La Donna in blu che legge una lettera se ne sta assorta a Palazzo Madama, nel cuore di Torino: fino al 29 giugno sarà ospite nel capoluogo sabaudo. È la sua prima volta in Piemonte, in prestito dal Rijksmuseum di Amsterdam nell’ambito del ciclo Incontro con il capolavoro.
Legge da secoli e questo basterebbe a inserirla di diritto su Sololibri.net. Ma c’è di più. Il legame tra pittura e letteratura per Jan Vermeer si fa più forte: il maestro olandese è infatti uno dei pittori prediletti di Marcel Proust. È suo, secondo l’autore della Recherche, il quadro più bello del mondo: La veduta di Delft, uno dei pochi esterni realizzati dal pittore.
I due incontri fra Marcel Proust e il dipinto La veduta di Delft
Proust lo rivede tra aprile e maggio del 1921, a Parigi, al Museo Jeu de Paume. Non è il primo incontro: nell’ottobre 1902 in un viaggio a Bruges e poi in Olanda osserva per la prima volta il quadro di Vermeer. Proust ha 21 anni e non lo dimentica.
Diciannove anni dopo è molto malato ed esce di casa raramente. Eppure per Vermeer fa un’eccezione. Di più: chiede all’amico Jean-Louis Vaudoyer, scrittore e critico d’arte, di accompagnarlo. Durante la visita si sente male, quasi sviene, ma una volta tornato a casa dice:
Non puoi immaginare la minuzia, la raffinatezza! Il più piccolo grano di sabbia! Un minuscolo tocco di rosa di qua, di verde di là … Come deve averci lavorato! Io dovrei correggere, correggere, aggiungere dei grani di sabbia”.
“Una piccola ala di muro gialla”: il quadro nella “Recherche”
Ed eccolo svelato il segreto di un incontro tra spiriti affini. Ad unirli sono l’ispirazione e il lavoro creativo sotteso alla pittura come alla scrittura. Poco dopo Proust scrive l’episodio della morte di Bergotte ne La Prigioniera (il quinto volume de Alla ricerca del tempo perduto). E La veduta di Delft è lì sulla pagina. Il protagonista, anche lui scrittore, muore poco dopo aver visto il quadro. Ma prima lo racconta:
Una piccola ala di muro gialla, di cui non si ricordava, era dipinta così bene da apparire, a guardarla isolatamente, simile ad una preziosa opera d’arte cinese, di una bellezza che basta a se stessa.
Per bocca di Bergotte è Proust stesso che vediamo di fronte alla tela, affascinato. Di nuovo ragazzo.
Infine, giunse davanti al Vermeer, che egli si ricordava più sfolgorante, più diverso da tutto quello che conosceva, ma dove, grazie all’articolo del critico, notò per la prima volta dei piccoli personaggi turchini, il color roseo della sabbia e, infine, la preziosa materia della piccolissima ala di muro gialla.
Un lampo di luce, simile a un farfalla gialla che un bambino cerca di catturare. Poi lo svelamento:
"Così avrei dovuto scrivere, - si disse – I miei ultimi libri sono troppo secchi, ci voleva più colore, bisognava render più preziosa la mia frase, come quella piccola ala di muro gialla”.
L’arte come la scrittura, dice Proust, è ricerca continua. La precisione e la cura maniacale di Vermeer glielo rende caro, l’esempio perfetto di un processo creativo fatto di ostinazione e dedizione.
Saggi e ricerche si sono succedute nel tempo per individuare sulla tela il muro caro allo scrittore, senza risultati certi. Chi ipotizza un tetto, chi una parete. Poco importa in fondo. Proust è lì, nel “petit pain de mur jaune”, il riflesso del sole che palpita su una parete di città. Come il battito di ali di una farfalla. Gialla. Un particolare da niente che è poesia.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il più bel quadro del mondo: come Vermeer ha affascinato Proust
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