- Autore: Daniel J. Elazar
- Genere: Politica ed economia
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mondadori
Idee e forme del federalismo di Daniel J. Elazar (1934-1999), pubblicato originariamente nel 1987 e tradotto in italiano da Mondadori nel 1998, è il frutto di un colossale lavoro di ricerca svolto dall’autore statunitense. Se il veneto Silvio Trentin (1885-1944) può essere considerato il più grande pensatore federalista del Novecento, Elazar è stato probabilmente il più importante studioso dei federalismi della sua generazione.
Convinto che "il federalismo sia stato inventato più di tremila anni fa nel bacino del Mediterraneo", Elazar ne fa risalire l’origine all’antica Israele, quando Mosè costituì la federazione delle dodici tribù dopo l’esodo dall’Egitto. Da questo punto di partenza biblico, lo studioso ricostruisce l’evoluzione delle strutture federali fino all’età contemporanea.
Ma questo non è solo un libro di riflessioni storiche: è anche, e forse soprattutto, un’analisi profonda del pensiero federalista. Per Elazar, il federalismo può essere inteso in due modi distinti. Può essere “un mezzo” per giungere a un’unificazione politica; oppure, nella sua forma più alta, può essere un metodo permanente, una strategia che attraversa ogni ambito della vita umana, quindi “un fine”. In questa seconda opzione, non si tratta soltanto di una forma di governo, ma di un fenomeno socioculturale (un modo di pensare e di intendere la realtà). Anche in assenza di condizioni politiche favorevoli alla costruzione di uno stato federale, è comunque possibile attuare una dimensione sociale del federalismo, basata sulla partecipazione, sul pluralismo, sulla sussidiarietà. In questa prospettiva, il federalismo si configura come l’antitesi dello statalismo: è la concretizzazione della partecipazione diffusa e responsabile alla vita pubblica, oppure, per usare le parole dello scrittore, si potrebbe sintetizzare che
il federalismo si propone di ottenere un qualche grado di integrazione politica basata sulla combinazione di autogoverno e di partecipazione al governo.
Offrendo al lettore una visione ampia, cronologico-comparativa e soprattutto interdisciplinare, l’accademico americano passa in rassegna le molteplici forme che il federalismo ha assunto nel corso della storia, spaziando dall’antichità classica fino al foralismo ispanico:
Secondo questa formula, la relazione tra i governi sovrastanti e i governi costitutivi è basata su una rete di accordi bilaterali, ciascuno disegnato specificatamente per la comunità costitutiva interessata. L’espressione deriva dallo spagnolo fuero, termine classico per definire gli statuti che legavano il re e le sue province nella Spagna medievale. La provincia di Navarra ha conservato fino ad oggi almeno parte dei suoi diritti foralistici, e quegli stessi diritti vengono rivendicati dai Paesi Baschi. Questi fueros sono parte degli statuti medievali a protezione delle tradizionali libertà locali, ben diversi dalle concessioni all’autonomia fatte dalla comunità politica principale.
E procedendo sino alla modernità, la trattazione giunge al federalismo degli Stati Uniti, della Nigeria, dell’India e di altri governi contemporanei.
Elazar, nelle sue conclusioni provvisorie, sosteneva la sopravvivenza e l’irrobustimento del federalismo negli USA, il superamento degli stati nazionali e in generale il successo dei federalismi come nuove filosofie del 2000. Il professore universitario guardava con interesse al processo di integrazione europea, di cui non immaginava la degenerazione e, in definitiva, il fallimento a cui oggi stiamo assistendo:
Solo ora che, in epoca postmoderna, la nozione di sovranità nazionale assoluta si deve arrendere all’interdipendenza internazionale e il mito dello stato nazionale cede il passo alla realtà della quasi universalità delle comunità politiche multietniche, stanno emergendo nuove concezioni di ordine politico che aprono spazi concettuali e operativi alla confederazione. L’Unione Europea è la prima grande espressione di questa trasformazione, anche perché l’Europa, come risultato delle sue disastrose esperienze di sovranità nazionale illimitata nel XX secolo, ha superato altre regioni del mondo nel cammino verso la revisione pratica, anche se non sempre teorica, della propria nozione di statualità.
Scrivendo questo paragrafo, Elazar non poteva immaginare che l’UE si sarebbe rivelata un organismo spesso considerato opprimente dagli stati membri, niente affatto estraneo a logiche belliciste e soprattutto non sempre accostabile a un’idea equilibrata di partecipazione e reciproco rispetto (quindi, in sintesi, né realmente confederale, né realmente federale). Sarebbe interessante sapere come Elazar si sarebbe rapportato alle teorie politiche multipolariste, che oggi prendono sempre più piede nel mondo come rifiuto dell’unipolarismo statunitense.
Pur mostrando, in alcuni passaggi, i segni del tempo – primo fra tutti, appunto, la fiducia nel progetto europeista – , Idee e forme del federalismo rimane una lettura imprescindibile per chiunque si interessi di federalismo, sia da un punto di vista accademico che politico. La sua forza sta proprio nella capacità di unire un approccio storico con la profondità teorica e uno sguardo aperto, quasi antropologico, alla dimensione culturale delle istituzioni. È anche da considerarsi una lettura "divulgativa" obbligatoria per chi voglia approcciarsi a opere più complesse o dedicate a singoli casi specifici, come i saggi del professor Giuseppe Gangemi, che a sua volta può essere considerato il maggior studioso italiano vivente dei federalismi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Idee e forme del federalismo
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