Con Il vestito di Arlecchino, il maestro della letteratura per l’infanzia Gianni Rodari fa un omaggio alla maschera carnevalesca più conosciuta e colorata di sempre.
Presente nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra, la simpatica filastrocca su Arlecchino è un altro esempio dell’immensa capacità dello scrittore: unire valori importanti all’interno di poche rime, semplici in apparenza ma sempre molto profonde. La riflessione che ne scaturisce non è mai banale. Con le sue rime, infatti, Rodari consegna ai bambini un piccolo concentrato di valori civici, fantasia e tradizioni.
Leggiamo allora il testo de Il vestito di Arlecchino e capiamo insieme il significato del componimento.
“Il vestito di Arlecchino”: testo della filastrocca
Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduja, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta!”.
L’importanza della collaborazione e il tema della diversità
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La maschera di Arlecchino è una maschera storica della commedia dell’Arte che nasce nel Cinquecento. Servo vivace e furbo, il giovane Arlecchino viene sempre descritto come povero ma anche tanto ingegnoso. Sull’origine del suo coloratissimo vestito, oggi associato al Carnevale, ci sono diverse interpretazioni folkloristiche. Quella di Gianni Rodari è sicuramente una delle più dolci e poetiche.
Nella sua idea sul vestito di Arlecchino descritta ai bambini, infatti, Rodari racconta di un vestito estroso nato dalla collaborazione di più persone del paese, anch’esse maschere ben conosciute del Carnevale. E così, con quel poco che c’è, pezzo dopo pezzo la stoffa forma un vestito, forse un po’ stretto ma non per questo brutto.
Il valore della collaborazione è il fulcro del componimento di Rodari, che vuole trasmettere ai bambini l’idea che insieme si può fare tanto per gli altri. I colori, tutti diversi, che compongono il vestito di Arlecchino parlano a loro volta di un altro tema caro allo scrittore, quello della diversità: da un gesto collettivo dove ognuno porta ciò che ha, sebbene si tratti di pezzi di stoffa uno diverso dall’altro, può nascere qualcosa di bello, armonioso e assolutamente nuovo.
Nelle scuole dell’infanzia e le primarie, Il vestito di Arlecchino è ancora oggi una filastrocca spesso letta nel periodo di Carnevale. Il suo testo e il suo significato ci insegnano, però, che i valori veicolati da queste poche e semplici immagini sono molto più del semplice clima festoso e scanzonato tipico del Carnevale. In questo modo concetti spesso complessi per un bambino come quello di inclusione, collaborazione e rispetto delle diversità possono essere raccontati con leggerezza ma senza banalità, per trasmettere un messaggio che mai come ora ha bisogno di essere ascoltato e compreso, da grandi e piccini.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il vestito di Arlecchino”, la filastrocca di Gianni Rodari sull’importanza della collaborazione
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