In occasione dei sessant’anni della storica alluvione di Firenze del 4 novembre del 1966, Maria Luisa Bianchi porta in libreria Il diluvio degli innocenti (Marsilio, 2026, pp.240, 17,00 euro), in cui racconta una Firenze inginocchiata nel fango, tra terrore e desolazione, con le 35 vittime, contenute per la ricorrenza della Festa delle Forze Armate, e che ha rischiato di perdere il più grande patrimonio artistico e culturale dell’umanità.
L’opera in copertina Florence in Flood (1966) è dell’artista scozzese David Cass, è stata realizzata nel 2016 per il cinquantesimo anniversario dell’alluvione e rientra nel progetto Perimetri Perduti.
L’autrice, molisana d’origine, si è laureata in storia medievale a Firenze, dove vive. Ha insegnato Italiano e Storia nelle scuole superiori. Collabora con l’associazione culturale il Giardino dei ciliegi, presso cui conduce seminari di scrittura e organizza incontri letterari.
“Il diluvio degli innocenti”: trama del romanzo
Sono passati cinquant’anni da quella mattina quando con la faccia incollata alla grande vetrata del dormitorio, agli Innocenti, osservavo l’acqua che saliva e saliva.
Anna Maria, di diciannove anni, proveniente dal Sud, teneva in braccia la piccola Donatella, 5 anni, una “nocentina” abbandonata dalla madre, e si chiedeva quando avrebbe smesso di piovere. La ragazza, per mantenersi agli studi, lavorava come educatrice all’Istituto per gli orfani. Ammutolite, guardavano senza comprendere; la bambina si stringeva forte contro la ragazza nascondendo il viso per non guardare. Donatella si era molto affezionata e le correva incontro non appena la vedeva arrampicandosi sulle gambe.
Da tre giorni pioveva ininterrottamente. L’acquerugiola sul piazzale antistante all’Istituto, a tratti, formava pozzanghere. Erano passate le 7.00 e ancora non si faceva giorno. Il cielo era grigio e si schiariva in un colore perlaceo. Le voci che a monte, sulla riva destra il fiume, fosse straripato si diffondevano e alle nove la notizia che l’Arno aveva invaso piazza Santa Croce giungeva anche agli Innocenti, ma l’idea che lì fossero al sicuro era una certezza. Anche i fattori di Rignano erano venuti a riferire delle cascine allagate a sud del fiume. La piccina continuava a piangere come se presagisse l’arrivo di un evento particolare.
Anna Maria era certa del pericolo imminente ma le suore cercavano di rincuorarla e di affidarsi alla Madonna. Pioveva a dirotto ma anche questo non rappresentava un’eccezionalità. A un certo punto la ragazza, indossati gli “scintilli”, come venivano chiamati gli stivali di gomma a Firenze, aveva deciso di uscire per rendersi conto della situazione. Ovunque nafta nera e puzzolente e melma che l’aveva subito sporcata. Un netturbino l’aveva invitata a tornare a casa in tutta fretta, perché “con quest’acqua che la vien giù conveniva stare al chiuso”. Infatti, da via dell’Oriuolo stava arrivando il fiume in piena. Quella mattina l’Arno si era svegliato con il muso torto.
L’alluvione, avvenuta nelle prime ore di venerdì 4 novembre 1966, fu uno dei più gravi eventi alluvionali di sempre nella Penisola e si verificò a seguito di un’eccezionale ondata di maltempo, che causò forti danni non solo a Firenze, ma anche a Pisa, in gran parte della Toscana e in tutta Italia.
In una recente intervista la scrittrice ha dichiarato che per Firenze l’Istituto degli Innocenti rappresenta da sempre la bellezza con il suo porticato realizzato da Filippo Brunelleschi. Sono seicento anni che si prendono cura dei bambini abbandonati. Una ex “nocentina” le aveva chiesto di raccontare dell’Istituto durante l’alluvione, perché nessuno ne aveva mai parlato. Nel romanzo si sottolinea il grande impegno assunto dagli Angeli del Fango, ragazzi giunti da tutto il mondo, parte integrante di un lavoro collettivo per salvare le opere d’arte e i libri antichi della città, solidarietà spontanea che ha gettato le basi della moderna Protezione Civile.
L’acqua saliva e noi, ammutoliti, la osservavamo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il diluvio degli innocenti”: il romanzo di Maria Luisa Bianchi sulla tragica alluvione di Firenze
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