fatto amare ancora di più il poeta Giorgio Caproni “che rappresentava l’armonia perfetta tra professione, dignità ed eleganza”, a Sironi, regista della serie Montalbano, firma autorevole nel mostrare la Sicilia oggetto del desiderio, “immersa in una dimensione spazio temporale mitologica”; da Age, figlio di due teatranti di una compagnia ambulante, che amava ricordare con ardore la Roma del secondo dopoguerra, quella delle trattorie che diventavano laboratori di imprese e dove si rifondava il futuro, a Pietro Gino Barbieri, studente di medicina, che la mattina del 28 maggio 1974 era in piazza della Loggia a Brescia per manifestare e aveva con sé una macchina fotografica e divenne in pochi istanti “un reduce dall’inferno”, e Ferlinghetti, giunto a Brescia nel 2005 alla scoperta delle sue radici, che venne fermato per la legge Bossi Fini come clandestino e arrestato.
Perché “la manutenzione della memoria” non è atto di vanità; il suo taccuino è come un album privato di persone e luoghi di cui un giorno si potrebbe non avere più ricordi. Un viaggio emozionale in compagnia, lungo una strada provinciale delle anime. Perché provinciale? Perché è un posto ospitale e panoramico, è il posto degli incontri e dei confronti. Ciò che abbiamo sentito è ciò che abbiamo vissuto, come affermava Pessoa.
Un memoir per ribadire che noi tutti siamo le persone che abbiamo incontrato.
Nino Dolfo ama gli outsider perché hanno il potenziale per sovvertire le previsioni, e la provincia che ne è ricca perché lontano dalle dinamiche economiche della grande città e dei salotti televisivi. Con il suo modo unico e appassionante, ha saputo raccontare gli amici e la vita in una stanza tutta per se, il luogo fisico e mentale per poter leggere e scrivere con grandi libertà.
Una apartheid volontaria e sovrana, perché appartarsi, sottrarsi alla gnagnera, è la condizione ideale del pensiero solidale.
Una lettura consigliata!
- Autore: Nino Dolfo
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: In principio fu lo sguardo. Taccuino vagabondo di un cronista di cultura
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