Quando ci riferiamo a Gianni Rodari, la prima cosa che ci viene in mente è la nostra infanzia rallegrata dalle sue filastrocche, che ci divertivano sì, ma ci spronavano anche a riflettere su temi importanti che di solito riguardavano esclusivamente il mondo degli adulti.
Rodari ha aiutato generazioni di bambini a "diventare grandi" con le sue poesie leggere solo all’apparenza, in realtà sempre messaggere di significati profondi e valori fondamentali.
Il vecchio muratore è uno dei componimenti più amari del maestro di Omegna: incentrato sul mondo del lavoro, attraverso le dure riflessioni del protagonista, ne mette in luce le disparità e le ingiustizie. Il lavoratore al centro della narrazione, infatti, dopo tanti anni di fatiche, si ritrova, ormai invecchiato, senza una casa decente e costretto a vivere con una grama pensione che basta a malapena per le necessità più urgenti.
Molti passi in avanti sono stati fatti da quando Rodari scriveva questa filastrocca, ma ancora tanti ne restano da fare per sconfiggere lo sfruttamento e le diseguaglianze. Il vecchio muratore è la poesia perfetta per onorare il 1° Maggio, perché ci ricorda che non bisogna mai smettere di lottare per i diritti dei lavoratori.
“Il vecchio muratore”: testo della filastrocca
Ho girato mezzo mondo
con la cazzuola e il filo di piombo,
ho fabbricato con le mie mani
cento palazzi di dieci piani:
tutti in fila li vedo qua
e mi fanno una grande città.
Ma per me e per la mia vecchia
non ho che questa catapecchia.
Sono di legno le pareti,
le finestre non hanno vetri
e dal tetto di paglia e di latta
piove in tutta la baracca.
Dalla città che ho costruito,
non so perché sono stato bandito.
Ho lavorato per tutti: perché
nessuno ha lavorato per me?
“Il vecchio muratore”: lo sfruttamento, le diseguaglianze e l’anelito a un mondo più giusto
Il significato e il messaggio de Il vecchio muratore non potrebbero essere più attuali.
La filastrocca consiste in un dialogo fra sé e sé di un muratore ormai in pensione che traccia un bilancio della sua vita e della sua esperienza di lavoratore. La condizione nella quale si trova è tutt’altro che positiva: abita con l’anziana moglie in una catapecchia di legno senza neppure i vetri alle finestre, uno stato che assume il sapore della beffa per un uomo che, attrezzi alla mano e sudore sulla fronte, ha costruito edifici dove adesso dimorano centinaia di persone. Eppure per lui, che per sbarcare il lunario si è spaccato la schiena, ci sono solo le briciole. La sua esistenza è fatta di stenti e di poche, se non nulle, soddisfazioni.
Quando Rodari compose la poesia, negli anni ’60, il mondo del lavoro, specialmente quello più umile, presentava forti diseguaglianze e si muoveva intorno a colossali ingiustizie. Da allora molti diritti sono stati conquistati, ma la parità assoluta è ancora lontana. Quella dei migranti, attualmente, rappresenta la questione più spinosa da affrontare e risolvere; tutti sappiamo quanto essi vengano impunemente abusati da gente senza scrupoli per svolgere mansioni gravose per paghe da fame, ma sembra che nessuna misura riesca a eradicare questa pratica indegna di un Paese civile. Ciò significa che anche oggi, per quanto possa sembrare assurdo e anacronistico, esistono lavoratori che possono rispecchiarsi nel muratore cantato da Rodari.
E cosa dire dei pensionati? La maggior parte di loro ha difficoltà a scaldarsi, a pagare le bollette e persino a mangiare: un pensionato di oggi sta davvero tanto meglio rispetto al vecchio muratore di Rodari?
Quella del 1° Maggio è una ricorrenza importante che affonda le proprie radici nella storia del nostro Paese e nei sacrifici di chi ci ha preceduto, ma la festa non ha senso se non vengono poste in essere politiche adeguate a migliorare le condizioni dei lavoratori eliminando ogni forma di sfruttamento, che a sua volta genera diseguaglianze, discriminazione e povertà.
Attraverso un linguaggio semplice e uno schema metrico essenziale, tipico del genere della filastrocca, Rodari realizza un piccolo capolavoro di denuncia sociale, in grado di arrivare al cuore di adulti e bambini.
Il muratore che costruisce la città e da essa viene poi escluso è l’emblema di un mondo che dapprima sfrutta e infine abbandona i suoi lavoratori. E ancora una volta il maestro di Omegna ci dà la prova che è possibile trattare grandi argomenti con ironia e leggerezza.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il vecchio muratore”, la poesia di Gianni Rodari sulla dignità e la forza morale dei lavoratori
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"Tebe dalle sette porte" di Brecht, Gianni, sono certo, la conosceva.